All'agriturismo

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L’emozione era forte e scacciò tutti i pensieri, anche se provava un senso di colpa verso Silvia, che aveva sacrificata parte della vacanza ospitandola nell’appartamento accanto al loro.

Sapeva che avrebbe costituito un peso la sua presenza, perché faceva venire meno l’intimità tra la coppia, ma ora era lì e non poteva dissolversi come la nebbia al sole.

Gianni guidava attento, mentre Silvia parlava senza interruzione del posto, del panorama, di loro e della felicità di avere l’amica con loro.

Micaela era intimidita da tanto furore verbale innocuo, ma prorompente, mentre osservava attenta le sfumature del verde e le grandi ville padronali che si stagliavano in lontananza nel paesaggio, che era stupendo per le dolci colline ed i grandi vigneti; ed era un pezzo di Toscana che non conosceva affatto.

Alla sera dopo la frugale cena rustica si ritrovarono nel grande salone posto al piano terra intorno al camino in pietra a parlare di lei, di loro, della grande villa trecentesca che li ospitava.

Micaela non si rendeva ancora conto che poche ore prima era immersa nell’asfissiante calura padovana, mentre ora respirava la fresca fragranza delle colline senesi che odoravano di erba appena tagliata, mentre il grido monotono delle cicale scandiva il tempo.

“Per stasera parliamo solo di questo posto da favola” esordì. “Come avete fatto a scoprirlo?” chiese a Silvia e a Gianni.

La risata argentina della coppia risuonò nell’immensa stanza richiamando l’attenzione delle altre persone presenti. Micaela diventò rossa perché era stata la causa involontaria che aveva spezzato quell’atmosfera incantata.

Ripercorse mentalmente in quegli istanti l’emozione dell’arrivo. La villa era apparsa in tutto il suo fascino per le vecchie pietre annerite dal tempo, per il loggiato sottostante una piccola torretta accessibile da una scala esterna in marmo e pietra, per il cotto toscano un po’ consunto da tanti piedi, per il mobilio d’epoca.

Era rimasta a rimirare tutto prima di entrare in quella che sarebbe stata per dieci giorni la sua stanza. Stava nella loggia sotto la torretta; era una grande stanza, nella quale troneggiava un imponente letto in ferro battuto e un tavolo di noce come scrittoio, con due enormi finestre che guardavano Montalcino e le crete senesi. Un minuscolo salotto completava la suite con una poltrona in vimini ricoperta da cuscini.

Silvia e Gianni stavano proprio sopra di lei, La vista era mozzafiato a 360°. Un vecchio camino padronale stava al centro della stanza dalla quale si accedeva alla camera matrimoniale con soppalco. Il letto era a baldacchino con preziosi tessuti, che scendevano ai lati, di foggia rinascimentale. Un enorme armadio toscano di noce era addossato ad una parete. Il soppalco poteva ospitare altre due persone, ma per loro fungeva da salotto per leggere, ascoltare musica o guardare il televisore.

Tutta l’atmosfera era calda e rilassante dai toni soffusi ed appena sussurrati che avevano avvolta Micaela come un bozzolo di seta. La tensione interna accumulata nelle prime ore della giornata era svanita lasciando il posto ad una vaga indeterminatezza che lasciava trasparire dalle parole a fatica bisbigliate con un filo di voce.

Matteo non aveva più richiamato, forse infastidito dalla volubilità di lei, che prima aveva scritto un messaggio pieno di desiderio e poi si era negata ai suoi richiami.

“Bene” pensò Micaela “Bene, se ha smesso di cercarmi! Così ho tutto il tempo per studiare una strategia con Silvia”.

Però non ne voleva parlare perché desiderava decantare i pensieri per acquistare lucidità e razionalità. Inoltre doveva smaltire lo stress accumulato giorno dopo giorno con la preparazione degli esami, per l’inizio di quella attività che sarebbe stata il fulcro della tesi, per l’incauto messaggio spedito in un momento di debolezza o almeno così le sembrava.

La testa non era ancora sgombra perché continuava a pensare alle motivazioni che l’avevano indotta a cercare Matteo.

Un certo affanno affiorava qua e là durante la conversazione attraverso il tremolio della voce, le parole che faticavano a comporsi, i pensieri un po’ sconnessi che facevano sorridere Silvia e Gianni.

Lui non aveva ben compreso le ragioni dell’invito, dell’arrivo di Micaela che stava scompaginando tutti i progetti, ma stanotte con calma ne avrebbe parlato per chiarire tutto. Adesso ascoltava le chiacchiere delle due amiche intervenendo solo quando era richiesto un parere. Era senza dubbio una bella ragazza intelligente e sensibile, Micaela, ma la sua Silvia era molto meglio: sveglia, equilibrata, sicura di sé e dal carattere difficile ma stimolante. A lui piacevano le ragazze toste e volitive con le quale voleva avere un rapporto non conflittuale, ma franco ed aperto e Silvia lo era. Molte volte erano andati vicino alla rottura definitiva, ma erano sempre riusciti a ricucire gli strappi trovando nuovi impulsi per ricominciare.

Sembravano inesauribili, frizzanti e fresche come di prima mattina, ma ormai erano rimasti solo loro nel grande salone, perché tutti erano andati a dormire.

“Ragazze” disse soavemente Gianni “che ne dite di salire di sopra. Però prima procuratevi una brocca d’acqua, perché ormai avrete la gola secca”.

Risero sommessamente mentre il silenzio della notte prendeva il sopravvento.

(Capitolo 14)

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  1. Un intermezzo tranquillo… Interessante il punto di vista maschile di Gianni che, partendo da alcune considerazioni su Micaela, s’intrattiene in un confronto fra le due donne. E si astiene dal chiedere apertamente a Silvia le ragioni dell’invito e dell’arrivo di Micaela…
    Un caro saluto,
    Rosalba

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  2. Molto bella la parte descrittiva delle colline senesi cui dedichi molta attenzione. E’ una fase di relax. di sguardi che si soffermano sul paesaggio, di raffronti tra persone e relazioni. Come una grande boccata di ossigeno prima di ripartire. Leggo attentamente i tuoi consigli di scrittura nei commenti e sono sempre fonte di miglioramento. Questo capitolo è arioso, ricco di immagini ed eleganza. Buona domenica e grazie***

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