La festa di Mabon

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La barca toccò terra un po’ bruscamente, facendo traballare pericolosamente gli occupanti, che strillarono per la paura.
“Calma, ragazze! Non è successo nulla! Siamo arrivati. Non dimenticate nulla! E fate attenzione nello scendere. C’è buio”.
Il barcaiolo coi piedi nell’acqua gelida che arrivava alle ginocchia mise una tavola tra il bordo dell’imbarcazione e la terra lambita dalle onde del mare. Poi sollevò la lanterna per rischiarare malamente quel pericoloso scivolo sul quale cominciarono a sciamare le ragazze. Una incespicò trascinando con sé nell’acqua alcune amiche.
“Ho detto calma!” urlò nuovamente per tacitare le grida di paura di quelle che erano ancora a bordo, mentre con la lanterna cercava di illuminare il punto del naufragio.
Sarah strillava mentre si dibatteva nel tentativo di sollevarsi e riparare sulla spiaggia umida di nebbia. Piangeva e imprecava perché aveva rovinato il vestito buono e percepiva un freddo che penetrava nelle ossa. Una mano robusta la sollevò di peso per trasportarla al sicuro, mentre un panno l’avvolgeva.
Angie era rimasta immobile a prua e osservava un po’ distaccata il trambusto dello sbarco. Pensò che avevano un cervello piccolo, piccolo per avventarsi così su quella tavola sdrucciolevole per l’umido della notte.
“Ben ti sta, Sarah! Volevi essere la prima a sbarcare e sei finita miseramente nell’acqua. Se non ti prendi un accidente questa volta, vuol dire che hai una bella tempra robusta”.
Lei aspettò che tutte le ragazze fossero scese a terra prima di avventurarsi cautamente su quello scivolo veramente pericoloso per il buio, appena rischiarato da una lanterna incerta, e per le chiazze d’acqua. finite sopra nella caduta di Sarah e di altre due ragazze, ben miscelate all’umidità della sera.
Con passo tremolante ma cauto scese, incurante degli incitamenti del marinaio che non vedeva l’ora di andarsene, tenendo ben stretto la borsa da viaggio in cuoio.
“Non voglio finire in acqua!” gridò spazientita Angie “E tieni alta quella lanterna, scimunito d’un uomo! Non si vede nulla!”.
Dopo un tempo che le apparve interminabile sentì sotto il piede destro il duro della sabbia della riva e tirò un sospiro di sollievo.
“Sono a terra, finalmente! E senza danni!” e si affrettò a raggiungere le compagne che si erano raccolte dietro un paio di uomini che reggevano le lanterne per illuminare la strada che li dovevano condurre al villaggio.
Il cielo era buio con qualche pallida stella, mentre la luna faceva capolino all’orizzonte.
Udì Sarah lamentarsi che aveva freddo, ma Angie rimase distaccata facendo attenzione a dove metteva i piedi. Non aveva nessuna intenzione di finire distesa per terra, come era già capitato a Anne.
Le luci del paese si avvicinavano come i rumori gioiosi delle persone festanti. Non aveva mai ben compreso cosa si festeggiasse il 21 settembre 1910, come in tutti gli anni precedenti ai quali aveva presenziato.
“E’ una festa inglese. Così mi hanno detto. Dicono che è diffusa nelle regioni celtiche della Gran Bretagna, ma non ne ho mai capito le motivazioni. Per me è un modo per fare baldoria e attirare persone dai villaggi vicini. Poi c’è una moltitudine di uomini e donne che con la scusa della festa tolgono i freni inibitori. Locali e pensioni sono affollatissimi, come ci sono tantissimi furbi commercianti che vendono di tutto. Però è un momento nel quale anch’io mi sento bene complice l’atmosfera di allegria e di intrigante libertà di costumi. Sono anni che sbarco a Devil’s Island presso un piccolo villaggio di pescatori, del quale ignoro il nome. Un tempo era un covo di pirati, pieno di zanzare e mosquitos, almeno così mi pare di aver letto da qualche parte. Però il posto non mi pare nemmeno molto ospitale. Quattro case in legno, uno store e un bar tutti in fila lungo una strada polverosa. La festa è più all’interno un paio di miglia, a Deal Island. Tutti gli anni dico «Questa è l’ultima volta, che ci vado. Lo giuro». Poi…poi mi lascio convincere da Sandra e Winnie a venire con la speranza di trovare un principe azzurro. Ma quale illusione coltivo? Di trovare uno zoticone o un pescatore? Meglio rimanere zitella che maritarmi con questi rozzi isolani. Sono capaci solo di bere sidro di mela, birra o whiskey, ruttare come maiali, mangiare con le mani e fare solo sesso! No, questa volta è proprio l’ultima! Se voglio trovarmi uno spasimante devo andare fino a Princess Anne o Somers Cove. Ma forse devo andare a Baltimora con la scusa di andare a trovare i cugini, i figli di zia Ethna. Oppure non è meglio rimanere zitella?”.
Angie camminava e pensava allo stesso tempo seguendo le compagne in fila indiana dietro la guida con la lanterna. Doveva tenere il passo delle altre se non voleva rimanere indietro col rischio di non sapere dove stava andando.
L’ingresso del villaggio era a qualche centinaia di iarde e si vedeva benissimo. Enormi bracieri illuminavano di rosso il nero della sera. Un gigantesco stendardo posto tra le prime due case recava scritto a mano un “Welcome” che spiccava sul bianco della tela.
Le amiche si erano rianimate dopo l’incidente a Sarah e Anne, che sembravano stremate dal freddo e dalla fatica della camminata. Gridolini di gioia e bisbigli a mezza bocca uscivano da queste ragazze tutte in cerca di un buon partito.
Angie continuava a scuotere la testa perché continuava a pensare che non avrebbe mai trovato qui un buon marito.
La strada principale era illuminata da bracieri e torce che rosseggiavano pericolosamente in mezzo a quelle case quasi tutte di legno. Sarebbe bastato un alito di vento più birichino e tutto finiva in fumo, come quattro anni prima. Cesti di frutta appena raccolta e pinte di vino erano i simboli della festa. Nello spiazzo centrale una banda improvvisata suonava improbabili musiche, mentre coppie di ballerini si esibivano su tavole provvisorie e instabili. Una lunga tavolata a ferro di cavallo correva attorno a questa piattaforma, lasciando aperto solo uno spazio per accedere al cuore della festa.
Angie si staccò dal gruppo per raggiungere la pensione che era stata prenotata qualche settimana prima insieme a Sandra e Winnie, con le quali avrebbe diviso la stanza. Voleva depositare la borsa e darsi una rinfrescata prima di abbandonarsi alla festa.
La strada era illuminata da lampade a olio, ma le zone d’ombra era più larghe di quelle di luci. Quindi doveva fare molta attenzione, perché molti uomini ubriachi stavano pericolosamente appoggiati alle pareti delle case e non promettevano nulla di buono.
Angie si strinse con maggior vigore la mantella che lasciava libero solo il viso e con passo svelto si diresse verso Devil’s Cove, dove avrebbe alloggiato durante la notte, quando si senti afferrare alle spalle e trascinata in un vicolo buio.
Cercò di divincolarsi senza riuscirci: le mani di un uomo la tenevano inchiodata a una staccionata. Sembravano due tenaglie di ferro tanto era forte la presa.
La mente era in subbuglio e le mani impedite dalla pesante mantella e dalla borsa che non voleva abbandonare. Cominciò ad urlare chiedendo aiuto, mentre il peso del corpo dello sconosciuto la schiacciava sempre di più impedendole qualsiasi movimento come la respirazione.
Comprese che le forze per lottare stavano scemando, mentre dalla bocca usciva un flebile lamento. Si sentiva soffocare, mentre la vista si appannava, quando in un attimo di lucidità non percepì più quel peso che le toglieva il respiro.
“Come stai?”.
Sembrava la voce di un angelo del cielo, anche se mai ne aveva conosciuto uno. Si domandò se quello che udiva era reale o immaginazione.
“Ora va meglio” sussurrò prima che tutto diventasse nero.

