La delusione

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Angie aspettava con ansia l’arrivo del martedì per poter partire, quando arrivò una lettera di Dan che la gettò nello sconforto.
 
Deal Island, 18 novembre 1910
 
Angie, carissima!
Leggo la tua ansia che traspare dalle parole della tua lettera. Ed è anche la mia! La partenza può esserti sembrata frettolosa, ma impegni urgenti e inderogabili mi hanno costretto a lasciarti sola, anche se avrei voluto rimanere ancora.
Purtroppo questi non sono stati ancora sciolti e mi angustiano ancora, assorbendo ogni mia energia. Sono oberato da doveri e responsabilità che non mi concedono tregua. Mi sento prosciugato nel fisico e nella mente, ma devo resistere e portare a termine positivamente questi affari ancora sospesi prima di permettermi un momento di riposo. Di questo avremo modo di parlarne. Ora non posso dire nulla di più.
Ti chiedo perdono perché al momento della partenza ho acceso dentro di te il fuoco dell’impazienza chiedendoti quando saresti venuta a trovarmi. A malincuore ti prego di rimandare la partenza di almeno dieci giorni, senza per questo che sia pentito di quelle parole pronunciate salendo sul postale. Quello era il mio pensiero e lo è tuttora.
Avrei voluto trascorrere con te Thanksgiving day col tacchino, patate dolci e torta di zucca e festeggiare il Black Friday andando a fare shopping a Princess Anne. Però tutto ha congiurato contro di me e i miei buoni propositi.
Se tu sei d’accordo vorrei celebrare le festività natalizie nella nostra casa di Deal Island. Un mese tutto dedicato a noi!
Dunque ti aspetto lunedì 5 o al massimo il giorno dopo, anche se i miei impegni non fossero cessati!
Non vedo l’ora di poterti tenere tra le mie braccia e sciogliere quel ghiaccio che ti sta ricoprendo.
Sarò sul molo ad attendere l’arrivo del postale.
Tuo devotissimo
Dan
 
La rilesse più volte, mentre gli occhi si riempivano di lacrime. Ancora due settimane di supplizio l’attendevano.
“E’ vero che poi ci sarà stata una lunghissima vacanza che finirà nel 1911. Ma il desiderio di stare accanto a Dan è talmente forte che rinviare di dieci giorni la partenza è come una pugnalata alla schiena. Dunque dovrò portare con me molti indumenti per coprire un mese. Cosa mi conviene fare? Preparare un baule oppure riempire molte borse? Ma ora rispondiamo con la conferma del giorno della partenza”.
 
Holland Island, 20 novembre 1910
 
Mio carissimo Dan!
 
Leggo con dispiacere che sei sommerso da impegni gravosi che impediscono il nostro incontro.
Anche se già pregustavo di essere nella nostra casa di Deal Island tra qualche giorno, dovrò pazientare fino a martedì 6 prima che possa essere stretta a te e riscaldarmi con il tuo affetto.
Pazienza! Poi un lungo periodo ci vedrà uniti. Sarà la prima volta che le feste natalizie non le trascorro nella nostra casa di Holland Island da quando sono nata. Però sarà una gioia immensa festeggiare con te in qualunque posto del mondo.
Dunque martedì 6 sarò sul postale con un bel po’ di bagaglio e spero che la traversata sia tranquilla.
Non vedo l’ora che le giornate passino e che domani arrivi il giorno della partenza.
Un grandissimo abbraccio
Tua
Angie
 
