Ferrate, relax e risate

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Matteo era sulla ferrata delle Bocchette Centrali nel gruppo del Brenta, quando arrivò il messaggio di Micaela. Era impegnato in tratto difficile della ferrata che richiedeva attenzione e concentrazione per non finire più in basso ai piedi della Bocca Armi.

Il panorama era mozzafiato come gli strapiombi che costeggiavano cenge naturali o stretti passaggi ricavati nel costone roccioso della montagna; non era permessa la benché minima distrazione perché avrebbe potuto essere fatale. Quel trillo improvviso lo aveva fatto sobbalzare per una frazione di secondo, ma subito l’aveva dimenticato, mentre guardava innanzi a sé in una giornata limpida e tersa le cime frastagliate del Brenta.

Era stato molto indeciso se visitare i rifugi che stavano a cavallo tra Madonna di Campiglio e Molveno oppure percorrere la via classica delle Dolomiti che in dodici giorni partendo dal lago di Braies scendeva verso Belluno. Sarebbero stati dodici giorni impegnativi sia fisicamente, sia psicologicamente con molti passaggi difficili per persone esperte ed allenate. Però quest’anno non era riuscito a prepararsi adeguatamente a causa degli impegni di lavoro e distratto dal costante pensiero verso Micaela. Quindi aveva ripiegato sui rifugi del gruppo del Brenta con sentieri meno impegnativi ma ugualmente suggestivi.

Quell’incontro fortuito e stimolante nel supermercato all’Arcella aveva scompaginato i pensieri ed intaccato la fredda determinazione che lui usava per raggiungere gli obiettivi. Da sempre aveva amato la montagna aspra e silenziosa e non quella chiassosa e vacanziera che trovava deprimente e dispersiva. Lui era un introverso che trovava nelle camminate solitarie tra boschi e rocce il modo di esprimersi compiutamente. Il profumo della resina degli abeti o dei fiori alpini, il sibilare feroce del vento sulla pelle secca e screpolata, il passo cadenzato e misurato sui sentieri ghiaiosi erano per Matteo sensazioni appaganti e inebrianti che rinnovava ogni anno come un rito pagano.

Con profondo disgusto osservava file di turisti che con scarpe da ginnastica e macchine fotografiche si aggiravano chiassosi e maleducati per sentieri e boschi rompendo l’incanto fatato della montagna profanata. E cercava sempre vie poco battute da affrontare in solitario accompagnato dai suoi pensieri. Erano momenti magici per lui perché poteva dar sfogo alla immaginazione, alle riflessioni più intime. Questa passione non era condivisa da nessuno dei pochi amici o amiche che aveva e quindi da anni trascorreva le ferie estive da solo nei boschi e nei rifugi alpini, che raggiungeva dopo lunghe camminate con l’unica compagnia del vento e delle nuvole.

Quest’anno aveva sperato di trascorrere le vacanze agostane con Micaela passeggiando nei boschi e per sentieri facili e panoramici, ma l’approccio era stato un vero fallimento, che aveva lasciato in lui una profonda ferita che faticava a chiudersi.

Era partito ai primi di agosto per Madonna di Campiglio con il pensiero fisso rivolto alla ragazza, che non riusciva a dimenticare nonostante tutti gli sforzi. Aveva provato inutilmente a contattarla dopo quel sabato in Piazza delle Erbe, ma il telefono era inspiegabilmente spento o così sembrava. Preferiva il colloquio diretto all’invio di messaggini freddi ed impersonali, ma una voce femminile lo informava con monotonia che l’utente chiamato non era raggiungibile. Poi un giorno decise di affidare al messaggio il compito di richiamare su di sé l’attenzione di Micaela, che lo lesse mentre stava raggiungendo Cortina. Poi lasciò perdere concentrandosi sul lavoro e sull’organizzazione delle ferie di agosto, poiché non ricevette nessun segnale di ritorno.

Ora si faceva viva in modo inatteso ed in un momento delicato, ma a questo avrebbe pensato una volta raggiunto il rifugio Alimonti, perché doveva stare attento a dove e come posava i piedi se voleva tornare a Padova con le proprie gambe.

Micaela si svegliò presto la mattina successiva ed affacciandosi alla finestra poté ammirare lo spettacolo del sole che inondava di luce le argentee crete e i verdi vigneti di val d’Orcia.

La tensione accumulata il giorno precedente si era quasi dissolta durante la notte, ma ora era svanita completamente ammirando la vista spettacolare di dolci colline punteggiate di verde.

Era dispiaciuta perché si era intromessa nelle vacanze di Silvia, ma si era ripromessa di disturbarla il minimo possibile. L’agriturismo che la ospitava poteva soddisfare i bisogni di relax con la piscina e l’ampio prato adiacente, la possibilità di lunghe passeggiate attraverso i campi e le radure, il maneggio e un ottimo servizio per visitare Pienza, Siena, il borgo di Monticchiello, Montepulciano e ancora altri piccoli borghi sparsi nei dintorni.

Aveva sempre sognato di fare lunghe cavalcate immersa nella natura, assaporando gli odori e gli umori della campagna come spesso si vedeva nei film. Però non era mai stata in sella ad un cavallo che le incuteva il timore non troppo nascosto di non riuscire a governarlo.

Forse nei prossimi giorni vincendo la paura avrebbe provato l’ebbrezza di cavalcare e sentire l’aria frusciare sul viso, insinuarsi sotto la camicetta, accarezzarle la pelle.

Col fardello lieve di questi pensieri scese a fare colazione nell’ampio cortile attrezzato con sedie e tavoli di vimini, mentre Matteo sembrava un pallido ricordo.

Se avesse richiamato sapeva cosa dire. Non aveva avuto necessità di consultarsi con Silvia per conoscere la strada da percorrere, perché le risposte erano sgorgate durante il riposo notturno limpide e naturali come le sorgenti alpine di un torrente.

“Ma avrebbe richiamato?” si domando un po’ incredula, perché non ne era assolutamente certa.

“Buongiorno” disse a Silvia e a Gianni, che finita la colazione la stavano aspettando.

“E’ una giornata stupenda.” proseguì “e mi comporterò come una brava lucertola prendendo il sole ai bordi della piscina. Sono pallida come una malata e un po’ di colorito mi farà bene”.

“Pensavamo di fare un giro all’Amiata. Non vuoi unirti a noi?” chiese discreta Silvia ben sapendo che la risposta sarebbe stata negativa.

Alcune battute scherzose, qualche risata sancirono gli impegni reciproci prima che ognuno di loro affrontasse la giornata secondi gli obiettivi fissati.

Micaela era distesa sul prato al sole quando la voce di Elisa gli annunciò l’arrivo di una telefonata.

(Capitolo 15)

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  1. Stai cavalcando. Così avverto questo nuovo capitolo, dopo aver letto il predente. Sento il rumore felpato dello zoccolo sull’erba. Chissà perchè.
    Forse è il concentrato di luoghi e descrizioni, di pensieri paralleli a distanza di due cuori che hanno forse lo stesso bisogno di rivedersi, ma per qualche motivo (che ben spieghi) sono ancora lontani. Un capitolo pieno, da assaporare con il precedente, aspettando il seguito. Il suono del telefono invita al seguito. Bravo Orso! Sei in ottima forma:-)

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  2. Artemisia80, grazie per il passaggio. Scrivere un racconto a puntate sul blog può essere dispersivo, ma è utile per capire se stai andando nella direzione giusta.
    Ho letto il primo capitolo del tuo romanza, ma ripasserò a commentare.

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