Il Viaggio – 8

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Luca era interdetto per la determinazione dimostrata dalla ragazza nel volerlo accompagnare al casale e non ne trovava le motivazioni.

Un pensiero fisso gli tormentava la testa come il martello del fabbro sull’incudine: “Perché?” e non trovava una risposta ragionevole.

Le sembrava una ragazza seria, affidabile ma dallo sguardo smarrito come se cercasse disperatamente di estrarre dal proprio petto dei segreti senza trovare l’ardire di farlo. Eppure non si era dimostrata timida quando lo aveva invitato a fermarsi per la sera e neppure poco prima con l’invito di trascorrere insieme la giornata al mare. Vedeva in lei la figlia e null’altro.

Si disse “Vediamo cosa desidera” e continuò a parlare di mille altri argomenti.

“Perché si è messo in viaggio?” domandò all’improvviso mentre imboccavano il viottolo che conduceva al casale “Non mi sembra che abbia una meta precisa”.

Luca si fermò e rise allegro, “Si nota?” chiese con tono serio.

“Quel darmi del lei, mi invecchia oltre misura” le disse, mentre riprendevano a camminare.

“Ci provo ma non contarci”.

Lui aveva il fiatone quando arrivò dopo lunghi minuti sull’aia del casale e pensò che era veramente vecchio, perché qualche anno prima avrebbe fatto tutto d’un fiato la salita.

Il malinconico si rammaricò di questi pensieri negativi, perché mettevano tristezza pure a lui, ma doveva portare pazienza e non lasciarsi prendere dallo scoramento.

Giunti dinnanzi al portone chiuso, Luca disse guardandosi attorno smarrito e perplesso:”E adesso come faccio?”

“Possiamo fermarci sul dondolo sotto le stelle a parlare. Poi apriamo il portone!” replicò sorridente Simona.

Lui non capiva come avrebbe potuto entrare senza suonare la campanella, ma non comprendeva quel plurale “noi”, perché lui era regolarmente alloggiato lì, ma lei no.

Rinunciò a intuire cosa volesse intendere la ragazza con “poi apriamo il portone”, perché la serata piena di stelle e con un falcetto di luna poteva essere invitante per chiacchierare.

Un brusio appena discreto si levò dal dondolo, mentre ognuno narrava di sé. Così comprese che la ragazza era di casa nella cascina, che Maria l’aveva accudita come una madre e tanto altro ancora, ma il vero motivo per il quale aveva voluto restare lì sotto le stelle non lo aveva ancora rivelato.

Quel dondolarsi nell’aria frizzante di una notte di luglio risvegliò il guardiano dormiente dei ricordi, che prese le chiavi per aprire la stanza della memoria.

E la mente tornò a quella ultima notte trascorsa con la francesina con la quale tra coccole e baci aveva atteso il sorgere del sole prima nella tenda poi sulla spiaggia illuminata da piccoli fuochi dormienti.

“Cosa ci siamo detti?” ripensò Luca rapito da quei ricordi lontani. Parlavano un mix di inglese, tedesco e dialetto per capirsi la metà di quello che volevano dirsi, ma certe sensazioni non avevano bisogno di parole e lì l’intesa era perfetta, come può esserlo a diciotto lui e sedici lei. La mente vagava libera senza ascoltare il frinire delle cicale e il cupo richiamo del gufo nascosto nel folto del noce.

Simona si fermò a guardarlo incantata dallo sguardo sognante di Luca che volava leggero tra sogni e ricordi.

L’improvviso silenzio ruppe il brusio delle parole, mentre lui ritornava sul dondolo ad ascoltarla come se quell’interruzione silenziosa non fosse mai avvenuta.

Adesso lei era certa di essere pronta a raccontare il segreto della sua infanzia, celato con molta gelosia e cura dentro di sé. Però non sapeva da dove cominciare se dai ricordi sbiaditi dal tempo o dalle sensazioni dolorose che portava dentro.

La voce s’incrinò per l’incertezza, ma lui la soccorse: “Racconta. Sono in attesa di conoscere il tuo segreto”.

“Devo tornare indietro nel tempo” cominciò a parlare rinfrancata dalla sicurezza che questo uomo, che avrebbe voluto come padre, le infondeva.

E fece un tuffo nel passato remoto.

Di zia Lina e Maria aveva già raccontato, quindi estrasse dal cuore il dolore  di non avere avuto un padre, a parte quello nominale.

“Non riesco detestare i miei genitori, perché non sono mai riuscita ad odiare nessuno. Però quando ho compreso i motivi per i quali mi volevano sempre nel lettone con loro, ho richiuso i ricordi e loro in baule, seppellendolo in questo giardino” disse tutto d’un fiato Simona.

Adesso si sentiva più leggera, come se si fosse sgravata da un figlio indesiderato, ed era diventata come un fiume in piena che scorreva veloce e tumultuoso verso il mare.

Era cresciuta senza una figura maschile di riferimento, perché zia Lina e Maria erano rimaste single e disdegnavano la compagnia degli uomini. Su questo argomento in paese correvano molte dicerie, perché qualcuno affermava che dormivano insieme e che facevano all’amore tra loro..

“No, non era vero” affermò con forza la ragazza “ognuna dormiva rigorosamente nel proprio letto. Ma questo mi ha sempre ferita nell’anima, perché dicevano che anch’io amavo solo le donne”.

Una piccola lacrima scese furtiva dagli occhi vivaci, mentre sperava che Luca non si fosse accorto dell’emozione e della stizza a questi ricordi.

Lei, quando stava con un ragazzo, cercava in lui una figura maschile che non aveva mai avuto, mentre a loro interessava solo il sesso. Quindi non si trovava mai l’affiatamento giusto e tutto finiva in fretta.

“Tommaso, l’ultimo, sembrava diverso, mentre io mi sforzavo di vederlo sotto una luce diversa. Però mi accorsi che dopo il periodo iniziale aveva smesso di amarmi e chiusi la relazione” si accalorò Simona per giustificare che a trent’anni non aveva avuto un amore degno di questo nome e non sapeva cosa fosse il sesso.

Il cielo stava colorandosi di colori pastello per annunciare la nascita del sole.

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  1. ops probabilmente non accetterai le mie scuse,ma noto adesso che il 21 è stato il tuo compleanno:-)))
    ed anche se in ritardo,ti faccio i miei più sinceri auguri dal profondo del mio cuore:-*bacioni

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