La vacanza

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Il viaggio fu piacevole tanto che le sembrò brevissimo. Osservò la campagna assolata che sfilava veloce dal finestrino, il Po che pigramente scorreva sotto il ponte della ferrovia, le stazioni grande e piccole che salutavano il suo passaggio.

Poi si inerpicò lungo i contrafforti appenninici addentrandosi nelle viscere buie delle gallerie, finché fischiando non si fermò in Santa Maria Novella a Firenze.

Durante il viaggio aveva ricapitolato tutte le istruzioni di Silvia: era rimasta fuori solo la chiamata ai genitori, che non avevano risposto. Non era un grosso problema, perché avrebbe riprovato all’ora di cena.

Aveva ripensato a tutti gli avvenimenti della mattina dal sentirsi sola alla telefonata provvidenziale dell’amica. A mente lucida si rendeva conto che era stata molto impulsiva nel mandare quel messaggio ambiguo ma esplicito. Pentirsi era inutile, come fingere che non fosse successo nulla. Sul telefono c’erano diverse chiamate senza risposta di Matteo, che inutilmente aveva cercato di mettersi in contatto con lei, e c’era un SMS laconico ma secco “Chiamami”.

Però lei se ne era ben guardata dal richiamarlo, anzi ogni motivo che annunciava una telefonata era fonte di disagio e nervosismo. Così decise di chiuderlo nuovamente finché non fosse arrivata a Firenze. Voleva, prima di parlare con lui, aprirsi con Silvia, che sicuramente sarebbe stata in grado di darle buoni consigli.

Il pensiero dell’amica le fece tornare in primo piano quella telefonata non sollecitata ma tanto gradita. Aveva sentito parlare di premonizioni, di sesto senso, di intuizioni sensitive, ma mai aveva toccato con mano questo aspetto misterioso e indecifrabile che fa esclamare “Me la sentivo”.

Mentre il treno correva veloce verso Firenze in una giornata calda e soleggiata d’agosto, Micaela aveva cominciato a scavare dentro di sé alla ricerca di segnali certi di queste sensazioni premonitorie. Era sicura di aver conosciuto una persona mai vista o di essere già stata in un certo posto, ma aveva attribuito queste sensazioni all’immaginazione fervida che aveva.

Un giorno passeggiando in Prato della Valle le sembrò di essere andata a ritroso nel tempo all’epoca della Serenissima quando i nobili padovani scivolando sul Brenta raggiungevano Venezia. Un senso di angoscia l’aveva presa alla gola, mentre il cielo si riempiva di nuvolaglia nera che non prometteva nulla di buono. Un violento fortunale si stava abbattendo su di lei, che finita nel Brenta annegava. Lanciò un urlo d’aiuto e s’accorse che tutti la stavano guardando stupiti ed incerti sui motivi del suo grido. Il viso si imporporò per avere richiesto un soccorso che stava solo nella sua mente. Mormorando alcune frasi di scusa e rassicurazione si allontanò velocemente per sottrarsi alla curiosità dei passanti. Una pesante cappa di angoscia gravava su di lei mentre non riusciva a distogliere la mente da quella immagine che la vedeva scivolare sotto le acque nere del fiume. La sensazione della mancanza di ossigeno era terribile, sentiva l’acqua entrare nelle narici, in bocca, mentre la vista si appannava e diventava tutto buio. Si interrogò a lungo per trovare una risposta razionale a quell’episodio angosciante senza trovare una spiegazione convincente optando alla fine per lo stress degli esami. Altre due o tre volte si trovò coinvolta in episodi dove l’acqua era l’elemento predominante anche se per fortuna erano stati meno cruenti di quello immaginato in Prato della Valle.

Giunse alla conclusione che in una delle precedenti vite vissute aveva avuto a che fare con l’acqua e mai in modo positivo. Poi dimenticò tutto mentre queste sensazioni lasciavano il posto a pensieri più piacevoli.

Ora, mentre viaggiava verso una vacanza insperata e non programmata, le tornavano alla mente tutti questi episodi ed altre percezioni che non era riuscita a catalogare con certezza e razionalità.

“Quante volte mi sono detta che il mio intuito mi ha guidato nella scelta” si diceva mentalmente ripercorrendo quegli istanti “E’ stato solo intuito oppure era preveggenza?”

Ora non ne era più tanto certa, perché ricordava certe passeggiate notturne per la casa evitando gli ostacoli disseminati sulla sua strada. Eppure era sicura che non vedeva altro che buio, né i contorni degli oggetti, né la loro disposizione.

In maniera inspiegabile il giornale abbandonato sul sedile di fronte era aperto casualmente su un un articolo che parlava del sesto senso che esisteva veramente e non era paranormale. L’aveva letto ed era rimasta scioccata sul contenuto.

“Diamine!” esclamò silenziosamente “E’ casuale pensare ad episodi e sensazioni misteriose, mentre sotto il mio naso stava proprio un articolo che parla di questo?”

Era ancora tutta assorta in queste riflessioni, quando sentì la voce gracchiante dell’altoparlante che annunciava l’imminente arrivo a Firenze.

Raccolse la borsa, il giornale spiegazzato e alcune riviste preparandosi a scendere, mentre cancellava dalla mente tutti i pensieri.

“Basta pensieri!” si disse “Sono in vacanza e voglio goderla tutta”.

In fondo al binario vide Silvia che agitava una mano in segno di saluto di fianco ad un uomo che identificò per Gianni.

Accelerò il passo per poterla abbracciare.

(Capitolo 13)

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  1. Sempre graditissimi i tuoi commenti acuti e perspicaci, che colgono l’essenza del capitolo.
    Serie di capitoli costruiti in rapida successione con qualche difficoltà iniziale.
    Il problema è conservare il ritmo nel racconto.

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  2. L’acqua porta la vita e la morte, è principio e fine… è purificatrice… percorso verso la catarsi e dunque simbolo di trasformazione… l’immagine migliore che segna il cambiamento che sta avvenendo in Micaela…
    un bacione

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