Il sogno continua

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Ellie si sente turbata ed eccitata allo stesso tempo, non riuscendo a percepire ciò che appartiene alla realtà estrapolandolo dal sogno.
Accende la luce per controllare l’ora. Sono le sette di mattina e la giornata inizia ad albeggiare. Si preannuncia serena come quelle precedenti. E ripensa che anche cento anni prima c’era il sole al risveglio dei due amanti.
“Troppe coincidenze per essere vere” conclude la ragazza sorridendo.
La notte non è stata troppo rigida, ma si avverte che l’autunno sta entrando di prepotenza e che è opportuno tenersi coperti per non prendersi un’infreddatura più noiosa da guarire in questo periodo.
Cerca con lo sguardo la copertina di pelle marrone del diario senza trovarlo immediatamente. Si domanda dove può essere finito. Continua l’esplorazione finché non lo scova tra le pieghe del copriletto di cotone.
“Ecco dov’è finito” e lo recupera per leggere qualche altra pagina. Ormai è sveglia completamente, ma ritiene che sia decisamente presto per alzarsi. E poi non ne ha troppa voglia. Sta bene al caldo sotto le coperte.
“E se preparassi la colazione da consumare mentre leggo? Sì, mi sembra una buona idea e poi anche Angie al risveglio..” e sorride, mentre infila la vestaglia per ripararsi dal freddo della mattina.
Le sembra strano rifare i medesimi gesti compiuti dalla bisnonna cent’anni prima, ma le vengono naturali pensarli ed eseguirli. Ancora una volta ripercorre non con la fantasia ma con la concretezza delle azioni il percorso di Angie.
Recupera da una dispensa un vassoio con le gambe, che non pensava nemmeno lei di possedere. Si domanda a chi era appartenuto, ma non ha voglia di imbarcarsi in lunghe congetture. Le è sufficiente averlo trovato senza troppi perché su di chi è.
Riempito con tazze e piatti, con la caffettiera fumante e le brioche calde, si accinge a proseguire la lettura, mentre sorseggia il caffè nero senza zucchero e pilucca due paste surgelate, scovate nel freezer e riportate in vita dal microonde. Il vassoio si trasforma in un piccolo tavolino dove pone anche il diario.
Si sistema ponendo il cuscino, che non è di piuma d’oca ma di quelli ergonomici in schiuma di lattice naturale, tra la schiena e la testata del letto. Sorridendo si dice che qui cominciano le prime discrepanze con la bisnonna: lei usava prodotti naturali che adesso sono un pallido ricordo. Il materasso non è più di lana di pecora, ma di materiale sintetico e non necessita più del materassaio. Si chiede come funzionava l’operazione: era un itinerante oppure possedeva una bottega. Una domanda  che rimarrà senza risposta e che abbandona subito.
L’accensione dell’impianto per riscaldare avviene in automatico alle sette tutte le mattine e in breve riesce a mitigare l’aria raffreddatasi nel corso della notte. Quindi non corre il rischio di prendersi un’infreddatura come la bisnonna per riattizzare il fuoco e dare tepore alla stanza.
Ellie pensa a queste piccole differenze e sorride, ma è conscia che sono passati troppi anni da quando Angie stava sul quel letto con Dan. I tempi sono cambiati, solo i gesti e i pensieri sono rimasti pressoché immutati.
Aggiusta la posizione del corpo per mettersi comoda, pone il diario su un piccolo leggio sul vassoio e mentre beve il caffè riprende la lettura.
 
