La nevicata

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La tensione è scemata, mentre le due coppie chiacchierano tra loro. Le scintille tra Ellie e Dashiell si sono spente senza però diventare fredde del tutto. Sotto la cenere qualche brace cova pronta a riprendere veemenza non appena un alito di vento la riaccende.
Lo skipjack scivola silenzioso sulla via del ritorno sotto la guida attenta e precisa del Capitano Krantz.
“E’ molto confortevole questa imbarcazione” esordisce Dashiell che pare interessato all’argomento.
“Dicevi che l’hai comprata un anno fa a prezzo di occasione…”.
“No, no! Molto prima! L’ho vista tre o quattro anni fa. Sembrava una balena spiaggiata, corrosa dal vento e dalla salsedine. Ho pensato subito di acquistarla ma ero frenata dal fatto che ero una perfetta sprovveduta in merito! Di imbarcazioni non ne capivo un accidente e mi sarebbe seccato gettare dei dollari dalla finestra. Per fortuna o per un curioso caso del destino il capitano Krantz era seduto a pochi metri di distanza da me, intento a fumare la pipa. Osservando il mio viso contrariato, ha capito il dilemma che mi stava dilaniando. «Signorina – mi ha detto avvicinandosi – lo acquisti senza remore! Farà l’affare della vita una volta che tornerà a veleggiare nel Chesapeake Bay. Lo vede malmesso, ma il fasciame è integro e sano. Il restauro non sarà molto costoso. E’ un’imbarcazione eccezionale. Gliela posso garantire!» e così col suo aiuto l’ho comperata e sistemata. Devo convenire che senza quell’imbeccata provvidenziale non avrei mai avuto il coraggio di farlo. Non sono pentita, anzi ho la certezza di essere felicissima dell’acquisto. Lui si è offerto di guidarla quando io avevo voglia di fare un giro. E così è stato. Mi domando come farò quando il Capitano non sarà più in grado di governarla…”.
“Non ti preoccupare! Ci penserò io!” replica Dashiell tutto serio.
Annie e Matt si guardano sorpresi: stentano a riconoscerlo. Ai loro occhi appare trasformato. Un’autentica metamorfosi.
“Non sapevo che tu fossi in grado di manovrare una barca” esclama il fratello sorpreso.
“Infatti, non lo sono. Però si può sempre imparare!” replica divertito.
La cognata lo osserva sbalordita: per lei è un’altra persona, una vera rivoluzione copernicana per come l’ha conosciuto fino a quel momento.
“E’ da quando hai deciso di prendere lezioni di vela?” chiede con garbata ironia Annie.
Dashiell guarda sorpreso il fratello poi la cognata prima di sorridere.
“E’ sempre stata una passione che ho coltivato in segreto. Ma oggi ho deciso che la prossima primavera voglio apprendere i segreti della navigazione a vela. Questa imbarcazione è una vera meraviglia. Così se Ellie …” e fa una pausa osservandone le reazioni.
Lei sta per rispondere, quando il Capitano avverte che stanno per entrare in porto.
Dashiell senza attendere la risposta si precipita in coperta per studiare le manovre.
Annie stringendo il braccio di Matt sorride all’amica, che è rimasta senza parole.
“Se questa non è una dichiarazione… poco ci manca!” afferma decisa.
“Dashiell è un buon partito. E poi quando prende una decisione, la persegue fino in fondo. Vero, Matt?” prosegue scrutando ora Ellie ora il marito.
Il Capitano con una manovra perfetta accosta alla banchina, mentre la voce di Dashiell risuona dal boccaporto.
“Ragazzi, la gita è finita!”.
“Complimenti per l’ottima manovra, timoniere!” rimbecca Matt.
La compagnia è allegra, mentre il sole radente le acque illumina debolmente la loro discesa a terra.
“Capitano, grazie ancora per la cortesia di averci accompagnato in questa escursione non prevista” gli dice Ellie col coro di ringraziamenti degli altri.
Sulla via del ritorno la ragazza propone di fermarsi a Dames Quarter, un minuscolo paesino di Deal Island oppure proseguire fino a Princess Anne.
“Veramente… preferisco tornare a casa” dice Dashiell, “e uscire più tardi”.
“Va bene. Visto che da Gino’s ci siamo già stati. Suggerisco Beach Bay’s, dove possiamo mangiare una zuppa di granchi e gamberi veramente deliziosa. Se siamo fortunati possono esserci anche ostriche della baia. Ormai sono diventate una rarità. Non ci sono più pescatori che escono a cercarle. Un vero peccato!” afferma decisa Ellie.
In meno di mezz’ora sono di ritorno, mentre le prime ombre calano sulla casa. Ognuno sale nella propria camera.
Ellie, dopo essersi sommariamente rinfrescata, legge qualche pagina del diario di Angie.
 
