Lo scontro

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Tutto sembrava procedere col vento in poppa, mentre la permanenza di Dan a Holland Island stava volgendo al termine.
Le giornate umide e fredde dei primi di novembre non erano invitanti per fare delle passeggiate, ma loro avvolti nei pesanti mantelli non mancavano di camminare lungo la strada che costeggiava l’acqua. Più che teneri amanti sembravano due maturi amici tanto compostamente stavano l’uno accanto all’altra.
Gli isolani non mancavano di commentare con malignità quell’unione amorale tra una donna sola e il suo ospite maschile, che alloggiava nella casa di lei.
La mattina, che precedette la partenza di Dan, avvenne un episodio spiacevole.
Il reverendo White, che curava le anime degli abitanti di Holland Island, infastidito dal tono di aperta sfida che Angie teneva nei confronti della comunità, li fermò mentre facevano il solito giro.
“Miss Fairbanks!” disse con tono solenne e duro il pastore “Si fermi un momento. Le devo parlare”.
Angie l’osservò con occhio poco benevolo e un tantino torvo e si pose con aria irritata di fronte a lui. Un atteggiamento di provocazione che preannunciava temporale.
“Cos’ha da dirmi, reverendo? E’ un discorso lungo o di poche parole?”
Il tono era secco, non arrogante. Era di chi non accettava intromissioni nella sua vita privata. Lo sguardo era lampeggiante di collera, mentre la voce denotava impeto nervoso che stentava a trattenersi nei giusti confini.
Dan si scostò dai due contendenti, perché non aveva nessuna intenzione di farsi coinvolgere nella disputa.
“Sì, questo è un litigio in piena regola. E di sicuro l’argomento è la mia presenza. Non comprendo questo rigurgito di falso moralismo. E’ una donna adulta, che vive sola senza legami con un altro uomo. Quindi può frequentare gli uomini che vuole. Senza nessun obbligo morale. Ritengo giusto che possa disporre della sua vita come meglio crede. Non dà pubblico scandalo quando è sotto gli occhi di tutti. E’ sempre cortese e sorridente.  Molte persone si accompagnano di nascosto con altre di sesso opposto, ma per loro non c’è riprovazione pubblica solo perché si finge di non vedere e non sapere. Noi stiamo insieme alla luce del sole, in maniera limpida e cristallina, senza sotterfugi di sorta. Cosa c’è di riprovevole in questo? Solo perché dormiamo sotto lo stesso tetto? Ma quante persone, sposate o non sposate, lo fanno? Ma è meglio che io rimanga defilato e intervenga solo se la discussione dovesse degenerare”.
Questo erano i pensieri di Dan mentre Angie e il reverendo continuavano a fronteggiarsi come se fosse il duello decisivo. Una specie di sfida a OK Corral.
Il reverendo White cominciò a parlare a voce bassa, mentre osservava l’uomo che si teneva prudentemente in disparte come se l’argomento non lo riguardasse.
“Lei venga qui!” disse alzando il tono “Deve ascoltare quello che sto dicendo a Miss Fairbanks”.
Angie reagì nervosamente con gli occhi infiammati dall’ira.
“Deve parlare con me oppure con lui?”
“Con entrambi” replicò irritato.
“E c’è bisogno che ci disturbi sulla pubblica via? Può bussare al mio portone e le sarà aperto” e si girò di scatto allontanandosi.
“Angie” disse con pacatezza Dan “Il reverendo non ha intenzione di tenere un sermone. Più semplicemente vuole fare quattro chiacchiere in amicizia”.
Lei lo squadrò con gli occhi fiammeggianti di collera e aggiunse: “Se vuoi fermarti, fai come vuoi. Io torno a casa. Ho già ascoltato troppe parole inutili”.
Con passo deciso di diresse verso la casa vittoriana che distava pochi isolati da lì. In un baleno scomparve dalla loro vista.
Dan rimase nel tentativo di ricomporre la frattura per non apparire scortese. Era intimamente irritato ma ostentava calma e serenità. Questa comunità si mostrava bigotta e ipocrita perché teneva più alle apparenze che alla sostanza.
“Mi dica, reverendo. Sono qui per ascoltare quello che vuole proferire”.
“Che intenzioni ha? Visto che si comporta come se fosse il marito di Miss Fairbanks! Quando celebrerò le giuste nozze riparatrici?”
Dan si trattenne dal rispondere per le rime al tono vagamente insolente del pastore.
“Perché?” si limitò a rispondere col sorriso sulle labbra.
Il reverendo White sembrò perdere le staffe e alzando il tono cominciò a scandire la sua predica. Quel uomo osava sfidare la sua autorità e teneva un atteggiamento canzonatorio nei suoi confronti. Non era disposto a ricevere risposte ironiche o domande di dubbio gusto.
