Dubbi e pensieri

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Ellie chiude il diario e gli occhi per pensare, riflettere su quello che ha letto, su quanto sta facendo. E si domanda se è la sua volontà che la spinge verso gli obiettivi che in qualche modo sono simili a quelli che si era proposta Angie oppure se sono solo coincidenze fortuite e apparentemente uguali.
Lei si è sempre sentita distante dalla bisnonna, che non ha conosciuta e della quale ignora tutto fuorché quel poco che ha letto o ascoltato. Però le sembra troppo limitato o quanto meno è una visione parziale e forse poco oggettiva.
Il nonno Pat ha sempre sostenuto che la madre le assomigliava terribilmente.
“Ma sarà vero?”
E’ questa la domanda ricorrente in queste giornate da quando è tornata a Holland Island a osservare lo sfacelo della casa che fu della bisnonna.
Una strana frenesia l’ha colta al ritorno, come se il desiderio di conoscere l’abbia costretta a ricercare il diario, a leggerne le pagine, a percorrere una strada che mai avrebbe pensato di prendere. Si è calata nel ruolo che a suo tempo è stato di Angie, auspicando di trovare anche lei il suo Dan. Quasi non si riconosce più, tanto si è sentita modificata interiormente con pensieri che fino a pochi giorni prima mai avrebbe pensato e nemmeno sfiorato.
Osserva fuori dalla finestra, mentre appoggia i gomiti sul vassoio. E’ come in trance: scruta ma non vede, rimugina ma non ricorda, legge ma le parole volano via.
Si scuote dal torpore nel quale si è calata. Adesso il sole è più alto nel cielo, che rimane di un azzurro slavato, solcato da piccole nuvole grigie.
Controlla l’ora. Sono le otto e tra poco Susan sarà alla porta a suonare. Oggi sarà una giornata difficile, non perché sarà complicata ma perché non avrà tempo per le riflessioni che hanno accompagnato il risveglio.
“E’ inutile perdersi dietro a mille fantasie. Il tempo per mettere tutto in ordine prima dell’arrivo di Annie è limitato. Ci sono molte attività da svolgere. E non so ancora se ci riuscirò. E’ tempo d’alzarsi e farsi trovare pronta. Per tutto quello che ci sarà da organizzare da oggi ai prossimi due giorni non basta la volontà. Serve agire” e detto questo si dirige verso il bagno.
Riesce a malapena a lavarsi e mettersi un filo di trucco che il campanello squilla imperioso, annunciando l’arrivo di Susan.
Le dà le prime istruzioni, mentre lei si dirige in cucina. Deve comporre la lista di quanto non ha trovato ieri, di quello che ha ritardato l’acquisto perché non urgente.
Depenna quello che c’è già in casa. Rimane comunque un bel elenco di cose da acquistare presso il centro commerciale di Crisfield. Non pensava che fosse così lungo.
“Quattro cose? Mi sembra che siano molto di più” dice rabbuiandosi.
La mattina vola senza che lei se ne accorga. Al suo rientro trova un biglietto di Susan che l’informa che tornerà alle due. Deposita le grandi borse di carta sul tavolo e si siede nuovamente a riflettere. Sembrano un mantra queste riflessioni, che alimentano dubbi nuovi e non risolvono quelli vecchi.
Si guarda intorno smarrita: i sacchetti della spesa, il lavello ingombro di stoviglie da lavare, il salotto che pare un campo al termine di una battaglia e un languore che sale dallo stomaco.
Le viene voglia di piangere, ma alla fine è consapevole che è stata lei a cacciarsi in questa impresa da sola. Quindi è inutile compiangere se stessi. E’ meglio cominciare a darsi da fare, agire senza troppi piagnistei.
“Da dove cominciare? Se resto qui, alle due arriva Susan senza che io abbia combinato nulla di buono! Dunque..”
Come rianimata da un misterioso ricostituente, sistema le cose comprate, sgombra il lavello e si prepara una pizza surgelata. Il tutto a tempo di record o così almeno le sembra.
Il pomeriggio trascorre velocemente, mentre lei è intenta a cercare lenzuola, federe e asciugamani per gli ospiti. Controlla che le due stanze siano sufficientemente accoglienti, che i bagni di servizio siano in ordine e non manchi nulla. Decide che domani tornerà a Crisfield per acquistare altre salviette, perché quelle che ha non la soddisfano. Non avendole usate per molti anni, sono ingiallite sui bordi e avrebbero necessità di essere lavate e stirate. Però il tempo è poco e questa ulteriore attività non è stata contemplata.
