La preparazione della festa

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Il primo tentativo per la preparazione degli ossicini dei morti ha dato esito positivo, anzi decisamente superiore alle sue aspettative. Le sembrano ottimi sia nella forma sia nel gusto tanto che li ha mangiati tutti, quelli della prima infornata. Sembrava a contratto: uno dopo l’altro come le ciliegie.
“Calma!” si dice mentre la musica di Springsteen continua a martellarle il cervello “Se continui così, sembri Penelope che disfa alla notte quello che fa durante il giorno e non prepari nulla. Va bene assaggiarne qualcuno, ma tutti è troppo!”.
E’ soddisfatta dei risultati, percepisce lo svanire lento ma deciso dei timori di non riuscire a combinare nulla di buono. E’ rinfrancata. Cambia il soggetto delle sue prove e si accinge a lavorare sulle zucche per produrre degli involucri vuoti da riempire con candele o altro e ottenere quanto basta per confezionare la torta di O’Jack.
I risultati sono incoraggianti a metà. Se riesce a estrarre pezzi di polpa più di quanto non le servano per la torta, non altrettanto bene funziona la preparazione di quelle vuote da usare come decorazioni per la tavola o per l’ingresso.
Una nel tagliare la parte superiore per svuotarla è diventata tutta sbilenca, inservibile. E adesso giace mesta in un angolo della cucina. L’unico servizio che può offrire è contenere dolcetti o stuzzichini per l’aperitivo a mo’ di coppetta. Un’altra si è sbriciolata mentre tentava di creare naso e bocca, avendo toppato nell’aprire i fori giusti. Erano troppo grandi e vicini fra loro. Un’altra ancora si è spaccata, perché c’ha messo troppo vigore col coltello nel tentativo di raschiare l’interno il più possibile.
Guarda mortificata il disastro che ha combinato. Era la prima volta che si cimentava in questo esercizio, ma comprende che la manualità non fa per lei. Eppure ricorda come quelle che adornano le vetrine siano perfette senza una sbavatura o un segno fuori posto. E riflette ad alta voce.
“Avevo tre zucche, ora ho tanta polpa e zero involucri. Che voglia oppure no è meglio sospendere per mancanza di materia prima. Mi sa che forse è meglio comprarne alcune già pronte per l’uso. Faccio meno fatica, si presentano ottimamente ma non mi sento soddisfatta per nulla. Però basta barare un po’ e fingere quel poco che basta e il gioco è fatto. Ora si va a nanna. Domani si cominciano le grandi pulizie! Devo essere in forma e non addormentarmi sulla scopa elettrica”.
La grande euforia di poco prima per i risultati dei biscotti lascia il posto allo scontento di non essere riuscita a ottenere dalle zucche svuotate quello che la sua immaginazione aveva già visto. Eppure non vorrebbe darsi per vinta.
“Domani compro un’altra zucca e con calma e pazienza la lavoro. Ci devo riuscire!” dice mentre si avvia alla camera da letto.
Prima di addormentarsi ha intenzione di leggere ancora qualche pagina del diario. Ha lasciato i due amanti al risveglio mattutino dopo la notte d’amore ed è curiosa di conoscere gli sviluppi.
“Chissà cosa si dicono! Sono veramente interessata di conoscere meglio la bisnonna”.
Si sistema sul grande letto di ottone, che il nonno ha detto che era appartenuto a Angie.
“Forse è quello dove si è consumata quella notte lontana cento anni fa” ragiona ad alta voce con un misto di invidia e curiosità.
Un brivido scivola silenzioso sulla schiena, mentre pensa che ci sono sempre punti di contatto tra lei e la bisnonna: il diario che sta leggendo, la voglia di festeggiare Halloween, il letto nel quale dorme.
E’ un magnifico pezzo di fine ottocento che ha destato l’interesse di qualche cacciatore di ricordi del passato, finti antiquari, che sono solo intenzionati a fare un buon affare per loro e naturalmente non per lei. Però ha sempre rifiutato le offerte, perché trova il letto magnificamente comodo, più ampio di quelli moderni sempre più piccoli. Le testate sono di un bel ottone lucido decorate con immagini floreali, è molto più alto del normale, tanto che pensa che se cade si fa decisamente male. Ha dovuto cercare tra mille difficoltà un artigiano che le preparasse un materasso e i cuscini su misura. Analogamente ha faticato non poco per trovare lenzuola, federe e altri accessori adatti alle loro dimensioni generose. Quando ci pensa, le vengono ancora i sudori freddi, mentre riflette che ne dovrebbe fare accortamente un po’ di scorta per il futuro. Quelli che lavorano su misura in questo campo diventano sempre più introvabili e costosi: una razza in via di estinzione.
Le sembrano strani tutti questi pensieri così distanti tra loro ma stranamente intrecciati da un filo logico invisibile.
Legge delle pagine della bisnonna e le viene in mente di organizzare una festa.
“Con che cosa?” si domanda “Usando il menù di cento anni fa e il suo ricettario!”
Scuote la testa perché è incredula di come l’influenza di Angie su di lei sia sottile, quasi subdola. Però non è finita, perché ripercorre tutte le difficoltà per trasformare un letto chiuso nel sottotetto, coperto di polvere ed eccessivamente grande in quello nel quale dorme adesso.
“E’ vero. Ha subito un restauro che l’ha riportato agli antichi splendori. E’ stato costoso, ma la soddisfazione di possederlo non ha prezzo!”.
Il vecchio diario dalle pagine ingiallite e rese fragili dal trascorrere del tempo è sempre aperto sul suo grembo, mentre la mente continua a divagare correndo dietro a mille pensieri. Non riesce a concentrarsi su uno in particolare, ma si mescolano impetuosamente tra di loro.
Sente le palpebre farsi pesanti con una stanchezza psicologica che la invitano a dormire. Chiude quei preziosi fogli, custoditi da una copertina di pelle, un tempo marrone, ma adesso un beige smorzo e slavato, deponendoli sul comodino.
E si addormenta senza avere nemmeno la forza di spegnere il paralume.
La mente continua a rimuginare quello che ha letto, quello che ha fatto nella giornata in un turbinio incessante di immagini senza tempo e senza spazio.
Non è più a Princess Anne, almeno questa è la sensazione, ma in una località che è forse Holland Island. La casa è diversa, ma non assomiglia a quella delle foto che custodisce gelosamente in una cassettina di legno. Gli arredi sono un kitsch di moderno e vecchio che non danno la dimensione del tempo. Li trova orribili con accostamenti pacchiani. Quelli moderni sembrano dozzinali, quelli più vecchi sono un miscuglio di fine ottocento e stile floreale. Le immagini scorrono veloci come fotogrammi impazziti senza dare il tempo di fissarsi nella mente.
“Dove sono?” si chiede un po’ inquieta, frastornata da quelle visioni incessanti.
“Chi sono quelle persone che si trovano con me? Non le conosco, non so chi siano”.
E il sogno continua tra sprazzi di chiaro e buio inquietante. Sembrano le luci del presepe che simulano il giorno e la notte.
Continua a vagare tra stanze vuote e altre piene di nuove persone sconosciute.
“Cosa cerco? Ma dove sono?”
Un filo d’angoscia le prende il petto mentre il respiro diventa più affannoso. Scorge una porta semi aperta dal quale traspirano delle scie luminose. Si avvicina e percepisce delle voci: sono un uomo e una donna.
Sbircia dalla fessura e vede il suo letto ricoperto di pelli di pecora, mentre ode il crepitare del fuoco. Le parole non le riconosce, perché sono un bisbiglio troppo tenue.
Apre la porta e osserva due persone vicine che parlano tra loro. La riconosce: è Angie. Lui non ha la percezione di sapere chi sia. Forse è Dan o forse no. Loro non sembrano curarsi di lei, perché continuano a parlare come se fosse un fantasma evanescente.
Si avvicina e ascolta, mentre il sogno continua.
Angie parla sottovoce e comincia a chiacchierare.
Ellie resta in piedi accanto al letto.