“Perché? Osa chiedere il perché? Da quasi due settimane vive sotto lo stesso tetto di Miss Fairbanks come se fosse il marito..”
“C’è forse qualcosa di illecito in questo?” lo interruppe Dan che stava scaldandosi e faticava a trattenere le parole.
“Ledo dei diritti di qualcuno? Miss Fairbanks è una persona adulta, libera e senza legami o vincoli verso qualcuno. Quindi lei può accogliere in casa propria tutti gli ospiti che vuole. Lei non ha nessun diritto di intromettersi nella sua vita privata. I suoi comportamenti..”
“I suoi comportamenti fanno scandalo!” urlò il reverendo White rosso in viso per la sfacciataggine dimostrata da Dan.
“Sì, scandalo! Una donna che vive con un uomo more uxorio! Lei l’ha disonorata! E dovrebbe ,,”.
“Forse dovrebbe fornicare con un’altra donna?” replicò ironicamente.
“Questo sì, sarebbe scandalo!” e dette queste ultime parole girò i tacchi volgendo le spalle all’attonito e incollerito reverendo.
“Questo pastore è un vero pitocco! Si permette di contestare le azioni di una donna libera e adulta, le scelte sessuali e poi chiede il matrimonio riparatore come se io l’avessi messa incinta! Ma che razza di paese è questo?”.
Erano questi i pensieri ribollenti di ira di Dan che a passo svelto si apprestava a raggiungere Angie che distava un centinaio di passi avanti a lui.
Il reverendo White avrebbe voluto rincorrere l’uomo che aveva osato infrangere la sua autorità morale e religiosa. Però comprese che non avrebbe ottenuto nulla oltre altre parole oltraggiose. Si ripromise che l’indomani si sarebbe recato alla casa vittoriana per continuare il suo predicozzo a entrambi prima che le loro anime si dannassero per sempre.
Scuro in volto, senza accorgersi della piccola folla che aveva assistito alla sua sconfitta, si diresse verso la chiesa, rimuginando vendetta.
Dan raggiunse Angie prima di arrivare alla casa vittoriana e la prese sottobraccio.
“Cara” disse con tono dolce “quel pastore ha avuto quel che si meritava. Credo che non si farà vedere più se non siamo noi a cercarlo. Se osa tenere ancora quel tono insolente, lo prendo a pedate nel culo!”.
La tensione che l’aveva colta sembrò sciogliersi avvertendo le parole calde e rassicuranti di Dan, mentre gli scoccò un grande sorriso.
L’abbracciò forte ostentando la fierezza di avere una compagna così, prima che il portone si chiudesse alle loro spalle.
La mattina seguente, mentre lui preparava il bagaglio con un velo di malinconia per la partenza imminente, qualcuno bussò al portone.
Ascoltò chi poteva essere quell’ospite mattiniero e sospese la preparazione delle valigie.
“Dunque quel pitocco è tornato! Osa ancora sfidarci? Credo che stavolta non se la caverà a buon mercato” si disse mentre scendeva le scale.
“Posso entrare o mi lascia sull’uscio di casa?” chiese quando Angie aprì la porta.
La sola vista del reverendo White fece imporporare le guance della donna, che fattasi da parte disse: “Si accomodi”.
Erano appena giunti nello studio accanto all’ingresso, quando Dan entrò come una furia piazzandosi di fronte a lui.
“Cosa vuole ancora? Non è stato sufficiente quello che le ho detto ieri?”
Il pastore cominciò a farfugliare per la collera.
“Come si permette? E’ mio compito curare le anime del mio gregge e riportare sulla retta via quelle pecorelle che si sono smarrite!”
Dan lo guardò duro coi pugni sui fianchi in atteggiamento di sfida.
“E chi sarebbero queste pecorelle smarrite?” replicò con sarcasmo.
“Voi due!..”
“Fino a prova contraria lei non è il mio pastore, visto che abito altrove! Per quanto riguarda Miss Fairbanks è una persona adulta e sa quello che fa. Non si è smarrita e per di più è di fede cattolica. Dico bene, Angie?” e rivolse lo sguardo verso la donna, che annuì senza proferire una parola.
“Lei è un insolente arrogante. E la sua anima sarà dannata!” urlò col volto paonazzo il reverendo White che uscì dalla stanza per raggiungere il portone.
“Io sarò arrogante, ma lei non è da meno! Miss Fairbanks la ringrazia per l’avvertimento e oggi andrà dal suo confessore cattolico per rimettere tutti i peccati..”.
Udirono il portone chiudersi con violenza, mentre scoppiavano in una gran risata.
“Io sarò il tuo inferno! Riuscirai a sopravvivere a questa dannazione eterna?” disse Dan tra il serio e il faceto.
“E’ una richiesta di matrimonio?” domandò incredula Angie.
“Come la vuoi chiamare?”
E lei si arrampicò su di lui per dargli un bacio.