Asciugò l’inchiostro con calma, indossò una mantella blu pesante e un copricapo di lana per proteggerla dal freddo, prima di avviarsi all’ufficio postale. Non c’era nessuna urgenza questa volta. Aveva davanti a sé ancora molti giorni prima della partenza.
Un cielo grigio coperto da spesse nuvole che promettevano neve faceva da sfondo mentre si recava a spedire la risposta.
Alzò gli occhi come per sfidarlo, mentre una folata di vento gelido si insinuò sul collo, facendola rabbrividire.
“E se nevicasse come lo scorso anno, riuscirò a prendere il postale?” si interrogava dubbiosa mentre si arrotolava nel mantello per impedire che il gelo penetrasse dentro di lei.
Camminò in fretta, salutando con un breve cenno del capo i rari passanti che avevano osato sfidare il freddo.
Uscendo dal Post Office, osservò che il cielo era schiarito diventando bianco mentre minuscoli fiocchi scendevano verso terra.
“Brrr! Se non fosse stato per la lettera a Dan, oggi era la classica giornata da rimanere rintanati in casa accanto al camino. Ora è meglio che mi sbrighi a rientrare prima che la strada si ricopra di neve”.
Alzò il bavero della mantella per coprire parte del viso, lasciando scoperti solo gli occhi. Camminò più svelta che le era possibile, mentre faceva attenzione a non scivolare sul velo di ghiaccio che si stava formando.
“Miss Fairbanks! Si fermi!”.
Era la voce del reverendo White che risuonava stridula nel silenzio, mentre la nevicata infittiva. Finse di non udire quel suono indisponente, perché non aveva la minima intenzione di fermarsi e ascoltare quello che le voleva dire.
“Sa dove abito! Se vuole viene a bussare al mio portone! Ora voglio riparare a casa e scaldarmi col fuoco del camino” rifletté accelerando ulteriormente il passo.
Il richiamo si perdeva tra i sibili del vento come un eco lontano, finché Angie non aprì il portone, chiudendolo rapidamente.
Il mantello era diventato bianco ricoperto da un lieve strato neve, che depositò nell’androne.
“Domani ci penserà Meg a raccogliere l’acqua e a pulire. Ora corriamo nella sala per riattivare il fuoco”.
Deposto mantella e copricapo su una panca, si diresse dapprima verso la camera da letto per accendere la stufa e il camino.
“Stanotte si gelerà! E’ meglio tenere il fuoco allegro per riscaldare la stanza!” si disse mentre infilava una pesante vestaglia da camera.
Prese il libro che stava leggendo e si sistemò su una poltrona accanto a camino, da dove poteva osservare la finestra.
Il ghiaccio aveva orlato il vetro, mentre il vapore lo aveva reso opaco. Però si intravvedevano minuscoli fantasmi bianchi aleggiare oltre l’apertura.
La nevicata stava assumendo il carattere di una tormenta, che in breve aveva ricoperto ogni cosa di un candido manto. Mulinelli di cristalli di ghiaccio si alzavano sospinti dalle raffiche di vento andando ad addensarsi sui tronchi degli alberi, sulla staccionata che divideva il giardino dalla strada, su ogni ostacolo che incontrava nel suo cammino.
“Nevica presto quest’anno! E l’inverno sembra essere arrivato in anticipo. Forse è stato provvidenziale il ritardo nella partenza perché non so se fra tre giorni riuscivo a partire! E’ una magra consolazione la mia. Avrei preferito essere sul postale piuttosto che starmene rinchiusa fra queste quattro mura!”.
Si coprì con una coperta di pecora e aprì il libro.
“Ho letto qualche pagina, ma mi conviene ripartire dall’inizio. Trovo deprimente questo libro della Eliot, Middlemarch. Troppo lento e dal tono vagamente didattico. No, no! Questi inglesi sono veramente senza fantasia. Ma adesso che lo preso, facciamoci forza e leggiamolo”.
Aprì il libro dalla solida copertina in pelle con fregi d’oro dell’edizione inglese di Blackwood e cominciò a leggere, accorgendosi ben presto che la sua mente era altrove a Deal Island.
“E’ inutile. Non riuscirò a leggere nemmeno un rigo. Penso ad altro e poi questa Eliot è una palla!” e richiuse per l’ennesima volta il primo volume i quest’opera monumentale.
E tornò a guardare fuori.
Nel buio della sera vide solo fiocchi di neve che vorticosi si avvitavano nell’aria e sospirò.

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  1. Le descrizioni ambientali sono splendide, così come le due lettere che peraltro mi lasciano con il fiato sospeso.
    Formidabile il reverendo! Nel senso di pessimo, ovviamente, ma come personaggio funziona alla perfezione.
    Un carissimo abbraccio*

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  2. Questa tua nuova tranche è una vera perla, amico mio, più bravo che mai sia nel descrivere il paesaggio esteriore che quello dell'anima dei tuoi personaggi.
    Abbracciodomenicale.
    grazia*

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  3. Certo rimandare qualcosa che si desidera fortemente è dura… in più se c'è un reverendo White nei paraggi è ancora peggio…

    ottimo anche questo capitolo e mi piace molto notare tutti gli accorgimenti che stai adoperando per movimentare la narrazione…
    un abbraccio

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