Era la vigilia di Halloween e il cielo era ingrigito coperto da nuvole alte che formavano un tappeto quasi omogeneo plumbeo e malinconico. Il vento gelido spirava dal mare e non prometteva nulla di buono.
Angie e Dan stavano facendo una breve passeggiata per Holland Island ben coperti da pesanti cappotti di lana.
Lui portava un cappello a larga tesa che ondeggiava pericolosamente pronto a spiccare il volo per una raffica più impetuosa. Era un Borsalino grigio di feltro, di pelo di coniglio, importato direttamente dall’Italia e comperato a Baltimora l’inverno precedente in un elegante negozio del centro città. Quel copricapo era una grande novità per Deal Island, perché gli uomini più importanti e facoltosi portavano solamente uno Stetson, la versione elegante dei cappelli da cowboy. Questo aveva prodotto molta curiosità, invidia e desiderio di acquistarne uno simile. La novità e l’originalità dell’oggetto era un fattore importante per la piccola comunità di Deal Island. E di ciò ne era consapevole Dan.
Lei aveva un’elegante cappellino bianco, ornato con dei fiori freschi e legato sotto il mento. A stento racchiudeva i riccioli rossi che facevano capolino fino a coprire il collo. Questo copricapo veniva usato solo nelle gradi occasioni e questa lo era.
Erano una bella coppia elegante e di classe. Lui alto e slanciato, dal portamento fiero, lei bassa di statura e dalla corporatura minuta ben nascosta sotto una pesante mantella di lana.
La loro apparizione aveva già suscitato le prime pettegole osservazioni e gli sguardi curiosi degli abitanti dell’isola.
Si domandavano chi era quell’uomo del tutto sconosciuto e perché dimorasse nella grande casa vittoriana anziché nell’unica pensione presente in loco.
Inoltre nelle chiacchiere che oscillavano tra la curiosità e una riprovazione un po’ ipocrita dicevano che non poteva essere un parente perché non aveva i tratti caratteristici dei Fairbanks. In conclusione era un interesse più pruriginoso che un desiderio di conoscere l’esatta natura dell’accompagnatore di Angie.
Però a lei questo non importava, anzi le dava la soddisfazione di esibire un uomo molto diverso dagli altri isolani come se fosse un trofeo da sbandierare.
Si chiedeva anche se il loro rapporto che stava progredendo con lentezza e tra piccole incomprensioni potesse durare e trasformarsi in qualcosa di più.
Non aveva compreso pienamente se lui fosse contento di essere lì con lei, di dividere la giornata, se fosse interessato. In certi momenti le sembrava di sì, poi la visione virava al brutto, al negativo come se Dan fosse allettato solo dal fatto di fare all’amore.
Quest’ultimo pensiero le metteva i brividi, perché la sua esperienza in questo campo era praticamente nulla. La sua speranza era quella di non rimanere gravida prima che lui non si fosse dichiarato apertamente con l’ovvio matrimonio riparatore.
Scacciò queste riflessioni, come se fossero una fastidiosa mosca, e continuò a parlare con naturalezza e vivacità.
“Voglio godermi questi momenti. Mi sento felice e appagata. In pochi giorni ho cancellato anni di solitudine. Sarà quello che Dio vorrà”.
Angie sempre aggrappata al braccio di Dan camminava speditamente ignorando i sorrisi malevoli dei vicini.
“E’ una giornata grigia e fredda. Questo vento gelido sembra che abbia delle mani provviste di mille aghi, tanto è pungente. Ma accanto a te, non percepisco nulla, perché mi infondi sicurezza e calore” gli disse mentre passeggiavano sulla strada che costeggiava le acque grigiastre e increspate della baia.
“E’ singolare e mi pare strano essere qui con te.” le rispose “Tre giorni fa non l’avrei pensato. Anzi era un’ipotesi talmente remota che non mi sfiorava minimamente. Ragionavo che sarebbe stata una vacanza noiosa, monotona e quasi ..” e qui lasciò cadere il discorso.
Non voleva riaccendere i malumori della donna. Tutto sommato trovava gradevole la sua compagnia pur riconoscendo che il carattere non difettava.
“Quasi..? Cosa volevi dire col quasi?” gli domando con tono un po’ risentito.
“Nulla, nulla”.
“Non credo che metta nel discorso un quasi senza un preciso motivo” insistette Angie.
Dan cercava di prendere tempo per trovare le giuste parole per non irritarla.
“Ascoltami con attenzione. Non ti conoscevo come invece ti conosco ora. Non sapevo quale vita pubblica si svolgesse sull’isola e quali persone avrei incontrato. In conclusione era un grosso punto interrogativo che mi instillava qualche dubbio. Invece devo convenire che tu sei una donna squisita, risoluta e avvezza a gestire la propria esistenza con molta intelligenza. Per me è stata una scoperta sorprendente che ha confermato l’intuizione iniziale. Qui i ritmi sono scanditi secondo precise cadenze, senza frenesia. Le persone mi appaiono cordiali senza nessuna curiosità come se badassero a loro interessi senza curarsi dei forestieri. Il clima generale mi appare buono. E non sono affatto pentito di trascorrere con te diverse giornate. Le prime sono volate via in un baleno e stasera ci aspetta una serata invitante”.
La tensione che aveva preso Angie adesso stava scemando man mano che Dan parlava.
Il lungo discorso le appariva sincero e non frutto di particolari convenienze.
“Avevo temuto che volessi dire..” e si interruppe brevemente prima di riprendere il ragionamento “Ora tutto mi è chiaro. Quel quasi era semplicemente una maniera per esternare il dubbio della tua volontà di avere accettato il mio invito. Non pensiamo più e godiamoci queste ultime ore di luce, passeggiando e respirando l’aria frizzante di salsedine”.
E si strinse ancora di più al suo uomo, perché ora aveva qualche certezza in più.

