Il ritorno

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Era una fresca mattina soleggiata, come solo il fine settembre poteva regalare.
Angie e Dan stavano facendo colazione sulla veranda inondata di luce, mentre chiacchieravano di loro, del loro modo di vivere da soli e delle occupazioni quotidiane.
“A che ora hai l’appuntamento per il ritorno?” le chiese un po’  bruscamente all’improvviso, interrompendo quel chiacchierare piacevole.
Lei trasalì prima di rispondere. Non si aspettava una domanda così secca senza preavviso.
“A mezzogiorno. Nello stesso punto nel quale ci hanno lasciate” come se lui sapesse dove erano sbarcate la sera precedente.
“Dunque abbiamo ancora un paio d’ore per chiacchierare, prima che tu ti avvii al luogo dell’incontro” disse consultando un imponente orologio da taschino.
“Se lo dici tu, ci credo!” rispose sorridendo.
“E’ stata una fortuita coincidenza che ha permesso che le nostre strade s’incrociassero. Però è stato molto piacevole. Spesso il destino ci gioca dei brutti scherzi, ma stavolta è stato benigno con noi”.
Angie sorrise compiaciuta, perché concordava con le affermazioni di Dan. Mai, come questa volta, aveva dovuto ringraziarlo per l’opportunità concessa.
“Sarei molto lieta se tu decidessi un giorno di venire a Holland Island. Sarebbe un modo simpatico per ricambiare l’ospitalità di questa notte. La casa è grande, ma la tua è molto più confortevole. Non ho una governante..” e sorrise prima di riprendere “ma posso farti assaggiare alcuni piatti che ricordano le mie origini. Solo un paio, non di più!”.
Dan le prese nuovamente le mani attraverso il tavolo stringendole con delicatezza.
“Se il tempo tiene, ben volentieri vengo. Spero molto presto. Così posso valutare la tua abilità di cuoca”.
Le ore volavano come se fossero secondi e il momento della partenza arrivò in fretta. Lui si era offerto di accompagnarla col calesse, ma lei aveva rifiutato cortesemente. Preferiva una camminata solitaria per riflettere con calma su tutti gli avvenimenti che avevano svolto la sua vita.
“Ti aspetto” gli aveva detto prima di lasciarsi.
Dan aveva stretto le sue mani con passione e aveva annuito.
“Tra non molto riceverai mie notizie” aveva confermato come ultimo commiato.
Le dispiaceva lasciare Deal Island, Dan e quella casa non imponente come la sua ma molto funzionale. Sicuramente più calda.
Angie s’incamminò da sola verso il villaggio di pescatori dove la sera precedente erano sbarcate. La giornata era tiepida col cielo terso privo di nuvole.
Mentre camminava sotto il sole, che scaldava ancora nonostante gli alberi si preparassero per il lungo inverno, ragionava su quest’uomo, alto e più vecchio di lei, dolce e delicato, e sui motivi per i quali finora era rimasto scapolo.
“Eppure la sue mani trasmettono un calore e delle sensazioni eccezionali. Mi sembra che viva agiatamente, almeno per quello che ha detto. Però non vuole parlare di sé o almeno di determinati argomenti. Rimane sul vago senza sbilanciarsi troppo”.
Angie procedeva spedita senza incontrare nessuno. Il tragitto non era lungo: solo un paio di miglia. Una bella camminata era quello che ci voleva per eliminare dal cervello le molte tossine e tante scorie che si erano accumulate durante la notte e quella mattina.
E si domandava se quelle due svitate di Sandra e Winnie sarebbero state puntuali all’appuntamento.
“Si, quando vengono alla festa del Mabon, ma anche in altre occasioni analoghe mostrano il loro lato peggiore: accettano il corteggiamento del primo che fa loro gli occhi dolci. Poi quando si svegliano dalla sbornia, vengono a piangere temendo chissà quali esiti. Finora è andata sempre bene. Non sono mai rimaste incinte. Ma prima o poi ci cascano a pie’ pari”.
Rammentava che i loro resoconti sulle esperienze di sesso erano talmente confusi tanto che lei immaginava solo una cosa: l’uomo stava sopra e loro sotto. Forse era un po’ riduttivo, ma era quello che aveva compreso.
