Titolo da definire- frammento #3

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“Silvia, “ cominciò la madre tra titubanze e tentennamenti “capisco che ormai sei una donna ed io non sono stata in questi anni quello che si dice una madre priva di pecche. Però non posso fare a meno di disapprovare il rapporto che hai con l’insegnante di recitazione, quella regista ormai matura con cui ti vedi e ti senti”.

Si fermò osservando attentamente la figlia in piedi dinnanzi a lei senza distogliere lo sguardo.

Silvia diventò rossa per l’ira che stava montando dentro di lei e aprì la bocca per urlarle in faccia tutto il malumore che aveva covato in questi anni, ma non uscì alcun suono.

Sembrava incapace di parlare, di connettere i molti pensieri che frullavano liberi nella mente, ma un’improvvisa afasia le impediva di pronunciare qualsiasi lettera.

“Siediti e calmati” proseguì la madre, mentre le faceva posto sul divano.

Elisa parlò con pacatezza e a tono basso mentre Silvia calmava a poco a poco il tumulto interno che le aveva impedito di proferire parola.

Discussero a lungo del rapporto con Laura, degli errori che Elisa aveva commesso con le figlie, dei rapporti tesi con Riccardo con un confronto serrato ed aspro allo stesso tempo.

Silvia difese con ostinazione la scelta di evitare gli uomini che identificava tutti col padre, un traditore. Continuava a non interpretare perché la madre non voleva accettare la sua opinione di escludere gli uomini dai suoi pensieri.

Lei era confusa nell’esposizione e nei pensieri che nascevano all’interno, non riusciva a svolgere logicamente le idee, che si ammassavano caoticamente come uno stormo di uccelli impauriti dagli spari dei cacciatori.

Elisa senza fretta e con pacatezza smontava tutte le teorie, le argomentazioni, i pensieri, perché le affermazioni era prive di solidità, sconnesse e piene di luoghi comuni.

Avrebbe avuto vita facile a convincerla nel lungo termine, se Silvia avesse proseguito sul cammino intrapreso, ed aspettava sorniona.

Non aveva fatto i conti con la tenacia e l’ostinazione della figlia, che riusciva a rendere razionali i propri pensieri tramite le risposte di Elisa, come quei software che affinano i propri modelli attraverso le tecniche di intelligenza artificiale.

Silvia si sentiva rinfrancata e sempre più lucida nei pensieri, mentre riannodava i fili della mente.

“Mamma, “ disse ergendosi davanti a lei “siamo qui da diverso tempo e nessuna dellle due è riuscita a convincere l’altra. Non capisco perché dopo anni di silenzio e di disinteresse ora vuoi convincermi che il mio rapporto con Laura è sbagliato. Inoltre hai coinvolto anche Riccardo, che non vedo e non sento da oltre quattro anni. Ormai sono una donna e la mia sessualità la decido io”.

Poi si allontanò senza salutare per rinchiudersi nella sua stanza. Per sbollire l’ira della lunga discussione mise le cuffiette dell’IPOD per ascoltare i Coldplay. Mentre la musica invadeva col suono martellante la sua mente, lei si sentiva come un uccello prigioniero che poteva osservare solo quella vista offerta dalla gabbia.

Elisa rimase per un po’ seduta percependo che era fallita prima come moglie poi come madre. Il suo rapportarsi con le altre persone era quello di porsi al centro dell’attenzione mentre faceva affidamento su un potere che forse era solo nella sua immaginazione.

Pensava di diventare archeologa e girare il mondo, ma era diventata schedatrice di ruderi, reperti fatiscenti e qualche crosta sfuggita alle ruberie. Un momento di scorramento l’assalì, mentre stava pagando il prezzo della tensione accumulata in tutti questi anni. Era svuotata di tutto dai pensieri alle forze, mentre pensava al ruolo a cui era stata condannata senza che lei potesse opporsi.

Si alzò lentamente con gli occhi pieni di tristezza per andare, ma non lo sapeva nemmeno lei.

Aprì la porta e sparì.

Silvia che si aspettava che la madre la raggiungesse nella sua stanza per dire qualcosa udì la porta chiudersi e poi il silenzio che calava nella casa.

Tolse le cuffiette e andò nella sala, dove trovò appoggiato sul divano il telefono di Elisa che pulsava per una chiamata in arrivo e un paio di SMS in attesa di essere letti. Corse alla dependance nella speranza vana di trovarla immersa nei suoi pensieri, ma anche lì regnava buio e silenzio.

Si accasciò disperata mentre le lacrime bagnavano il suo viso. Ora sapeva che non l’avrebbe più rivista.

(tratto da “Titolo da definire – racconto a due mani” – cap. 18)

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  1. Racconto profondissimo il tuo che ti lascia attonita per il “modo” che tu hai di scrivere.
    Devo trovare in me il momento giusto per scriverti ciò che ho provato leggendo queste tue parole e ciò che esse volevano dire.
    Ora è troppo tardi.
    Tu sai che mi piace come scrivi ormai.
    A presto.
    Con un sorriso
    Aura
    Sei bravo.

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  2. Davvero molto bello il tuo racconto.
    Tu sai scrivere molto bene e sai far sentire molto tutto ciò che è nel racconto.
    Non ti dilunghi mai pur riuscendo a tratteggiare molto bene la psicologia profonda dei personaggi e a trasmetterla ai lettori.
    Il tuo è un ottimo italiano.
    Usi spesso periodi corti che io amo.
    Ti sorrido.
    Aura

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  3. La scrittura è notevole, non devo dirlo ogni volta vero? La trama è cruda e crudele:una madre troppo compresa da sé stessa e una figlia segnata da questa incapacità di farla sentira figlia e basta, indipendentemente dalle sue scelte. Una madre egoista che mi sta antipatica:-) Sono riuscita ad entrare*

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  4. Il senso di prigionia e il mondo che si restringe e si chiude intorno è reso molto bene dal paragone con l’unica vista che si offre dalla gabbia.
    Sì, è un punto di vista interessante, quello di Silvia, che Elisa non dovrebbe trascurare…
    Il senso di vittimismo, i ricatti affettivi e, allo stesso tempo, il desiderio di potere si trovano spesso congiunti in chi pensa di avere la capacità di dominare tutto e poi si accorge che, nella realtà, ciò non funziona.
    Bravo, Orso!
    Un caro saluto,
    Rosalba

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