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  1. Un capitolo diviso in due parti, entrambe molto belle. Nella prima prosegue l'indagine di Ellie, che ha forti motivi di curiosità riguardo a Angie; nella seconda ho apprezzato la gran dovizia di particolari – tutti attinenti e corretti – e l'atmosfera resa con bravura e sapienza narrativa.
    E ora mi chiedo… cosa succederà?
    Un carissimo abbraccio!

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  2. Anneheche, al momento non lo so o meglio ho un abbozzo di idea, ma come la svilupperò non lo so ancora.
    Aprezzo moltissimo la tua stima nei miei confronti e le lusinghiere parole che mi riservi.
    Un grande abbraccio

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  3. Com'è dura all'inizio mettere da parte la diffidenza di fondo.. poi è dura mettere da parte la noia!… Son proprio curiosa di vedere come proseguirà la vacanza e soprattutto la loro storia!.. Non so perchè, ma non credo affatto che la gente si farà gli affari propri ancora per molto!!..  Baci Baci

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  4. Frutta, ma lo paghi il canone? Scherzi a parte, mfa piacere leggerti e sapere che il racconto ti piace. E' un po' particolare come avrai notato.
    Un abbraccio

    PS cambia gestore telefonico, così andrai peggio!

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  5. A quanto pare non solo Ellie è curiosa… ma anche il lettore, grazie al tuo racconto. Grazie New per il tuo apprezzatissimo commento dalle mie parti. 🙂

    Ti incollo una mia poesia… No, non è una penitenza!!!! Spero di non farti seriamente un dispetto, ma che sia gradito. 🙂 Ciaoooooooooo

    L'urlo del mare

    riesce a farmi tacere,

    per farmi vedere,

    il suo immenso splendore.

    Piccoli granelli di sabbia

    scorran fra le mie mani,

    in attesa che si compia il mio domani.

    Troppo veloce scorre il tempo,

    tanto che un giorno

    sembra un estremo istante.

    I miei nudi piedi lambiscono

    lo scorrere lento delle maree,

    dove la sabbia smuove ogni mio passo.

    Allora mi fermo ad osservare

    la maestà del mare.

    Mentre un vuoto sotto di me si apre

    affinché capisca che tutto si muove,

    perché io esista.

    Il tramonto e l'alba

    sempre si rincorrono,

    per farmi capire

    che devo assaporare

    ogni istante di naturale splendore,

    gridando alla vita

    la mia voglia di vivere.

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