Amanda 6

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Pietro era ancora immerso nei suoi ricordi di molti, troppi anni prima. Il fuoco languiva stancamente non più alimentato con continuità come i pensieri che stancamente vagavano per la mente.
Percepiva un senso di stordimento, di angoscia che gli chiudeva la gola.
“Dove sarà Amanda? E Elisa perché è sparita senza lasciare tracce? E Marco? Non ho mai capito la sua figura. Eppure era una pedina grossa nell’ingranaggio che mi ha trascinato in questa avventura”.
Un profondo sospiro uscì dai polmoni di Pietro come un piccolo tornado, mentre lui ravvivava il fuoco morente.
Elisa era stata una breve meteora, una parentesi bellissima, che ha riempito la vita di Pietro. Però era stata Amanda il regalo più bello.
Sentiva che qualcosa si era modificato senza comprendere quale aspetto e in quale maniera si sarebbe manifestato.
L’uomo si immerse un'altra volta nei suoi pensieri e un nuovo flashback illuminò la sua mente.
Questa nuova sequenza di ricordi lo riportarono a quando Amanda aveva quattro anni.
Pietro si domandò, mentre osservava le lingue di fuoco che avevano iniziato a guizzare, sui motivi di questo suo divagare nel passato.
“Non è da me tornare al passato. Ho sempre guardato avanti nel futuro. Ma ora mi ritrovo con lo sguardo che spazia a … A quanti anni prima?”
Aveva perso il conto da quando Amanda era uscita dalla sua vita come se avesse voluto fermare il tempo. Sapeva solo che lei aveva venticinque anni quando se ne era andata di casa. Per un curioso scherzo del destino aveva esattamente gli stessi anni di Elisa, quando lei aveva fatto irruzione dentro l’esistenza di Pietro, cambiandone il senso e le prospettive.
Non ne aveva mai percepito i motivi di quegli avvenimenti, ma sapeva solo che era finalizzato a diventare il proprietario del bosco degli elfi.
“Mi domando perché hanno scelto me tra milioni di persone come colui che doveva sovraintendere alla conduzione del bosco. Quale era il reale obiettivo? Era forse Amanda? Oppure un altro che non conosco? Eppure sia Marco sia Elisa, pur essendosi volatilizzati, sono sempre presenti nella mia vita. Prima con Amanda, poi seguendola con discrezione. E ora… Cosa mi riserverà il futuro? Ho strane sensazioni. Come se … Negli anni passati non avvertivo queste presenze. Venivo qui, passavo le mie ferie passeggiando tra questi alberi amici. Però oggi sento delle forze misteriose che aleggiano intorno a me. Forze amiche o nemiche? Questo non riesco a captarlo ancora”.
Pietro si alzò dalla vecchia sedia di legno dura come un ramo nodoso e si affacciò alla finestra, osservando l’abete posto in fondo alla radura. Ricordò un particolare curioso del testamento di Klaus che lo nominava proprietario del bosco.
“L’abete non va abbattuto per nessuna ragione. Se muore, deve rimanere lì finché il tempo non lo ridurrà in polvere. L’area prospiciente va tenuta curata, con particolare attenzione al cespuglio di more. Nessuno deve profanare quel lembo di bosco”.
E lui aveva rispettato con cura le disposizioni testamentarie. L’abete era ancora lì, imponente e rigoglioso. L’area era stata conservata come nel 2009: sgombra da erbacce e ricca di flora spontanea: genzianelle e altri fiori alpestri. I fiori nascevano liberi senza che nessuno ne cogliesse uno. Il cespuglio di more selvatiche cresceva e fruttificava anno dopo anno secondo un ciclo vecchio di secoli. Nessun frutto veniva colto: erano il pasto di uccelli e animali.
Adesso Pietro osservando con attenzione quell’abete notava qualcosa di stonato senza comprenderne i motivi. Nonostante tutto sembrava esattamente come trent’anni prima, c’erano particolari che non quadravano. Il quadro d’insieme sembrava monco, quasi come se mancasse qualche aspetto che era ormai diventato familiare al suo occhio.
Si concentrò ma non riuscì a mettere a fuoco il dettaglio fuori posto. Scosse il capo e tornò alla sedia accanto al camino. Questa sensazione lo accompagnava da qualche giorno distraendolo dalle normali occupazioni.
“E’ forse questa sfasatura impercettibile alla mia vista che mi costringe a rivolgermi al passato? Perché affiorano questi ricordi dismessi tanti anni fa?”
Arrivato a sessantotto anni li sentiva tutti nonostante il fisico asciutto e ancora tonico. Percepiva quel senso di solitudine che lo immalinconiva in misura superiore agli anni precedenti.
Amanda gli mancava terribilmente, aveva lasciato un vuoto dentro di lui che non era mai riuscito a colmare.
Alimentò il fuoco con nuova legna ma poi tornò alla finestra a osservare l’abete alla ricerca del particolare che non era capace di individuare. Non sapeva il motivo per il quale esaminando quell’albero gli veniva naturale associarlo a Amanda.
“Ma quale Amanda? La nostra figlia, mia e di Elisa oppure quella donna misteriosa morta per mano di Klaus, il vecchio proprietario? E poi perché la mia mente torna a quando Amanda aveva quattro anni? Un’età insignificante per lo più. Un episodio del tutto trascurabile. Eppure non trovo pace finché non ho ricordato quel 30 marzo del 2014. Sembra che rileggendo quel giorno riesca a placare l’ansia che mi pervade”.
E cominciò a riportare a gallo quei frammenti di vita.

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  1. Capita anche a me di vedere un tuo post e di rinunciare la lettura immediata perché o sono stanco o di corsa. Poi con calma me lo gusto.
    Il finale stuzzica la tua curiosità? Spero che i prossimi siano di tuo gradimento senza deluderti.
    Un grande abbraccio

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  2. bellissimo post. ci si addentra in un sentiero sconosciuto, ma lo si fa ben volentieri, condotti per mano, semplicemente. Non si può smettere e, considerata la mia fortuna di avere tutti i post a disposizione, non perderò tempo 🙂

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