Sullo skipjack verso Holland Island

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La vigilia di Halloween è una splendida giornata di ottobre con cielo terso e mare calmo, solo l’aria fa capire che il sole faticherà a scaldarla. Chesapeake Bay è meno grigio del solito con qualche striatura di verde sporco.
Ellie ha proposto ai suoi ospiti una uscita con Rebecca, il suo skipjack, un modo diverso per trascorrere la giornata in attesa della festa.
“Hai una barca tutta tua?” ha chiesto Annie incuriosita.
Dashiell è parso rianimarsi alla notizia come se l’evento fosse di suo gradimento.
Matt è rimasto indifferente come se la gita non lo interessasse per nulla.
Trovata la disponibilità del capitano, sono iniziati i preparativi. Una veloce colazione, la scelta degli indumenti più adatti, la sistemazione di generi alimentari in un cesto da picnic e tante chiacchiere in libertà prima di partire per il porto di Wenona.
Matt guida veloce con le indicazioni precise di Ellie, mentre Dashiell ripiomba nel silenzioso mutismo. Annie è eccitata, perché ha sempre sognato di possedere un’imbarcazione. Aspetta con impazienza vedere la terra che si allontana. Si sente felice e rilassata.
“Questa vacanza sta trascorrendo meglio di quanto ottimisticamente avevo pensato, quando ho accettato l’invito. Ellie è una deliziosa padrona di casa. Ci ha sistemato nella stanza più comoda, ampia quanto un monolocale. Il raffronto con la nostra di Baltimora è impietoso. Senza dubbio ha un’abitazione confortevole, arredata con gusto. Ricambiare l’ospitalità mi mette un po’ nell’imbarazzo. Però ci sarà tempo per rifletterci.  Ci ha messo sempre a nostro aggio senza forzare mai la mano nelle proposte di come trascorrere le giornate. Non credevo che fosse così abile ai fornelli. Se non ci fosse Matt, farei fatica ad andare oltre un trancio di pizza surgelata. Detto come va detto: non so cucinare. Quello che mi stupisce è che non lavora, eppure tiene un tenore di vita sopra la media. Non pensavo che i genitori fossero così benestanti. Basta con queste riflessioni, godiamoci l’escursione in barca. Ormai siamo arrivati”.
Questi sono i pensieri di Annie, mentre stanno giungendo al porto.
Sul molo trovano il capitano pronto ad accoglierli. Annie lo osserva, perché le sembra una persona anziana, che però trasmette fiducia e solidità. Sarà lui a guidarli nell’escursione.
“Capitano Krantz! E’ stato molto gentile a mettersi a nostra disposizione anche se la chiamata non era programmata. Questi sono amici di Baltimora venuti a trovarmi. La giornata mi sembra ideale per una uscita. La baia è calma. Non fa troppo freddo. Pensavo di arrivare fino a Holland Island” disse Ellie mentre gli stringeva la mano.
“Si, ha ragione, Miss Ellie. In questo periodo imbattersi in una concatenazione di eventi meteorologici favorevoli per una gita in barca non è facile da trovare. Però oggi ci sono tutti. Possiamo arrivare fino a Holland Island, ma non è più permesso di scendere a terra per disposizione della Guardia Costiera. E’ troppo pericoloso, perché non ci sono più approdi sicuri. Ci dobbiamo limitare a circumnavigarla e osservarla dall’imbarcazione. Se siete pronti, possiamo imbarcarci. Il tragitto non è lungo, ma conviene rientrare nelle prime ore del pomeriggio. In questo periodo oscurità e nebbia possono calare velocemente”.
Un leggero vento di brezza gonfia la vela di Rebecca, mentre, uscendo dal porto, si dirige verso la meta.
Il capitano li ha pregati di scendere sottocoperta al riparo.
“Lì starete più caldi e riparati. Il vento è gelido anche se a terra non vi sembra. I vostri indumenti non sono adeguati ai rigori della stagione. Potete ammirare la navigazione dagli oblò”.
Solo Dashiell rimane in coperta vicino al capitano che governa la barca con perizia. Indossa una cerata gialla che ha acquistato vicino al porto questa mattina. Sembra interessato alle manovre e gli pone molte domande alle quali Krantz risponde con calma e dovizia di particolari. Tra i due si instaura un buon rapporto.
“Mi piacerebbe molto imparare la navigazione a vela, ma il tempo è tiranno. Dovrò decidermi perché il tempo passa e con una scusa o con un’altra rimando sempre” afferma Dashiell con l’aria di chi è sinceramente dispiaciuto.
“Qui nel Chesapeake Bay ci sono diverso scuole di vela. Il vento non manca mai ed è divertente. Il periodo migliore è giugno luglio. Non fa molto caldo. Le brezze sono ideali. In agosto c’è troppa afa e umidità”.
“Lei sarebbe disposto a darmi lezioni? Però non possiedo un’imbarcazione”.
Il capitano scuote il capo. “Sono troppo vecchio. Faccio un’eccezione per Miss Ellie, perché ha Rebecca, che considero come una figlia. Se è interessato seriamente, posso indirizzarla verso istruttori veramente in gamba. Per quanto riguarda la barca non ci sono problemi. Imbarcazioni tipo questa le affittano a settimane. Non sono complicate da governare e hanno una stabilità eccezionale in qualsiasi condizione di tempo. Fino a un paio d’anni fa se ne potevano trovare facilmente e a prezzi di vero saldo. Con poca spesa si rimettevano in sesto. Miss Ellie lo ha fatto e si è ritrovata un gioiello, che ora vale una piccola fortuna. Adesso i costi sono saliti alle stelle e non c’è molta convenienza, salvo che non sia un appassionato di skipjack”.
Hoilland Island appare all’improvviso sulla loro destra. I ruderi della casa vittoriana sembrano un gigante crollato a terra.
Ellie ha parlato con Annie durante tutto il tragitto, mentre Matt è rimasto in silenzio a osservare il volo dei gabbiani e le leggere increspature della baia.
“Ecco!” grida la ragazza indicando con il dito la sagoma dell’isola.
“Ecco! Sulla vostra destra si scorge Holland Island! Quell’ammasso scuro che si erge per pochi metri è la casa vittoriana di Angie”.
Annie la guarda stupita.
“Angie chi è?”
Ellie tutta eccitata risponde che è la sua bisnonna.
“Dunque quei ruderi sono tuoi?” domanda meravigliata l’amica.
“No, no! Erano della bisnonna che ha abbandonato l’isola negli anni trenta, vendendo tutto. Coi soldi ha comprato la casa di Princess Anne. Lì è nato nonno Pat. Te lo ricordi? Quel simpatico vecchietto che amava raccontare storie inverosimili? Ma, sì che l’hai conosciuto!”
Ellie è tutta eccitata nel citare questi ricordi.
Annie scuote la testa, perché non ricorda nonno Pat per nulla. Però è interessata ad ascoltare quello che le sta dicendo l’amica. Anche Matt sembra riscuotersi dall’apatia silenziosa nella quale era piombato fin da quando hanno deciso l’escursione in barca.
“Quindi sai tutto sulla casa e sull’isola” afferma l’uomo rompendo il silenzio.
“Beh! Non è proprio vero. Le mie conoscenze sono limitate ai racconti del nonno e alle pagine del diario di Angie. Pensate che proprio cento anni fa la bisnonna ha ricevuto la proposta di matrimonio. Come è andata a finire non lo so ancora, ma credo che poi hanno convolato a nozze, visto che è nato da loro il nonno! Ah! Ah!” discorso chiuso da una risata argentina.
“Vi sento allegri” urla dalla coperta Dashiell.
“Scendi e potrai unirti alla nostra allegria” replica pronta Ellie.
E vedono sbucare dal boccaporto una sagoma gialla.
“Qual è l’argomento che suscita tanta ilarità?”
Annie si alza e lo prende sottobraccio per accompagnarlo di fronte a loro.
“Ellie stava dicendo che in quella vecchia casa vittoriana che si nota sull’isola..”
“Quale casa? Vedo solo un ammasso informe che non assomiglia per nulla a una abitazione. Di grazia, dove si trova la casa?” chiede sorpreso osservando in lontananza l’isola alla quale si stanno avvicinando.
“Quell’ammasso un tempo era la dimora di Angie..” replica Ellie un po’ infastidita.
“Angie? E chi sarebbe Angie?”
“La mia bisnonna… La storia è un po’ lunga.. Dal suo diario ho appreso che esattamente cento anni fa ha ricevuto una proposta di matrimonio e da loro è nato nonno Pat. Quindi ho dedotto che si sono sposati. Quei ruderi è quanto resta della casa dove è nato e cresciuto il nonno..”
“Perché dici «ho dedotto». Forse non lo sai e lo pensi?..”
“Non ho letto tutto il diario. Ora sono ferma alla festa di Halloween del 1910 che Angie ha festeggiato con Dan..”
“Prima Angie, poi Dan.. Non fai prima a raccontare tutto dall’inizio?” replica Dashiell che si scopre loquace e curioso.
Ellie scuote il capo e sta per iniziare il racconto, quando il capitano urla che siamo in prossimità di Holland Island.
“Non mi avvicino troppo perché i fondali si sono alzati e non voglio correre il rischio di rimanere incagliato. Ci giro intorno come una boa e poi riprendiamo il viaggio di ritorno”.
I quattro occupanti osservano in silenzio lo sfilare lento dell’isola, regno incontrastato di gabbiani e pellicani.
Il racconto può aspettare.

