Il messaggio

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Il messaggio era comparso non per una magia strana, ma perché lei l’aveva richiamato dalle viscere del telefono. Però gli occhi non volevano leggere mentre voleva sapere.

Tutto durò una frazione di secondo, poi pensiero, vista, sentimenti furono un tutt’uno e all’unisono cominciarono ad imprimere vocali e consonanti che formavano le parole nella retina ricomponendo il messaggio.

“Tra dieci giorni sarò da te. Matteo”.

Micaela osservava il messaggio e taceva, lo rileggeva e non pensava, era ipnotizzata dal telefono come dagli occhi del mago.

“Quanto tempo è passato?” si domandò incredula, mentre le noti di “un senso di me” di Elisa si diffondevano per la stanza.

Il panico l’avvolse completamente come la tela del ragno avviluppava la preda che incautamente si era avvicinata troppo.

Era certamente Matteo che stava facendo sentire la sua voce, ma “La voglio ascoltare?” si domandò ancora una volta mentre il suono continuava assordante per i timpani.

Meccanicamente premette il tasto verde e appoggiò il telefono all’orecchio, mentre una voce familiare veniva percepita dalla mente.

Era Silvia, che per un misterioso sesto senso veniva in soccorso dell’amica.

“Sei diventata muta?” disse ridendo.

Micaela trasse un profondo respiro, perché l’ansia le aveva ottenebrato la vista e cominciò a parlare dapprima titubante, perché non era certa di sentire chiara e forte la voce dell’amica, poi sempre più franca come l’onda di piena si precipitava a valle rombando.

Silvia le raccontò che si era appena svegliata confortata dal calore di Gianni, quando aveva percepito nella mente che Micaela aveva necessità di parlare con lei. Dapprima stentava a credere di essere desta, perché le sembrava inverosimile di aver captato in modo corretto questa richiesta di aiuto senza segnali od indicazioni certe. Poi questa sensazione era diventata sempre più forte e cogente e così aveva chiamato.

“Come hai intuito che sentivo il bisogno di confidarmi con te?” chiese ancora una volta Micaela “La testa era confusa, i pensieri correvano impazziti, ma io non ho pensato a te così intensamente” proseguì incredula ma felice di sentire quella voce amica e rassicurante.

“Me lo sentivo” rispose laconica Silvia “Racconta. Ma no, come stai? Sei in ferie? Se vuoi c’è ancora un posticino libero nell’agriturismo dove siamo. Raggiungici a …”.

“No, non è giusto che abbiate una single tra i piedi” la interruppe e cominciò a raccontare.

Il discorso era confuso, sconclusionato, senza nessun ordine temporale così come i pensieri che fluivano fuori caoticamente.

“Calmati. E riprendi dall’inizio. Non ci sto capendo nulla” riprese Silvia “Prepara la valigia, chiudi la casa e prendi l’Eurostar per Firenze. Là sarò a prenderti”.

“Ma.” balbettò Micaela. “Niente ma” la zittì l’amica “Sei in stato confusionale. Questi dieci giorni saranno benefici. Lo stress ti sta ammazzando”.

Continuava a domandarsi per quale strana premonizione le aveva telefonato intuendo il suo stato di disagio e faticava a seguirla nelle istruzioni cosa prendere con sé, quale treno, dove scendere, cosa fare.

“Hai capito tutto?” le chiese alla fine.

“No!” fu la risposta laconica e tremolante di Micaela che distratta da mille pensieri aveva divagato pensando al messaggio di Matteo, ai genitori ignari dei nuovi progetti, a come Silvia aveva percepito il suo affanno. Un nuovo pensiero la mise in ansia: non aveva denaro sufficiente per una vacanza o almeno così credeva.

“Ascoltami!” disse spazientita Silvia ” prendi la moleskine, la penna e comincia a scrivere senza pensare ad altro”.

Le rispose che non poteva venire, perché non aveva denaro sufficiente per la vacanza. Mentre diceva questo, le guance erano diventate rosse per l’imbarazzo e la voce si era incrinata per la vergogna di ammettere di non potersi permettere dieci giorni di ferie.

“Sciocca” le rispose ridendo “Per me paga Gianni. Quindi io posso pagare per te! Hai soldi sufficienti per pagarti il treno?” E poi cominciò a dettare tutto quello che doveva fare nella mattinata.

“E un’ultima cosa.” le disse perentoria Silvia “Spegni il telefono e tienilo spento finché non sei sul treno. Così non ti vengono altre tentazioni. E’ sufficiente seguire tutte le istruzioni. A dopo”.

Micaela guardò il telefono mentre si spegneva ancora incredula per tutti gli avvenimenti che si erano susseguiti da quando aveva aperto gli occhi.

Era ancora in camicia da notte ripensando allo scambio di SMS con Matteo, alla telefonata provvidenziale dell’amica, a dieci giorni di ferie in un agriturismo vicino a Siena, al lungo viaggio che l’attendeva e alla giornata che era solo all’inizio.

Se voleva prendere quel benedetto Eurostar doveva sbrigarsi e molto in fretta senza pensare a niente.

Ci sarebbe stato tutto il tempo per riflettere durante il lungo viaggio verso Firenze.

(Capitolo 12)

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  1. L’inizio è bellissimo. Bollente, mi viene da scrivere, ma il termine più adatto è “intenso”. Il messaggio pareva evocato dalle viscere del telefono. Trovo davvero incisivo questo dar corpo all’unico mezzo che tiene ancora Micaela legata a Marco. Quale potenza un semplice messaggio! Tutto torna ed è verosimile lo stato confusionale della ragazza. Si tratta di rimettere in moto qualcosa che pareva spento, definitivo. Grande solidarietà tra lei e Silvia. Insomma…mi piace molto.
    Sei forte Orso:-)

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