Thanksgiving Day

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Il 20 novembre 2010 Ellie riceve una telefonata da Annie. Quando si sono lasciate il 2 novembre, si sono date appuntamento per il 25 dello stesso mese, il giorno della festa del ringraziamento.
Lei se ne era scordata senza rimorsi qualche giorno dopo, tornando alle occupazioni abituali, fatte del nulla.
“Ellie, ti aspettiamo per mercoledì prossimo! Ci sarà anche Dashiell!..”.
Ascoltare la voce di Annie le fa piacere, ma sentendo che l’avrebbe attesa per la vigilia del Thanksgiving day l’ha colta di sorpresa. Non ha ancora percepito se questa è una novità piacevole o una seccatura. Però il primo impatto è di contentezza perché al momento della partenza degli amici aveva pensato che fosse uno dei classici inviti senza un reale seguito. Al primo momento di euforia subentra una sottile paura che questo possa costituire una trappola. Una sensazione senza un motivo concreto.
Lei è rimasta un po’ in silenzio a riflettere prima di rispondere.
 “Annie, che piacere sentirti! Come sta Matt? Non so se …” risponde cercando di modulare la voce in maniera allegra ma non troppo.
L’amica ride ma insiste che deve essere presente alla festa, perché tutti si vogliono sdebitare della favolosa ospitalità ricevuta a Princess Anne.
“Qui tutti ti aspettano, compreso il tacchino! Non puoi mancare assolutamente! E’ solo un viaggio di 126 miglia! Circa tre ore di auto. Se non hai impegni per i giorni successivi sarò felicissima di ospitarti per il week end. Così possiamo riprendere le chiacchiere interrotte a casa tua! Sei mai stata a Baltimore?”
Altra pausa di silenzio, mentre cerca una scusa per declinare l’invito, perché non ha molta voglia di uscire dal proprio guscio e affrontare un mondo diverso da quello abituale. Però non trova nulla di sufficientemente solido e rinuncia a frapporre delle difese.
“No, almeno di recente. Ci sono stata con nonno Pat quando avevo dieci anni. Ma non ricordo nulla. Sei sicura che non disturberò la vostra quiete?” chiede con un filo di trepidazione nella speranza che l’amica le dia un appiglio per rinunciare.
Sente una nuova risata allegra prima di ascoltare nuovamente la voce.
“Disturbare la nostra quiete? Ma viviamo su un vulcano in eruzione! Matt e io saremo ben felici di ricambiare la squisita ospitalità di Princess Anne! Anche ieri sera abbiamo ricordato il pranzo da Gino’s e la gita in barca! E poi ..”.
Ellie la interrompe perché sa cosa vuole aggiungere. Il ricordo di Dashiell le brucia ancora, perché dopo averla punzecchiata per bene è sparito.
“Nemmeno una telefonata di ringraziamento! Un sms per dire «Ciao! Come va?»! Nulla! Come se fosse sparito dalla faccia della terra! E io che ..” riflette senza ascoltare quello che l’amica le dice.
Poi Annie le chiede di procurarsi carta e penna per dettarle le indicazioni della strada da seguire.
“Ma non c’è bisogno! Con Google map ..”
“No, no! Ascolta e segna. La nostra abitazione è vicino a Arundel Village Park nella 10th Street. Percorri la MD-10N verso la MD-2N in direzione Baltimore/Towson fino all’uscita 3. Qui prosegui a sinistra in direzione Brooklin fino all’incrocio con Church St…”
“Annie, vai troppo veloce.. Sembri un treno in corsa senza conducente …”.
“Ho capito, ho capito. Facciamo così. Quando sei entrata nella MD-10N ci chiami. Noi ti aspettiamo all’uscita 3. Mi raccomando segui la direzione Brooklin, altrimenti torni indietro!”.
“Va bene, va bene” dice controvoglia Ellie. “Farò come hai detto. Uno squillo quando sono entrata nella MD-10N”.
“Riesci a partire presto mercoledì?”.
“Presto? Come?”.
Nuova risata allegra risuona nell’orecchio di Ellie prima di capire che il presto è nella mattinata prima di mezzogiorno.
“A mercoledì!” conclude la telefonata Annie.
La ragazza osserva il Blackberry e scuote il capo. Rimpiange di non essersi opposta con maggior tenacia all’invito, perché il pensiero di rivedere Dashiell le tormenta la mente.
“Non so se odiarlo o ignorarlo. Il suo comportamento è stato indisponente. Ha giocato con me come il gatto col topo. Peccato che il ruolo della povera topolina è toccato a me!” rimugina baloccandosi il telefono nelle mani.