Le riflessioni e i dubbi non sono spariti, ma semplicemente relegati in un angolo, quasi dimenticati. L’impegno di seguire Susan, di verificare che non manchi nulla non le hanno concesso il tempo di soffermarsi sui timori e sulle considerazioni  di quanto sta facendo.
Ormai è sera: può rilassarsi in poltrona e concedersi il lusso di fare il punto della situazione dopo una giornata snervante e faticosa.
“Ancora una mezza giornata e la casa è pronta ad accogliere gli ospiti. Le prove di pranzo per il momento sono un piccolo ricordo lontano nel tempo, ma ora riaffiorano minacciose. Domani mi dedicherò alla preparazione di qualche piatto. Se non sfrutto Susan, chi potrei avvelenare?” e una risata gioiosa e liberatoria esce finalmente dalla sua bocca.
Si dice che, se è stata impegnativa, domani non sarà di meno, come dopodomani. Non ha voglia di prepararsi qualcosa da mangiare e decide di telefonare al ristorante per ordinare la cena.
Utilizza ancora il vassoio scoperto casualmente stamattina e si pone ancora la domanda: “A chi era appartenuto?”
Lei non ricorda di averlo mai visto tra le mani dei genitori, quindi è sicuramente datato. Comincia a fantasticare.
“Forse era di Angie. Sì, era suo e con questo ha servito la colazione a Dan! Sarebbe splendido! Ancora qualcosa che mi conduce a lei”.
Però si chiede come vorrebbe che fosse il suo Dan? Non ha le idee precise, sono confuse, una specie di patchwork vivente, dove ogni pezzo è tratto da un uomo diverso. Il naso di John, gli occhi di Tom Cruise, il mento di Patrick, il carattere di ..
“E’ possibile?” si chiede mentre sorseggia un bicchiere di vino bianco.
“No, stai andando oltre! L’uomo ideale non esiste! Ma come faccio a riconoscerlo tra mille? Eppure alla high school ci ho provato, ma tutto è stato inutile, frustrante e indisponente”.
Ripensa a John, il primo amore, e ai tratti del viso.
“Il primo amore?” e ride di gusto.
“Forse il primo sogno a occhi aperti! Lui manco mi ha …Lasciamo perdere. Io sbavavo e lui nemmeno si accorgeva di me come se fossi stata un fantasma. Ma cosa aveva di speciale per attrarmi? Forse se lo capisco, riuscirò a trovare il mio Dan”.
Si sforza, si concentra, ma il risultato è deludente e la domanda rimane senza risposta.
Si sente esausta con gli occhi che si chiudono per la stanchezza e la tensione accumulata nella giornata.
Gettati gli avanzi della cena nella pattumiera, lavate le poche stoviglie utilizzate, si spoglia e si infila sotto le coperte.
In un amen si addormenta profondamente, mentre il sogno continua.

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  1. è una scena molto realistica perchè ricca di gesti naturali. diventi sempre più bravo. i tuoi sono esercizi di scrittura e si vede che ti focalizzi su un obiettivo e lo porti avanti. hai una grande forza di volontà e tenacia nello scrivere.

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  2. Scritto veramente bene!
    Sembra di assistere a ciò che descrivi e di captare pensieri e emozioni, resi con la consueta efficacia. Un capitolo profondo e denso, ricco di spessore: la prova di uno scrittore vero.
    Un caro abbraccio 🙂

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  3. Diciamo che la tipa si stressa facilmente… io adoro avere ospiti a casa!.. Ci lasci ancora in attesa, visto il carattere particolare e solitario non so neanche cosa aspettarmi.. ma sono sicura che qualcosa di bello accadrà anche a lei! Baci Baci

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  4. Hai un'ottima capacità di farci immergere nei pensieri di Ellie e di trasportarci, rapidamente, nei bruschi suoi ritorni al presente e alla realtà…
    Molto interessante, qui, la descrizione dell'atteggiamento femminile!

    Bacio,
    Rosalba

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