Amanda 9

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Quando all’improvviso udì un suono diverso dalla solita musica del bosco. Il vento era diventato muto, le fronde si erano fermate.
Pietro stette immobile osservando quello che lo circondava. Era il solito paesaggio costituito da alberi e sottobosco esattamente come ricordava dai giorni precedenti. Eppure quel rumore insolito risuonava nella sua testa. Non l’aveva mai percepito prima di quel momento. Era sconosciuto.
Mosse un passo verso quella che riteneva che fosse la fonte per scoprirne le origini. Una nuova intonazione sonora si levò acuta e grave al medesimo tempo alla sua destra. Si volse attento per scorgere chi lo aveva prodotto ma vide solo un sentiero del quale era visibile solo l’inizio, perché degradava rapidamente alla vista.
L’abete rosso accanto a lui gli sussurrò «Fai attenzione!».
“Attenzione a cosa?” pensò rivolgendosi verso l’albero.
La chioma parve muoversi in segno di incertezza, mentre Pietro acuiva i sensi. Non aveva un idea di quanto fosse distante dalla baita. Non aveva prestato attenzione alla strada durante il suo vagabondare lento e senza meta nel bosco alla ricerca di un qualcosa che ignorava ma che intuiva solo. Però era dibattuto tra la curiosità di conoscere l’origine di quel suono inquietante e la naturale prudenza usuale nelle passeggiate solitarie. Poi quel sussurro di fare attenzione aveva intensificato la sensazione di incertezza e di pericolo. Era sospeso e indeciso con la mente che combatteva la sua personale battaglia con l’istinto, quando percepì qualcuno che bussava per entrare in contatto con lui.
“Chi mi cerca?” si domandò stupito.
“E perché mi cerca?”
Il suono era sempre più vicino mentre Pietro era sempre più indeciso.
Aprì la sua mente.
“Riprendi il sentiero di casa senza indugi e ignora il suono” udì con chiarezza.
Non era un avvertimento, era un ordine perentorio che proveniva da una voce femminile che non aveva mai conosciuto.
“Chi sei?” domandò mentre si girava per far ritorno alla baita.
Però la domanda cadde nel vuoto senza una risposta.
Affrettò il passo cercando di estraniarsi dal sibilo lacerante che sembrava appena dietro di lui. Non si volse, non si fece prendere dal panico o dall’ansia, mentre con calma percorreva il sentiero che l’avrebbe condotto alla baita.
Però si domandava a chi apparteneva quella voce femminile che non era riconducibile a nessuna di quelle conosciute. Il bosco pareva proteggerlo, avvolgerlo nelle tenebre per nasconderlo all’essere sibilante.
Con passo deciso affrontò la breve salita che nello spazio di pochi minuti l’avrebbe fatto sbucare nella radura. Il respiro era leggermente affannato per la camminata veloce e piena di incognite.
Cercava di ignorare quel rumore che pareva sempre più vicino a lui, mentre non cedeva alla tentazione di voltarsi per osservare chi lo produceva.
Sfiorò i rami bassi di un larice che lasciò cadere una miriade di aghi sul sentiero.
“Affrettati!” gli sussurrò con una vena di inquietudine accompagnando le parole con il moto dei rami.
“Perché?” domandò Pietro adesso visibilmente impaurito.
Era la prima volta che il bosco lo proteggeva da una forza estranea, che apparentemente appariva pericolosa. Nei trent’anni di visitazione non lo aveva mai sentito così preoccupato e teso a difenderlo.
Si domandava chi potesse essere, mentre un leggero senso di angoscia cominciava affiorare nella mente.
Pietro cercava di mantenere la calma scacciando queste sensazioni negative, ma gli riusciva con sempre maggior fatica, perché oltre al sibilo sentiva un alito pesante sul collo.
Nella fretta di allungare il passo per raggiungere la radura non si accorse di una pietra posta sul cammino e ruzzolò sul sentiero.
Cadendo percepì un forte dolore alla mano tanto che perse i sensi per qualche istante. Ma prima un pensiero lo sfiorò «Non riuscirò a sfuggire al mio inseguitore»
Quando riaprì gli occhi si ritrovò all’interno della baita. Il dolore era molto intenso tanto che non poté frenare le lacrime. Però rimase basito perché l’ultima considerazione era stata «sono perduto», ma in realtà non era stato così.
“Come ho potuto compiere il tragitto tra il punto della caduta e la baita? Ho perso i sensi per le fitte dolorose alla mano e quindi sono stato aiutato da qualche forza del bosco!” disse ad alta voce per rassicurarsi di essere effettivamente sveglio.
Osservo la mano sinistra che aveva assunto una posizione innaturale e si stava gonfiando pericolosamente con un colorito bluastro che scuriva secondo dopo secondo. Sulle spalle era assicurato ancora lo zaino, mentre il bastone da montagna era posato accanto all’ingresso.
Lo tolse con qualche difficoltà perché impacciava i movimenti già resi problematici dalla mano. Poi provò a sfilare il piumino.
“Fortunatamente non ha la zip ma dei bottoni a pressione altrimenti con una sola mano non ci riuscirei. Devo farlo prima che il gonfiore renda impossibile l’operazione”.
Con la sola mano destra cominciò ad aprirli a uno a uno con grande fatica. Dopo un tempo che gli apparve infinito completò l’operazione.
“Dovrei andare in ospedale per farmi curare la mano, che sicuramente sarà fratturata. Ma come faccio a guidare con la sola mano destra il fuoristrada? Telefonare per chiamare i soccorsi? E chi arriverebbe? E quando? Dovrei mettermi del ghiaccio che non ho. La situazione non è gradevole. Però chi mi ha trasportato dal sentiero fino in casa?”
Era in questi affanni e incerto su cosa fare, quando percepì la presenza di una persona accanto a lui.
“Chi sei?” le domandò.
“Angelica”.

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