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  1. Per struttura narrativa, cura dei particolari, ampio incedere, questo diventerà senza alcun dubbio un grande romanzo.
    Nel capitolo precedente abbiamo conosciuto Angie, la misteriosa Winona e un riassunto della storia della famiglia. Qui entriamo nel vivo con una festa che all'inizio appare un'occasione di svago ma che poi improvvisamente sembra celare oscure trame.
    I miei più vivi complimenti!
    E un caro abbraccio.

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  2. Non sono sparita, amico mio.

    Presto verrò da te con piacere.

    Non voglio lasciarti un commento che non sia un vero commento.

    Devi riuscire a far emergere tutto ciò che vi è in te.

    Vi è molto e scrivi proprio bene.

    Allora…
    Coraggio!

    Con affetto
    Aura

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  3. Giadaluce, quello che mi sorprende sono tutti gli elogi per questi due post e questo in particolare. Quando li ho scritti credevo di aver scritto qualcosa di normale, anzi..ma a questo punto devo ricredermi.
    Grazie anche a te.
    Un abbraccio

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  4. leggo storie da sempre….so che sei bravissimo a scrivere….. ma mi manca qualcosa. Ovviamente la mia non è una critica. Solo un parere…..
    E' un incipit…..vedremo il seguito
    Perchè una lettura deve stordirmi… ovvero chiedermi "ma che cavolo succede?"
    C'è riuscito di recente Zafon…..
    STUPISCIMI!

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  5. Quando leggi qualcosa e d'improvviso ti perdi, nel senso che perdi il tempo e il luogo, significa che ciò che leggi ti ha rapito.
    Leggevo anche il post di prima Ellie…. davvero… davvero piacevole ciò che narri.
    Baci

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