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  1. Mi piacciono molto i cambi di tempo – un espedimento narrativo che uso anch'io volentieri, sebbene sia difficile – e tu hai saputo renderli con maestria. Prosegue il "gioco di specchi" tra Angie e Ellie, e il sogno mi induce a pensare che esista un legame che va al di là dei soli ricordi.
    Per quanto riguarda l'abilità in cucina, devo devo dire che mi sono rivista 😉
    Un'altra ottima puntata!
    E un caro abbraccio da me.

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  2. Anneheche, i tuoi commenti sono sempre graditi e attenti. Qualche legame c'è e di svela lentamente.
    Spero di essere riuscito a rendere con sufficiente chiarezza come muoversi in cucina a volte risulta difficile.
    Un abbraccio grande e affettuoso

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  3. ma dai!.. questa non me l'aspettavo!.. che forte!.. ecco cosa succede quando si mangiano troppi ossicini dei morti!.. la curiosità è schizzata alle stelle!.. non farci aspettare troppo, orso!.. Baci Baci

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  4. …ho letto e poi ho dovuto riprendere il passato per capire….perchè ero troppo curiosa….continua che aspetto con ansia per tornare!!! lettura
    molto gradevole che mi cattura…sei ancora più bravo di prima!
    ciao,
    Alessia

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  5. Alessia, che gradita sorpresa! Il tuo commento mi riempe di gioia perché sento nuovamente la tua voce dopo molto silenzio! Le belle parole che hai speso mi rendono felice, ma ancor di più sapere che sei tornata!
    Spero quanto prima di pubblicare la prossima puntata.
    Un grandissimo e caldo abbraccio

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  6.  Bellissimo questo susseguirsi continuo di tentativi di realizzare ciò che la mente ha immaginato: l'idea dell'oggetto dell'immaginazione (le decorazioni) che non corrisponde all'oggetto concretamente realizzato  scatena poi un senso di scontentezza e frustrazione. Il sogno perpetua l'attività dell'immaginazione, mentre il corpo, ormai stanco ha bisogno di riposare…
    C'è una grandissima attenzione per i particolari in questo racconto, caro Orso. Complimenti!
    Un abbraccio,
    Rossalba

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  7. Carissima Rosalba! Non sai quanto piacere mi fanno le tue parole! E' un racconto difficile che sto cercando di mettere in piedi e quello che dici mi incoraggiano a proseguire.
    Sento la tua mancanza nei post e nelle lunghe discussioni.
    Un grande e affettuoso abbraccio

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