Capitolo 42

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La mattina li accolse abbracciati e stesi per terra, avvolti in modo approssimativo da un plaid troppo piccolo per coprirli, ma non avevano avuto freddo per il calore che si erano trasmessi.
Il lume ad olio era ridotto a una misera fiammella, il camino era spento mentre occhieggiavano qua e là qualche piccola brace residua del lungo fuoco notturno.
La nuova giornata sembrava assicurare ai due giovani sensazioni piacevoli di pace e armonia dopo il violento temporale che aveva fatto da sottofondo rumoroso durante la lettura. Sembrava che la natura si fosse placata dopo il furioso sfogo del giorno precedente e che volesse infondere loro dell’energia positiva. L’avrebbero potuto utilizzare proficuamente per rigovernare la baita primadella partenza, ma era preminente la tentazione di godersi la percezione di benessere senza l’assillo del rispetto delle regole, lasciando scorrere il tempo senza prestarvi attenzione.
Erano immersi in questi pensieri piacevoli, quando si affacciò nelle loro menti che stasera dovevano preparare il bagaglio per rientrare a Belluno e sistemare la baita per darle un senso di ordine, perché la vacanza era ormai agli sgoccioli. La riflessione sulla partenza aveva avuto il potere di raffreddare l'entusiasmo, l'ottimismo e la vivacità che queste ferie non programmate avevano generato dentro di loro.
Avevano vissuto momenti di grande intensità emotiva, avevano scoperto emozioni che non pensavano di provare, avevano letto qualcosa che in un certo modo li aveva coinvolti e intrigati. Però era venuto il momento della partenza e di chiarire tanti aspetti dubbi, molte incertezze, che erano state accantonate per non rompere il clima sereno tra loro. Dovevano comprendere a pieno il senso di essere venuti in questo bosco.
Non sembravano disponibili al chiarimento, almeno questo era l’intendimento da parte di Elisa, perché avrebbero voluto che l’atteggiamento festaiolo durasse all’infinito. Comprendevano che le spiegazioni potevano produrre degli attriti e generare incomprensioni e forse rotture insanabili. E questo li spaventava e li teneva in ansia.
“Pietro, ti amo” disse la ragazza in un sussurro appena accennato per rompere quello stato di latente tensione “Vorrei che il tempo si fermi in questo istante. Mi piace il modo di interpretare il fluire dei secondi, dei pensieri..”
Pietro aspettò che continuasse il discorso, ma lei era rimasta muta impedendo di intuire il senso delle ultime oscure parole.
Percepiva che Elisa proiettava delle energie positive nell'ambiente circostante e questo lo appagava al momento. Però desiderava conoscere i misteri della baita, di Klaus e Amanda. Aveva intenzione di conoscere meglio questo bosco magico, il bosco degli elfi. E poi quella misteriosa volpe, chi era? E perché si aggirava silenziosa e inquietante attorno a loro e solo di notte? Tante domande, molti dubbi e pochissime risposte. Però il tempo diventava sempre più scarso e l’attimo della partenza si avvicinava sempre di più. Però doveva comprendere per non lasciare degli scheletri dentro gli armadi.
Pietro consciamente o inconsciamente nella routine quotidiana agiva con grande comprensione degli schemi generali, a volte con maggiore intuizione e considerazione del solito, altre volte col terrore di non riuscire a dominarli. Però in certi momenti trovava sconvolgenti i cambiamenti radicali della vita, ma in altre circostanze erano per lui stimolanti e creativi. E questo era uno di quelli che lo eccitavano: desiderava i mutamenti e si aspettava una vita più elettrizzante, più interessante, più viva di quella invariante, quasi monotona che aveva condotto fino allora.
L’incontro con Elisa, inaspettato e coinvolgente, aveva rappresentato per lui un momento di metamorfosi che l’aveva trasformato in un’altra persona. Non desiderava che questa esperienza terminasse nel nulla, così come la curiosità di conoscere tutto quello che stava ruotando intorno a loro era molto forte.
Era alla ricerca di nuove idee, nuove esperienze e cognizioni diverse, che rendessero l’esistenza più autentica. Pertanto stimava che questa fosse una fase adatta per iniziare a comprendere cosa gli permettesse di sviluppare la sua umanità, di concedergli nuovi punti di vista con l’aumento della consapevolezza di se stesso e delle sue capacità.
La ragazza era consapevole da parte sua che doveva dare delle risposte precise e esaurienti, ma aveva il timore di rovinare quell’aria di festa e di complicità che si era creata tra loro.
Si poneva il pensiero da dove cominciare, perché trovava confuso l’intero discorso, e avrebbe rischiato di non essere compresa. A volte nemmeno lei capiva se era frutto della sua immaginazione oppure era una realtà che appariva pazzesca e terribilmente pericolosa.
