La lite (versione due)

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Nella prima domenica di settembre si teneva a Monselice la tradizionale Giostra della Rocca, un evento in costume che richiamava nella cittadina patavina un gran folla di turisti e curiosi. Era un classico appuntamento molto sentito nella zona.

Matteo da quando aveva intrapreso la professione di informatico si recava lì per installare sovraintendere all’installazione di tutte le apparecchiature informatiche necessarie al buon svolgimento della manifestazione. I primi anni erano stati entusiasmanti muoversi, aggirarsi senza vincoli tra figuranti, contradaioli festanti e protagonisti delle gare.

Però quest’anno passata l’eccitazione della novità non provava più gli stimoli iniziali, perché ora gli sembrava routine. Pensando di fare cosa gradita ad Micaela e sperando che la giornata fosse più piacevole, la invitò ad accompagnarlo.

Partirono di buon’ora con la macchina di Matteo sotto un bel cielo azzurro, limpido e senza nubi. Lei era allegra perché poteva assistere a questo evento da una postazione privilegiata, il palco d’onore, per il pass che lui le aveva procurato.

Durante il viaggio ci furono i primi screzi, che diventarono crepe nel corso della giornata.

Matteo era nervoso per la domenica sprecata. Anche Micaela ci mise del suo per creargli ulteriori grattacapi e malumori, tanto che bisticciarono su tutto dal mangiare a come si erano vestiti.

Così la giornata che sembrava promettere bene, cominciò a rannuvolare con nubi nere e cariche di pioggia, come gli umori dei due giovani che volsero al brutto, anzi alla tempesta.

Micaela vestita leggera disse di avere freddo e voleva tornare subito a Padova prima della pioggia, mentre lui doveva controllare che per la cerimonia finale con le premiazioni attesa per le 18 tutto filasse liscio senza intoppi. Lei stava imbronciata sul palco d’onore completamente estranea alle grida di giubilo della contrada vincitrice il Palio dei Santi, aspettando solo il momento di riprendere la strada di casa.

La tensione cresceva fra i due ragazzi mentre cominciarono a volare parole pesanti come i goccioloni che il cielo stava dispensando.

Finalmente bagnati ed infreddoliti Matteo e Micaela si immisero sulla statale Adriatica per rientrare a Padova.

Lui era incattivito perché non era soddisfatto per i troppi intoppi informatici, che avevano costellato la giornata, ed era stressato dalle lamentele continue di Micaela, che non stava zitta un secondo.

Lei con la camicetta bagnata ed appiccicata al corpo e i sandali distrutti si lamentava in continuazione perché era colpa di Matteo se si trovava in quello stato. Starnutiva e soffiava in continuazione il naso.

“Mi hai fatto prendere un accidente” disse mentre l’ennesimo starnuto inondava il parabrezza della macchina.

“Dovevi vestirti più adeguatamente” replicò lui irato ed arrabbiato per la pessima idea di averla invitata durante l’esecuzione della sua attività professionale.

Fuori infuriava un violento temporale, mentre Micaela era sempre più petulante ed indisponente, finché arrivati al semaforo della Paltana lui non aprì la portiera mettendola sulla strada senza proferire una parola.

Passato un primo momento di sbigottimento coi capelli ridotti a tagliatelle cominciò a tempestare il vetro della macchina perché voleva risalire e ripararsi dalla violenza della pioggia. Però lui quando scattò il verde mise la prima e sparì verso Padova.

Micaela incredula rimase lì sul ciglio della statale sfiorata pericolosamente da macchine e corriere senza comprendere se l’acqua che scorreva sul viso fosse pioggia o lacrime..

A questo punto incamminarsi verso la città sarebbe stata pura follia, quindi attese il rosso e si avvicinò ad un auto che aveva alla guida un uomo dalla corporatura abbondante.

Bussò al vetro e disse: “Il mio ragazzo mi ha abbandonata qui sotto il temporale e non so come arrivare a Padova”.

“Sali” rispose garbatamente mentre apriva la portiera per farla accomodare.

Micaela gocciolante e tremante per il freddo inondò il sedile con l’acqua che colava dai capelli e dal corpo come una fontana.

“Micaela ” si presentò starnutendo in continuazione.

“Piero” rispose mentre ripartiva in direzione di Padova “Bello scherzo ti ha fatto il tuo ex”.

(bozza di capitolo)

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  1. Ho riletto, lasciando sedimentare. prima di andare a letto, devo dire che la grafica rende merito all’altro, però dovendo scegliere…questa versione, una volta rivestita della grafica che merita…è davvero bella. Sincermanete. Come sempre. Voto questa. Vediamo se qualcun altro dice la sua….

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  2. Preferisco decisamente questa versione: Però… poi glielo dai tu uno schiaffone a Matteo?
    Scherzi a parte, credo che questa versione n. 2 si adatti meglio al blog, perché risulta più snella. Della versione n. 1 mi piacciono molto alcune descrizioni , che potrebbero essere riutilizzate (all’interno della vers. 2) nel caso di una versione del racconto in formato cartaceo, in un’edizione completa.
    Un caro saluto,
    Rosalba

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  3. Rosalba,
    certo lo schiaffone a Matteo lo darò di certo (quando leggerai il capitolo finale capirai perfettamente).
    Sicuramente la versione due mi piace di più, anche se mi dispiaceva non utilizzare la versione uno almeno in certe parti (e penso che lo farò in uno dei capitoli successivi).
    Grazie per le indicazioni che mi hanno chiarito diversi dubbi.
    Un caro saluto

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