Amanda 8

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Pietro si riscosse dai suoi pensieri e si strinse nelle spalle. Quel 30 marzo era rimasto impresso nella mente, mentre inspiegabilmente stava percependo le medesime sensazioni, senza conoscerne le origini.
“Allora come ora avverto la presenza di una forza extrasensoriale. Però .. Ma forse è solo suggestione”.
Quella donna assomigliava tremendamente a Elisa, anzi pareva la gemella tanto erano uguali. Stessi capelli ramati e ondulati che scivolavano come una cascata sulle spalle. Però soprattutto gli occhi erano i medesimi. Stessa luminosità, stessa mobilità, colore identico. Spiccavano sul viso diafano. Quel giorno era rimasto folgorato nell’osservarli, provando la medesima emozione, che lo aveva colpito, quando aveva conosciuto Elisa. Al solo ripensarci in questo momento provava gli stessi brividi, esattamente come quel 30 marzo. Però non era Elisa. Era un’altra donna conosciuta attraverso il racconto di Klaus. Una figura femminile che sfumava dal reale al fantastico. Quel giorno scambiò pochi concetti, perché la sorpresa era stata talmente intensa che non era riuscito a mantenere un filo logico nei pensieri, facendo cadere quasi immediatamente la connessione mentale.
In quel preciso istante Pietro ebbe l’impressioni che qualcuno fosse entrato nella baita. Esattamente come quel giorno in casa. Però allora c’era un senso, ma adesso non più. Pensò ancora una volta che fosse suggestione legata alle riflessioni su una visita inattesa e per certi tratti sconvolgente.
“Non può essere Amanda, perché dopo quella volta è sparita o almeno questo è quello che ho creduto. Non l’ho più vista aggirarsi per casa e la mia Amanda non ne ha accennato mai più. Si era disciolta nell’aria”.
Eppure i sensi captavano delle presenze senza riuscire a individuarle.
“Presenze? No, forse una presenza o forse è suggestione!” si disse come per rincuorarsi.
Quei ricordi l’avevano marchiato e erano rimasti impressi in maniera indelebile nella mente. Era stato un fenomeno paranormale da tenere celato agli altri. Loro non avrebbero capito. Già l’ultima sera della vacanza con Elisa nella baita aveva fatto quell’esperienza di colloquiare attraverso il pensiero. Però era rimasto un episodio isolato che non si era più ripetuto finché il 30 marzo non lo aveva replicato. Però era stato diverso perché la donna non era un essere vivente. Almeno questo era quello che credeva.
“E’ stato un dialogo povero e breve ma sono riuscito a stabilire un contatto mentale con questa creatura incorporea. Non pensavo nemmeno di esserne capace. Ma è avvenuto”.
Era solo mezzogiorno e non aveva fame, quando Pietro decise di uscire nel bosco per rompere con quei pensieri che sembravano condurlo alla paranoia. La giornata di settembre era limpida ma fredda e il cielo era sgombro di nuvole. Preparò lo zainetto con quanto occorreva per una passeggiata: qualche tavoletta di cioccolato extrafondente, una borraccia d’acqua fresca, qualche frutto, una giacca leggera impermeabile in caso di pioggia, l’immancabile telefono gps con batteria di ricambio e un coltellino svizzero multiuso Victorinox. Indossò degli scarponcini pesanti adatti alla stagione che ormai volgeva al brutto, calzoni pesanti di fustagno marroni e un piumino caldo e leggero. La temperatura era bassa di pochi gradi sopra lo zero. Doveva tenere caldo il corpo se non voleva rischiare una brutta infreddatura.
“Certo che sono imprudente andare per il bosco alla mia età. Se mi succede un qualsiasi inciampo nessuno mi verrà a cercare” e mentre faceva queste riflessioni si mise lo zaino sulle spalle e si avviò verso l’abete che doveva curare con amore secondo le disposizioni testamentarie. E non aveva mai mancato di eseguire con scrupolosità quelle volontà contenute nel testamento.
Si avvicinò osservando con cura che tutto fosse in ordine. Secondo quanto scriveva Klaus qui avrebbe dovuto trovare l’eterno riposo Amanda. Però non c’era nessun segno esteriore che là sotto si trovasse il corpo della donna.
“Sarà vero?” si interrogò sostando dinnanzi al maestoso cespuglio di more selvatiche cresciuto alla base dell’albero. Molti frutti erano già di un blu intenso, maturi e pronti per essere raccolti. Quelli meno soleggiati erano ancora verdi ma anche loro tra qualche giorno sarebbero andati a maturazione. Il rovo era cresciuto disordinatamente formando un intrico di rami e di spine che solo gli uccelli del bosco praticavano. Nessuna mano umana aveva profanato la sacralità del posto o aveva colto un frutto o uno dei tanti fiori che crescevano spontaneamente nella radura.
Pietro era fermo osservando con cura tutto lo spazio intorno. Nulla era fuori posto, tutto sembrava apparentemente in ordine.
“Questa è dunque la dimora di Amanda. Dopo quel giorno non ho avuto più occasione di contattarla. Vorrei parlarle e udire la sua voce. Ma forse sono solo fantasie di un vecchio che torna bambino coi ricordi”.
Poi prese il sentiero alla sinistra dell’abete e aiutandosi con un bastone da montagna si incamminò verso il folto del bosco.
Il pensiero della morta accompagnava come un mantra ogni passo e non c’era modo di staccare la spina.
“Dunque Amanda non è una creatura fantastica creata da Klaus, ma una donna vera che non è riuscita a trovare la pace nemmeno dopo la morte. E’ singolare la grande somiglianza con Elisa. Però è ancor più straordinario che si rendesse visibile alla mia Amanda, frutto dell’amore con la copia identica di lei. Non sono mai riuscito a comprendere in che modo Elisa conoscesse questa donna o molto probabilmente non ho mai voluto approfondire l’argomento. Forse era il terrore di apprendere degli aspetti sgradevoli o percepire di essere stato trascinato in un ingranaggio mostruosamente difficile da gestire che mi ha distolto dal chiedere tutte le spiegazioni. Ora in qualche modo ne sono pentito ma allora non era il mio pensiero. Avrò un’occasione per chiarire tutti questi aspetti oscuri e misteriosi?”
Pietro si fermò sono un imponente larice che sembrava felice di ripararlo con la sua chioma.
“Questo bosco è decisamente magico come diceva Elisa. Pare che sussurri qualcosa e ascolti le mie parole! Senti che sinfonia di consonanti e lettere trasportate dal vento che sibila allegro tra le fronde”.
Il suo orecchio allenato percepiva il canto del bosco e la sua ansia si andava placando.
Quando all’improvviso ..

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  1. Mi piacciono molto le descrizione della natura, frammiste alle riflessioni di Pietro. Il mistero si infittisce, come nel suo stile.
    E la lettrice attende di scoprire ciò che apparirà dopo i puntini di sospensione.
    Un caro abbraccio 🙂

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