La vita riprende

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Micaela non comprendeva il senso della telefonata di Marco, ambigua e strana, Si sarebbero visti il giorno dopo e avrebbero passato insieme almeno altre due settimane di lavoro; si chiese perché si era mostrato tanto insistente su quali progetti aveva per la sera, se era stata in vacanza e dove.

Si era data un codice che intendeva rispettare: non concedere troppe confidenze alle persone che incrociava per motivi professionali. Era fermamente convinta che mescolare questioni personali con le problematiche legate alla professione sarebbe stato l’errore più grossolano che poteva commettere. Aveva percepito che le relazioni nate sul luogo di lavoro sarebbero state foriere di problemi e incomprensioni. Accettare i corteggiamenti di qualcuno che un domani avrebbe potuto essere un superiore o quanto meno rapporti subalterni avrebbe messo a rischio le possibilità professionali di trovare lo sbocco più idoneo alle proprie esigenze.

Questa telefonata l’aveva messa di cattivo umore dopo una giornata che sembrava destinata al bello stabile.

“Pazienza” si disse mentre si stiracchiava come una gatta dopo una bella ronfata accanto al fuoco spento “Spero di non essere stata troppo scortese, ma non avevo alternative. I corteggiamenti sul posto di lavoro li ho sempre considerati disdicevoli”.

Chi era Marco? Per lei non era nessuno, a parte il ruolo nel gruppo di lavoro, perché ignorava tutto: se aveva una donna con la quale viveva o che frequentava con regolarità. Inoltre era decisamente troppo vecchio per lei: quindici o sedici anni di differenza erano indiscutibilmente un differenziale troppo ampio per potere condividere interessi e pensieri.

Un dubbio si insinuò in lei come un minuscolo tarlo che scavava lunghe gallerie nel legno: “Era forse un nascosto ricatto sessuale poiché ho palesato in maniera limpida il mio desiderio di entrare nello studio una volta completato il percorso formativo?” si disse “Ma forse sono solo fantasie”. Però il tarlo lavorava e quella sensazione sgradevole rimaneva appiccicata al palato come una fastidiosa buccia di mela che nonostante gli sforzi profusi stava immobile nella trachea.

Cercò di pensare ad altro, ma ritornava sempre al motivo della telefonata che faticava ad inquadrare in un quadro logico. Era troppo di pessimo umore per chiamare Matteo, perché non aveva la lucidità necessaria per parlare con lui. Però non voleva disturbare ancora una volta Silvia con le proprie paure, i problemi personali ed essendoci ancora luce si preparò per uscire.

Matteo dopo le giornate intense di ferrate e sentieri di alta montagna, aveva deciso di fermarsi a Madonna di Campiglio a godere la sensazione di mondanità di questa celebre località turistica. Il grosso dei vacanzieri era ormai andato complice il tempo che si andava rapidamente guastando: i primi temporali agostani avevano abbassato le temperature e le perturbazioni scorrevano veloci ed imprevedibili. Tutto questo non lo disturbava più di tanto perché sapeva come comportarsi e cosa evitare.

Lui si considerava un montanaro pur essendo nato in una zona dove il punto più alto era il cavalcavia sulla ferrovia, perché amava quella natura aspra e silenziosa da rispettare e conservare, tanto avara quanto ricca.

Stava percorrendo il sentiero delle cascate che da Pinzolo portava verso la Presanella lungo Val Genova, quando gli tornò alla mente la lunga e tormentata telefonata con Micaela.

Lei aveva ragione quando diceva che doveva smettere di essere troppo possessivo ed ossessivo, ma la natura del proprio carattere era più forte del freddo raziocinio. Per un lasso di tempo limitato riusciva a mettere un freno alla personalità autoritaria e determinata, che era validissima ed apprezzata in campo professionale. ma era fonte di scontri continui nel quotidiano e nelle relazioni sentimentali.

Solo Laura lo aveva accettato così come era ed avrebbe fatto carte false per avviare con lui un rapporto meno episodico di quello che avevano avuto finora.

Però erano due personalità diverse ed emanavano un fascino diametralmente opposto. Laura era dolce, remissiva, dalla cultura quasi enciclopedica e dai molteplici interessi, ma era poco stimolante per lui perché non sentiva opposizione al suo carattere, al suo modo di pensare e di agire. Gli sembrava troppo scipita per potere avviare un rapporto stabile anche se fisicamente era una gran bella ragazza, ma la bellezza non era sufficiente.

Micaela era invece attenta, determinata. allegra, ma qualcosa di lei gli sfuggiva, gli restava misterioso; avvertiva la presenza di un nucleo inafferrabile, di un enigma che contribuiva al fascino che emanava. Per questo poteva dire, con ragionevole certezza, che non era ciò che sembrava apparire. Non era mai banale quando parlava di qualcosa che le stava a cuore. Non si rifugiava nei luoghi comuni, nei cliché del “cosa significa essere donna” e non era una persona concentrata esclusivamente su di sé: prima di rispondere si concedeva una breve pausa di riflessione. Era un qualcosa di speciale che lo attraeva.

Mentre camminava di buona lena lungo il sentiero che costeggiava il Sarca ed osservava le numerose cascate che facevano corona a destra ed a sinistra, si interrogava per l’ennesima volta se sarebbe riuscito ad esercitare l’autocontrollo sulla propria personalità, perché quella era la vera scommessa con se stesso.

Tra qualche giorno sarebbe ripartito per Padova e solo allora avrebbe capito se la forza di volontà avrebbe avuto il sopravvento sul carattere.

(Capitolo 18)

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