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  1. Che bello questo giretto in barca……. e finalmente il Mr. Allegria pare abbia trovato qualcosa di suo gradimento!.. Non vedo l'ora di sapere come proseguirà la vacanza!.. Bravo Orso!!.. Baci Baci 

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  2. Ciao carissimo, l'8 marzo non è una fetsa contro la violenza sulle donne ma un fatto che ricorda la lotta di noi donne nel campo lavorativo.
    Mi meraviglio di commenti fuori luogo che riguardano tutt'altro campo.
    Per quanto riguarda il maschilismo, ovvero la violenza sulle donne è un altro argomento.

    Un bacioe  grazie dei complimenti.

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  3. Per me che amo le barche e il mare questo capitolo si è rivelato veramente delizioso. Credo tuttavia che questa gita  non sia fine a se stessa, ma preluda qualche nuova situazione, benché non riesca a immaginare di che tipo. Aspetterò con piacere di scoprirlo leggendo le tue belle pagine.
    Un caro abbraccio!

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  4. Questo racconto che trovo straordinario per la sua fluidità,
    mi ha  ricordato che spesse volte in estate con un gruppo di amici
    ci organizziamo per fare gite in barca nelle isole Eolie.
    L'ultima gita in barca l'abbiamo fatta nell'isola Vulcano. Stupenda.

    Comunque complimenti per il tuo racconto e per le emozioni
    che riesci a dare ai lettori.

    Un abbraccio. Edo

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