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  1. Veramente bello questo scontro contro l'odioso reverendo – spesso sono peggio dei cattolici!
    Mi è piaciuto molto il comportamento di Dan, forte, sicuro, pronto a proteggere con decisione Angie, meno a suo agio di lui in questo caso.
    E poi il colpo di scena finale!
    Sarà vero?
    Complimentissimi e un caro bacione.

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  2. Cercavo un modo poco convenzionale per introdurre la richiesta. Ho scritto di getto, velocemente la struttura del capitolo che poi ho limato.
    Qui era Dan che doveva dimostrarsi all'altezza della situazione, che doveva prendere il timone delle operazioni. Sono soddisfatto perché mi sembra di esserci riuscito.
    La frase finale? Un piccolo lampo che mi sembrava la degna conclusione del capitolo.
    Un abbraccio grande grande

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  3. Dunque, l'America è arcibacchettona – a vero dire già lo si sapeva – e il mio amico New, alias G.P., affila sempre più la sua spada a forma di penna, per coinvolgere noi lettori in maniera sempre più estrema.
    Che non ci sia un bazooka per sparare al reverendo?
    Quel che  certo è che c'è un affettuoso abbraccio qui pronto per te (rima non voluta).
    grazia*

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  4. Eccomi! Son qui!.. Lo stress ormai è a livelli altissimi!..
    Bellissimo post questo, un po' più pacato quello precedente. Chissà perché qualche zelante religioso si deve sempre mettere in mezzo!.. Però magari è servito per dare la spinta giusta verso il lieto fine fra i due amanti!.. Resto in attesa di saperne di più su tutti i fronti!.. Baci Baci

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  5. Grazia che l'America sia arcibacchettona lo sappiamo da un pezzo, specialmente agli inzi novecento.
    E' stato un pretesto per movimentare la scena e per condurre verso l'obiettivo matrimonio.
    Mi fa piacere che il capitolo sia piaciuto.
    Un abbraccio

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  6. Misia, qualche zelante religioso ci dev'essere sempre, altrimenti che mondo è?
    Hai ragione, ha dato la spinta giusta.
    Ho un'idea che frulla per la testa, vedrò se riesco metterla a frutto.
    Un abbraccio

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  7. Vedo che la frase finale furoreggia.
    L'ho scritta d'istinto perché ho visto Angie, piccola e minuta, che per baciare Dan doveva praticamente arrampicarsi.
    Frutta siamo nel 1910! Oh! non è che ora sia tanto diversa la situazione.
    Un abbraccio fortissimo

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  8. Rosalba, le tue parole mi confortano, perché per la prima volta fatico a scrivere i vari capitoli. Li scrivo e li riscrivo più volte, poi li lascio lì prima di riprenderli.
    Però devo dire che sono moderatamente soddisfatto dei risultati. Le idee ci sono ma non riesco a tradurle in parole.
    Un abbraccio

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  9. Questo scoppiettante duello verbale tra libero pensiero e le pastoie del pregiudizio mi ha molto divertita… in più il modo originalissimo per la proposta di matrimonio merita un applauso…
    un bacio

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