Un bip annuncia l’arrivo di un messaggio. Osserva lo schermo curiosa, perché gli sms arrivano di rado.
“Chi sarà mai?” si chiede mentre seleziona visualizza.
«Ciao! Come stai? Non ho avuto più tue notizie dopo la mia partenza! Sei forse irritata con me? Sì, lo so. A volte sono indisponente, ma … suvvia non prendertela! A mercoledì! Dashiell».
Il primo impulso è quello di cancellare il testo.
“E’ veramente una persona odiosa! Per quasi tre settimane non si fa vivo come se io non esistessi. Poi … Crede di prendersi gioco di me? Ma adesso che faccio? Rispondo oppure no?” riflette mentre l’ira lentamente va sbollendo.
Dopo la telefonata con Annie e il messaggio di Dashiell si sentepiù risoluta, energica, sicura di sé, meno debole psicologicamente. Percepisce che non è in balia degli altri e dei loro umori. Se ci fosse Dashiell in questo momento, comprende che sarebbe l’attimo buono per parlare dei suoi sentimenti o dei suoi sogni. Però è sola nella casa e lui è lontano, nascosto dietro lo schermo di un telefono. Dunque tutti i suoi propositi svaniscono mentre decide che non avrebbe risposto.
“Non merita che io mi sprechi per cercare delle parole che non sento mie. Se vuole uscire allo scoperto che faccia lui il primo passo. Io di messaggi ne ho lanciati diversi, ma è stato come metterli in una bottiglia e affidarli al mare” e riflette sugli ultimi avvenimenti.
La giornata odierna prima della telefonata di Annie è stata per Ellie un periodo pieno di pace in cui si è goduta la quiete della casa da sola sentendosi a proprio agio e in pace con se stessa. Quando capita, di solito non ha nessuna voglia di uscire per mettersi in mostra, non perché si sente timida o chiusa, ma per un senso di pigrizia dolce e amabile che la prende avvolgendola come un bozzolo. Per lei è un momento di relax senza pensare a nulla. Però la telefonata prima e il messaggio poi hanno rotto quest’atmosfera incantata e riportata nel mondo della realtà.
Adesso deve pensare che fra pochi giorni avrebbe preso la Buick nera per guidarla fino a Baltimore e quindi deve organizzare il viaggio.
Il dolce far niente la induce a sognare ma deve pensare al regalo da portare a Annie e Matt.
“Per Dashiell niente! E perché mai dovrei sprecare tempo e denaro a favore di qualcuno che mi ha ignorata per quasi tre settimane?” dice con tono astioso.
Inoltre deve prendere in considerazione quale abbigliamento è più adatto alla circostanza. Riflette anche che dovrebbe passare per un saluto dai lontani cugini che discendono da quella mitica zia Ethna, citata tante volte da Angie.
“Ma questa Ethna che grado di parentela ha con me? Era la sorella del mio bisavolo, Don, il padre di Angie. Quindi? E i suoi discendenti sono cugini o nipoti? Beh! devo ammettere a denti stretti che Dashiell aveva ragione. Sono parenti e basta. Il grado di parentela ha poca importanza” concluse senza troppi distinguo.
Si domanda se loro si ricordano di avere una parente che abita a Princess Anne nella casa di una zia. L’ultima volta che li aveva visti è stato oltre venti anni prima. Però il vero problema è come rintracciarli e contattarli.
Troppi pensieri si sono addensati sul capo di Ellie come nuvole cariche di pioggia, mentre lei avrebbe voluto continuare nel clima sereno precedente.
“Al diavolo tutti questi pensieri! Ci penserò lunedì. Oggi godiamoci gli ultimi scampoli di giornata senza arrovellarsi il cervello per trovare soluzioni che arriveranno limpide e facili tra pochi giorni”.
E riprende l’occupazione precedente: la lettura dell’ultimo libro di Katie Hickman “The pindar diamond”. E’ una storia dai contorni misteriosi, di avidità e di segreti, di passioni proibite e di tradimenti, ambientata tra i canali veneziani e le coste della Dalmazia, tra le celle dei conventi e le stanze oscure dell’harem di Costantinopoli.
Leggendo le pagine a poco a poco si dimentica di tutto, ricreando l’atmosfera che si era incrinata momentaneamente.
Lunedì sarà un altro giorno.

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  1. Credo che in assoluto Dashiell sia uno dei tuoi personaggi migliori: inaffidabile o svagato? Sincero o falso? Certo è che emerge in modo notevole, e io propendo per un lieto fine.
    Un caro abbraccio 🙂

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