La storia ricomincia

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Passarono diversi giorni, mentre in Micaela svaniva il ricordo di quel sabato insieme al viso di Matteo. Si gettò a capofitto nello studio tenendo chiuso telefono e cuore, perché per loro non c’era posto nella sua testa.

Superato non senza qualche patema l’esame, perché aveva palesato non poche incertezze in molti passaggi, mascherandoli con abilità e fortuna, si concesse un week end di relax con Silvia,l’amica di sempre.

Partirono il sabato mattina presto per Cortina senza mete precise affidandosi all’incoscienza e spensieratezza dei loro venticinque anni.

Silvia era allegra perché il notaio le aveva riconosciuto la professionalità e la disponibilità sul lavoro con un congruo aumento di stipendio.

“Mi ha chiamato in maniera inaspettata ieri sera prima di chiudere l’ufficio” cominciò Silvia “mi sono chiesta cosa doveva dirmi di tanto importante ed urgente alla vigilia del fine settimana prima di andarmene”.

“Immagino la sorpresa oppure nutrivi qualche timore?” le chiese Micaela mentre percorreva con prudenza la tangenziale di Mestre come al solito al collasso.

“In un certo senso un brivido di freddo aveva percorso il mio corpo, mentre un’apprensione più simile all’angoscia aveva bloccato i miei pensieri. Sapevo che Luisa, la collega più anziana, si era lamentata perché il notaio preferiva me nello sbrigare le pratiche più complesse e delicate” riprese con calma Silvia facendo un lungo respiro come se dovesse andare in apnea per molti minuti.

Continuò raccontando lo stupore misto a gioia quando capì che il notaio aveva apprezzato sia il modo di lavorare, sia la disponibilità a passare lunghe ore nello studio. Oltre all’aumento di stipendio l’aveva premiata affidandole un incarico di maggiore responsabilità e concludendo le disse che non doveva preoccuparsi per Luisa, perché era una brava e diligente segretaria, ma le mancava quel quid per essere promossa a capo di tutta la segreteria.

Superato non senza patemi d’animo quell’imbuto spaventoso che era il nodo di Mestre, il viaggio proseguì tranquillo verso Cortina con le due amiche impegnate a conversare su moda, vacanze prossime e venture, libri da leggere, canzoni da ascoltare, aperitivi da bere mentre all’interno si diffondevano le note dell’ultimo CD dei Coldplay.

Solo un argomento era stato evitato accuratamente da tutte due: uomini ed amori. Ricordi troppo bruschi riecheggiavano nella loro testa per estrarli e lasciarli liberi di mordere la carne e i pensieri in maniera feroce ed implacabile.

Ci sarebbe stato tempo nella giornata per estrarre dai loro armadi gli scheletri ingombranti e polverosi dei ricordi amari, perché entrambe volevano capire dove avevano sbagliato e cosa pretendevano dal futuro compagno.

La giornata era splendida soleggiata e limpida, calda senza eccessi anche se ormai erano ai primi di luglio. Lasciata l’autostrada a Ponte delle Alpi, presero la strada di Alemagna, che le avrebbe portate a Cortina.

Passando da Longarone, Silvia esclamò: “Lassù in quella gola c’è la famosa e tragica diga del Vajont! Due anni fa l’ho visitata. E’ un orrido che mette i brividi pensando che ha spazzato via paesi e persone come se un mostro armato di spugna e raschietto avesse passato la sua mano sopra di loro cancellando tutto”.

Micaela annuì distratta senza dire nulla, perché era il primo viaggio lungo che faceva alla guida di un auto e voleva rimanere concentrata sulla strada. Silvia le aveva detto partendo da Padova: “All’andata guidi tu, io faccio il ritorno”. Non aveva avuto il coraggio di confessarle che guidare l’auto la rendeva particolarmente nervosa e che questo sarebbe stato il primo viaggio lungo dopo la patente. La tensione l’aveva fatta sudare abbondantemente, mentre avvertiva che grossi aloni macchiavano la camicetta leggera nella schiena, sotto le ascelle. Grosse gocce di sudore scivolavano silenziose nell’incavo del seno perdendosi in basso. Le sembrava di captare un odore acidulo di cipolla che proveniva dal suo corpo, mentre pensava: ” Puzzo come un caprone e non posso fare nulla”.

Silvia non smetteva un attimo di parlare allegra e vivace e instancabile come un passerotto saltava da un argomento ad un altro, finché disse con grande sollievo di Micaela: “Tra non molto all’ingresso in paese prima di prendere la strada per Cortina c’è un simpatico e tipico locale di montagna, Al caminetto. Gerani rossi alle finestre, tavolini rustici in legno, un ottimo caffè e strudel favoloso. Poi se non ci fermiamo rischio di allagare la macchina!”

Micaela si rilassò perché erano ormai quasi due ore che guidava. Non c’era muscolo del corpo che non fosse contratto o indolenzito per la grande tensione che le aveva fatto compagnia dal primo metro del viaggio.

Finalmente poteva concedersi un momento di tregua: gli occhi erano stati concentrati solo sulla strada e sul traffico che sfrecciava veloce intorno a lei, mentre lei non si poteva permettersi di spaziare libera sul panorama.

I pensieri ingabbiati e impastoiati nella sua mente potevano ora uscire felici e tranquilli e spargersi nell’aria frizzante del mattino.

“Che pace!” esclamò Micaela, “Ancora un poco e poi la mente avrebbe incrociato le braccia”, proseguì mentre assaporava lo strudel ancora caldo, che si scioglieva in bocca.

Un lungo suono modulato uscì dalle loro borse interrompendo il rumore felice della loro colazione.

“Chi è che disturba?” dissero all’unisono guardandosi un po’ turbate negli occhi.

Avrebbero voluto non controllare il display, ma la curiosità superò ogni barriera e aprirono le borse.

Micaela assunse un’espressione corrucciata aggrottando le sopracciglia mentre leggeva il messaggio.

Silvia disse distesa: “E’ Gianni. Vorrebbe ricominciare. Mi chiede scusa per l’atteggiamento di qualche settimana fa. Cosa ne dici? Devo concedergli ancora una chance oppure lo mando al diavolo? Tutto sommato se lo merita”.

L’amica non rispose assorta nei pensieri che tumultuosi erano entrati in fibrillazione ed alzando gli occhi disse: “E’ Matteo, che non ha il coraggio di affidare alla voce quello che mi dice con un messaggio”.

Le due amiche si guardarono con espressioni differenti: una distesa e sorridente, l’altra seria e dubbiosa.

Silvia sapeva già cosa rispondere, mentre Micaela era tormentata da mille dubbi e tante insicurezze, che entravano ed uscivano come api nell’alveare. Per lei la magia della giornata era finita con quel messaggio ed ora non poteva fare altro che chiedersi “Rispondo di no oppure gli concedo ancora una prova?”, senza trovare la risposta giusta.

(Capitolo 8)

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  1. Una bella narrazione sulla strada che porta a Cortina. Micaela si trova di fronte ad una scelta:offrire una chance a Gianni. Dobbiamo aspettare per capire dove vuoi condurci. La storia di queste due ragazze, sono sicura, riserva qualche colpo di scena. Buon fine settimana:-)Un abbraccio e …sempre bravo.

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