La mattina sembrava essere più silenziosa del solito, mentre pochissima luce filtrava dalle finestre chiuse. Non aveva un’idea dell’ora perché tutti gli orologi erano concentrati al piano terra. Il ticchettio delle pendole le era fastidioso.
Angie era al caldo sotto un bello strato di coperte, ma rimpiangeva l’assenza di Dan, che era in grado di scaldarla meglio. Sospirò e nicchiò a uscire dal dolce tepore del letto, ma doveva farsi forza se voleva riscaldare la stanza. Il fuoco notturno era morto da molto e senza l’intervento umano sarebbe rimasto spento.
Rabbrividendo infilò una pesante vestaglia da camera e cominciò ad armeggiare nella stufa dietro al letto. Al camino si avrebbe pensato più tardi.
Dopo qualche tentativo infruttuoso la legna iniziò a crepitare con lentezza.
“Ci vorrà tempo prima che la stanza si riscaldi un poco. Nel mentre scendo in cucina per prepararmi qualcosa di caldo. La casa è gelida e i vetri sono incrostati di ghiaccio. Brrr..”.
Sul vassoio si notava una cuccuma di caffè nero e un bricco di latte fumante accompagnato da un pezzo di torta e qualche galletta abbrustolita. Questa sarebbe stata la sua colazione. Depose il tutto sul letto e accese il fuoco nel camino. Sentiva brividi di gelo in tutto il corpo. La lunga permanenza fuori dal letto si faceva sentire con insistenza, convincendola a tornare rapidamente sotto le coperte.
“Fa veramente freddo. La casa è gelida. Anche se alimento il fuoco prima di coricarmi, la notte è troppo lunga per conservare un minimo di calore alla mattina. Quest’anno l’inverno sembra aver anticipato la sua discesa” disse tremando. Ne aveva immagazzinato un bel po’ in cucina.
Aperti gli scuretti interni, si sforzò inutilmente di schiudere i vetri. Il ghiaccio li aveva cementati sugli infissi e questo l’aveva preoccupata non poco.
“Fuori l’aria è talmente gelida che non riesco neppure aprire le finestre. Ieri sera nevicava copiosamente, ma ora?” e si rifugiò sotto le lenzuola.
L’aria della stanza cominciava a intiepidire, mentre concludeva la colazione.
“Speriamo di riuscire più tardi a vedere fuori!” rifletteva mentre sorseggiava una tazza di caffè leggermente schiarito col latte.
“Dal silenzio che si percepisce devo dedurre che c’è stata una bella bufera stanotte. Pazienza. Spero solo che fra due settimane il postale riesca a raggiungere Holland Island”.
I vetri erano appannati dalla condensa dell’aria umida interna a contatto col gelo esterno. Le pareva di percepire il sibilo del vento che si incuneava tra le fessure delle imposte, mentre il silenzio era rotto solo dal crepitare del fuoco.
Il calore della stanza aveva consentito l’apertura del vetro dopo i tentativi infruttuosi di prima, ma aveva faticato moltissimo a spalancare l’imposta.
Il vento fece precipitare all’interno un nugolo di fiocchi di neve che si dissolsero in acqua. Ellie come una bambina appoggiò il naso alla finestra per osservare stupita lo spettacolo esterno.
Ogni cosa era ricoperta da un fitto strato di bianco che per effetto del vento tendeva ad accumularsi in determinati punti. Faticava a scorgere l’acqua della baia che era solcata da leggere lastre di ghiaccio. Solo qualche uccello infreddolito si aggirava alla ricerca di qualche briciola lasciando le impronte delle zampe sul manto di neve compatta.