Però doveva chiarire prima con se stessa e poi con Pietro, che si aspettava delle risposte precise senza troppi polveroni intorno.
Di un aspetto aveva la certezza: Pietro le piaceva moltissimo. Desiderava che i suoi sentimenti fossero ricambiati, perché questi pochi giorni le avevano dato delle indicazioni positive. Non era asfissiante, ma lasciava vivere. Era disponibile e paziente senza ossessioni o compulsioni. Era curioso ma non era facilmente ingannabile se le spiegazioni non erano coerenti o logiche. Nonostante avesse dichiarato che era la prima volta che faceva sesso con una donna, si era dimostrato sensibile al punto giusto e un amante per nulla disprezzabile da questo punto di vista. C’era stata fin dall’inizio un affiatamento sessuale che l’aveva sorpresa piacevolmente. Lei si era sempre sentita a proprio aggio e appagata. Però adesso iniziava la parte più difficoltosa: consolidare queste aspettative perche la loro trasformazione fosse duratura nel tempo. Era consapevole che il compito non sarebbe stato facile e che dipendeva molto da lei e dalle risposte ai numerosi quesiti rimasti in sospeso.
“Comincio io o lascio il pallino a lui?” questo era il primo dilemma che da qualche minuto frullava nella testa.
Si strinse a lui per raccogliere il calore che trasmetteva e per acquistare quel minimo di fiducia sull’inizio del discorso.
“Pietro” disse timidamente “mi piacerebbe..” e interruppe nuovamente il discorso come se avesse pudore nell’esternare le sensazioni che provava.
“Cosa ti piacerebbe?” le chiese sollecitando la risposta.
“Mi piacerebbe vivere con te fra queste quattro mura” rispose tutto d’un fiato come se quello stimolo avesse fatto breccia dentro di lei “Però non ho ascoltato la tua opinione in proposito”.
Pietro tardava a dare una risposta come se cercasse di ragionare senza urtare la sensibilità della ragazza.
“Anche a me piacerebbe condividere la vita con te, Però…” e fece una breve sospensione “Però vivere qui sarebbe impossibile. Oggettivamente ci sono troppe difficoltà non facilmente aggirabili. La prima è economica. Non sono in grado di racimolare la cifra richiesta da Marco. Lo so, che il bosco e la baita valgono molto di più, ma non ce la faccio e lo ripeto in tutta onestà. La seconda è che io non vivo di rendita. Ho la necessità di lavorare per vivere, per garantirti un’esistenza decente. Questo posto è troppo distante dal luogo di lavoro per affrontare il viaggio tutti i giorni. Se tu ti accontenti di vivere con me a Belluno e passare i week end qui, il discorso è presto fatto. Con Marco possiamo accordarci. Però..”
“C’è sempre un però di troppo! Ho capito..” riprese la ragazza delusa dal lungo discorso
inconcludente di Pietro rispetto alle sue aspettative.
“Cosa hai capito? Non credo che tu abbia capito. Chi ha iniziato coi però se stata tu! Non intendo litigare o rovinare quello che abbiamo costruito per delle mere questioni linguistiche. Quindi affrontiamo problemi concreti, lasciando in disparte i però! Mi hai chiesto se vogliamo affrontare il percorso delle nostre vite insieme? Ho esposto le mie perplessità, in quanto non ho intenzione avviare un’avventura ben conscio che sarà fallimentare da subito. In realtà ci sono altri aspetti da chiarire e forse è giunto il momento per affrontarli. Dunque..”
“Hai ragione. Ci sono delle questioni rimaste in sospeso da definire. Da dove cominciamo?”
“Sento la necessità di un buon caffè prima di iniziare le spiegazioni”.
E si alzarono.

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  1. Attendo le spiegazioni!Lui mi sembra estremamente razionale: come dargli torto? La vita non può sfuggire a certe regole.Ma l'interesse principale è rivolto al passato…Sempre bravissimo!un abbraccio.

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  2. Sempre acuta la tua analisi! Pietro è combattuto tra presente e passato, tra voglia di sapere e di ignorare tutto.E le spiegazioni? A presto, mia carissima amica!Ormai è giunto il momento di chiarire e di ..ma non voglio togliere quel minimo di mistero che avvolge il finale.Un abbraccio

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  3. Pietro tentenna, ha un peso sullo stomaco, non sa e forse non vorrebbe dire certe cose che noi tutti aspettiamo di leggere e di sapere insieme a Elisa.Bello il tuo modo di lasciare in attesa il lettore, la trama è veramente acuta.bravo.

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  4. Beh, Pietro è combattuto tra istinto di dire sì e la razionalità che gli impone prudenza.Elisa vorrebbe sentire la voce dell'istinto, ma per il momento sente la fredda razionalità.Non so come ringraziarti per le lusinghiere parole che usi nei miei confronti.Un abbraccio affettuoso.

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