Lo skipjack non era ancora arrivato come le sue due compagne d’avventura. Cercò un posto al riparo del sole nell’attesa.
Aveva ancor un po’ di tempo per riflettere su Dan, sulla situazione, sul suo stato.
Senza dubbio Dan gli ispirava fiducia, ma forse era riduttivo.
“No, non posso semplificare le sensazioni alla semplice fiducia, perché in effetti nonostante ore di conversazione non ne so molto di più di prima. Quindi devo affidarmi ad altri sensi. Il suo corteggiamento ..” e fece una piccola pausa perché stava correndo troppo con la fantasia.
“Diciamo il suo interesse verso di me, perché è forse più appropriato. Dunque il suo interesse mi riempie di gioia. Non sono poi così brutta da essere gettata nella spazzatura come un avanzo avariato. Però non ho ancora ben compreso quale molla l’abbia spinto a cercare la mia vicinanza. Se voleva fare sesso, che opposizione potevo frapporre? Ero in casa sua e di certo i due servitori non avrebbero mosso un dito a mio favore. D’altra parte in quella situazione mi ero cacciata io volontariamente! La mia bellezza? Ah! Ah! Questa è da raccontare! E forse divento lo zimbello di tutti i pomeriggi di Holland Island. Perché so parlare bene? Ma no! Abbiamo faticato a dire due parole che due. Gli argomenti erano stantii e appena abbozzati. Chissà quante altre donne conosce e conversano meglio di me! In conclusione non trovo la giusta risposta. Ma la troverò oppure rimarrà una curiosità non ripagata?”.
Un vociare confuso la distolsero dai suoi pensieri. Allungò la vista e vide arrivare Winnie e Sandra accompagnate da due zotici ancora più scadenti adesso che li vedeva alla luce del sole.
Arricciò le labbra in segno di disgusto e si preparò ad accoglierle col sorriso sulle labbra.
“Oh! La nostra Angie tutta sola! Dov’è quel damerino impomatato? E’ sparito con le tenebre della notte?” disse Winnie ridendo sguaiatamente.
Sandra la guardò stranita ancora sotto gli effetti della sbornia colossale della notte e rise in maniera ancora più sgraziata senza capire il senso della domanda.
I due uomini erano attenti solo a dove mettevano le mani, non badavano alle chiacchiere delle compagne. Andavano al sodo con una solerzia degna di nota.
“Metti giù le mani, Ossie!” disse infastidita Winnie senza sortire nessun effetto pratico.
Angie strinse le spalle e si congratulò con se stessa per l’ottima scelta di non aver accettato l’invito di Dan.
“Ho avuto una felice intuizione. Sarebbe stato imbarazzante, ancor più di ieri notte. Ha ragione quando mi ha chiesto come potevano essermi amiche queste due. Sono un vero disastro”.
Lei sorrise e senza rispondere cambiò argomento.
“Trascorsa bene la notte? E la festa? Mi sembra che quest’anno sia stata più interessante e movimentata del solito. Convenite?”
Sandra la scrutò con gli occhi semisocchiusi e farfugliò alcune parole confuse. Forse voleva dire qualcosa, ma la lingua impastata di alcol gliela impedì.
Winnie rise ancora una volta in maniera grossolana.
“Non sta bene fare queste domande di fronte a due signori distinti ed educato come loro. Potrebbero pensare male di noi” e una nuova risata stridula accompagnò queste ultime parole.
Angie pregava che lo skipjack arrivasse in fretta per mettere fine a questo supplizio.
Come se qualcuno l’avesse ascoltata, fece apparire all’orizzonte la candida vela dell’imbarcazione che le avrebbero ricondotte a Holland Island.
“Pazienta ancora un po’. E poi…”
La voce roca del marinaio le invitò a salire in fretta, perché non aveva tempo da perdere.
E la vela riprese la via di casa.
 

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  1. Un finale ironico e divertentissimo, e una prima parte, invece, legata ai temi a te più cari: introspezione, analisi dei personaggi, riflessioni degli stessi.
    Angie mi piace molto!
    Un abbraccione e a presto 🙂

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