Il rientro

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La vacanza finì anche fin troppo presto tanto volò il tempo. Avrebbe voluto trattenersi ancora, ma il lavoro nel cantiere l’aspettava e poi non poteva permettersi economicamente un periodo più lungo.

Rientrò a Padova comodamente seduta sulla macchina con Silvia e Gianni, abbronzata di un bel colore dorato, col viso disteso e senza increspature.

Ricordò con soddisfazione e piacere le diverse cavalcate per i tratturi intorno all’agriturismo. Era riuscita a vincere la paura del cavallo con l’aiuto dell’istruttore mentre i sobbalzi dell’auto le rammentavano l’andatura della giumenta pezzata che aveva cavalcata.

Poi vedeva Piazza del Campo dall’insolita forma a conchiglia strapiena di contradaioli festanti e turisti vocianti durante il Palio dell’Assunta. Erano riusciti tramite il proprietario dell’agriturismo a trovare un posto dall’ottima visuale senza essere intrappolati nella folla. Era stato uno spettacolo indimenticabile, che aveva riempito i loro discorsi per diversi giorni, molto più avvincente di quello che si poteva assaporare nelle riprese televisive.

Però i ricordi di quei dieci giorni erano troppo intensi per potere essere rammentati tutti durante il viaggio di ritorno.

Micaela si sentiva veramente bene: serena, tranquilla e rilassata, con la mente sgombra dai pensieri, pronta l’indomani a riprendere contatto col gruppo di architetti che aveva lasciato due settimane prima.

La sua stanza le sembrava minuscola ed angusta rispetto a quella che aveva lasciato poche ore prima, ma la sentiva sua perché stava tra quegli oggetti famigliari e pieni di ricordi. Si distese sul letto senza disfare la valigia dopo un breve saluto ai genitori, perché voleva riordinare i pensieri che confusamente si aggiravano dentro di lei. Inserì nello scomparto il CD preferito dei Coldplay, “Parachutes” e mentre i suoni sensuali della musica invadevano la sua mente, cominciò a riflettere su di lei e Matteo.

Non era più tanto sicura di volere ascoltare la voce di lui o rivederlo a breve, non perché si fosse pentita di quello che si erano detti nei giorni passati, ma perché percepiva che l’infatuazione stava lasciando il posto all’indifferenza.

Si chiese se era giustificabile il tentativo di alimentare nuovamente il fuoco morente con altra legna, forse umida e fumosa, ma la curiosità era forte in lei. Voleva verificare di persona se le sensazioni attuali erano il frutto della lontananza oppure della mancanza di interesse verso di lui.

Mentre era immersa nel fluire di questi pensieri, scivolò lentamente nel limbo della dormiveglia con molte figure maschili indefinite nei contorni e nell’aspetto, con la sovrapposizione di paesaggi contrastanti e contraddittori. Vedeva Marco, il responsabile del progetto di recupero architettonico di Padova, con l’aspetto di Gianni immerso nella campagna senese a ristrutturare un vecchio casale abbandonato, sul quale aveva fantasticato a lungo dopo averlo scoperto durante una passeggiata a cavallo. Lo spazio non era più spazio e il tempo non era più tempo: il tutto era un fluire incerto con personaggi mai conosciuti ed ambienti mai visti.

“Quanto ho dormito?” si chiese risvegliata dal suono insistente della suoneria di Elisa “E chi è che mi cerca?”. Finalmente il suono si chetò come il cuore che aveva accelerato i suoi ritmi per quel brusco risveglio.

Ora la stanza era in silenzio illuminata dal sole morente mentre lei era ancora distesa pigramente sul letto.

I sogni erano svaniti e con essi anche le sensazioni piacevoli che aveva assaporato durante quel sonno agitato e tumultuoso. Avrebbe voluto che non fosse stato interrotto mentre si svolgeva quel complicato connubio tra realtà diverse mescolate e fuse tra di loro.

Si chiese il motivo per il quale aveva sognato il viso di Gianni sovrapposto a quello di uno sconosciuto e poi ancora perché Matteo non era comparso in nessuna di quelle figure ibride ma non mostruose dall’aspetto composito di tante persone conosciute o no.

Nei dieci giorni trascorsi con Silvia e Gianni era rimasta piacevolmente sorpresa da lui. Aveva un carattere riservato e dolce, anche se al momento giusto sapeva tirare fuori gli artigli che colpivano come rasoiate. Era meno impetuoso di Matteo, più razionale e riflessivo. Apparentemente sembrava freddo e talvolta distaccato, quasi estraneo alle conversazioni, ma in realtà era sempre attento a cogliere tutte le sfumature dei discorsi che puntualmente rimarcava e puntualizzava. Era più facile leggerne le mosse, i pensieri e con un minimo di attenzione avrebbe saputo prevedere cosa avrebbe fatto o proposto tra un secondo.

Era un bel uomo alto e slanciato, con una buona cultura di base, dalla personalità seria e determinata, sempre sicuro delle proprie azioni. Però non era il tipo adatto alla lei, perché non aveva la vena romantica ed imprevedibile di Matteo. Sicuramente con Silvia formava una bella coppia per i caratteri complementari.

Lei cercava una persona dal fascino concreto e speciale, romantico e sognatore, imprevedibile e non ripetitivo. Matteo aveva molte di queste caratteristiche, ma la personalità possessiva e soffocante non era quello che pretendeva in un uomo. Voleva un rapporto sciolto, libero e allo stesso tempo profondo. Non gradiva essere subalterna a nessuno, ma essere considerata alla pari. C’erano molte contraddizioni nei pensieri con la ricerca di una relazione che doveva essere speciale, variegata e non monotona e contemporaneamente rispecchiare i canoni tradizionali dell’amore romantico.

Forse era per questo motivo che continuava a sognare persone dove l’aspetto fisico era l’unione di tante personalità distinte.

Guardò chi l’aveva svegliata facendo svanire un sogno che ora non ricordava nemmeno più.

“Sarà Silvia o Matteo?” disse ad alta voce e invece con sorpresa vide il numero di Marco.

“Cosa dovrà dirmi di tanto urgente da cercarmi a casa” si interrogò dubbiosa Micaela, mentre componeva il numero “Adesso lo saprò”.

(Capitolo 17)

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  1. Questo capitolo sembra scritto da una donna, per quanto sei riuscito a scandagliare l’animo di Micaela. Penso che avolte si rimanga intrappolati nel ricordo dell’idea dell’amore che si è vissuto e solo il tempo ci restituisce la vera realtà dei sentimenti. Sei riuscito a scrivere al femminile, toccando le segrete sensazioni che spesso non riusciamo a spiegare. Consideralo un complimento grande, poichè la vera abilità di uno scrittore è quella di sapersi calare nel cuore dei personaggi. Bravissimo. Ti seguo con enstusiasmo****

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  2. Chi è a caccia di amori romantici e imprevedibili è a caccia di guai… povera Micaela…
    poi le cose non sono mai come le immaginiamo, forse l’unica soluzione è invece quella di non crearsi inutili aspettative…
    un bacione

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  3. Rosalba, hai ragione nel cogliere il succo della frase. Spesso noi tendiamo ad idealizzare certe scelte col rischio di perdere di vista la realtà e rimanerne intrappolati.
    Grazie ancora per il tuoi preziosi suggerimenti.
    Un abbraccio

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  4. Dalloways66, potresti avere ragione quando affermi che chi va a caccia di amori romantici va a caccia di problemi. Però l’anima umana è irrazionale specialmente nel campo sentimentale. Così si idealizza tutto col rischio di finire nelle sabbie mobili delle crisi interiori.
    Un abbraccio

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