“Oggi dovrò starmene chiusa qua dentro! Non ho nessuna intenzione di togliere la neve dal vialetto di accesso. Per diversi giorni ho delle provviste di cibo. Di sicuro non morirò di fame”.
Dal cielo color latte continuavano a scendere fiocchi che ben presto si accumularono sul davanzale arrivando al bordo del vetro.
Tornata a letto riprese la lettera di Dan e cominciò a riflettere.
“Ho fatto bene a scrivergli? O dovevo aspettare che si facesse vivo lui? Forse ho sbagliato, mettendolo in difficoltà e costringendolo a invitarmi. Però non riuscivo a resistere all’idea di raggiungerlo e stare accanto a lui. Ormai quel che è fatto, è fatto. Ho scritto e mi ha risposto. Il pensiero di trascorrere un mese intero con Dan mi rende impaziente ma devo controllarmi maggiormente. Non devo mostrare troppa fretta, devo governare con più freddezza le mie azioni, ma al cuore non si comanda! E’ via da pochi giorni ma percepisco un gran vuoto nella mia esistenza e vorrei colmarlo al più presto. Dan, conto i minuti che ci separano. Aspettami!”.
Per due giorni e due notti cadde incessante la neve, mentre lo strato nevoso assumeva proporzioni preoccupanti. Un gelido vento spazzava la baia che era percorsa da lastre di ghiaccio sempre più numerose.
Angie se ne stava rinchiusa in casa, osservando dalla finestra della camera da letto, rimasta sempre aperta, lo spettacolo della nevicata.
Doveva decidersi a uscire, ormai le scorte si erano ridotte pericolosamente. Mentre rifletteva sul da farsi le parve di udire delle voci in lontananza. «Miss Fairbanks! Miss Fairbanks!» gridavano alcuni uomini armati di pale e picconi, agitando le mani.
Lei aprì la finestra per ringraziarli, perché l’avrebbero liberata dalla morsa della neve.
Erano passati tre giorni e il sei dicembre le pareva lontano una vita.

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  1. Un capitolo diviso in due parti, entrambe belle e avvincenti.
    Nella prima sembra proprio che ci sia l'avvisaglia di una nuova relazione, nata sul mare. Il seguito vede, attraverso la lettura del diario di Angie, la sua attesa per l'incontro con Dan.
    Ambedue i passi porteranno a soluzioni che aspetto con impazienza.
    Un caro abbraccio 🙂

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  2. Le persone che ci stanno intorno finiscono sempre col sorprenderci… probabilmente ci facciamo un'idea precisa dalla quale poi è difficile scostarci, ma è la nostra idea e non deve per forza coincidere con la realtà… sarà per questo che un sacco di coppie, all'improvviso si guardano come se fossero degli estranei?

    ancora un gradevole capitolo da gustarsi in un tranquillo pomeriggio domenicale..
    un abbraccio

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  3. E' vero, Dalloways. Le persone spesso non finiscono di sorprenderci e noi siamo i primi a esserlo. La vita di coppia un tempo era più lineare, anche se non sempre proficua. Oggi le coppie sono formate da estranei che per qualche motivo si uniscono e che per il minimo intoppo si dividono.
    Condivido l'abbraccio domenicale.

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