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Paris, Châtelet, 11 novembre, 1307, ora sesta – anno secondo di Clemente V

Guillaume de Nogaret osserva infastidito quella pergamena, suggellata dalla ceralacca rossa. Gli è stata consegnata poco prima da un messo dell’arcivescovo di Sens. Sigillo e firma sono autentiche, perché le conosce bene.

Legge nuovamente il testo. Non può mettersi contro Roland de Bernard, perché in questo momento il clero parigino è incerto e diviso sull’operazione, messa in moto il 13 ottobre nei confronti dei templari francesi. La posizione del guardasigilli non è ancora consolidata in modo stabile e lo scontro potrebbe rivelarsi pericoloso per lui. L’inchiesta sta muovendo i primi passi. É ancora gracile e ha necessità di sostegni forti e autorevoli. Mettersi contro le alte gerarchie della chiesa potrebbe rivelarsi controproducente in questo frangente. É vero che esistono molte confessioni ma sono prove deboli, perché estorte con la tortura e quindi possono essere ritrattate. É meglio agire con calma e lasciare libero il templare bolognese, perché tutto sommato è un pesce piccolo, che non avrebbe mai confessato o non avrebbe rilasciato dichiarazioni compromettenti contro il Gran Maestro, Jacques de Molay. Lo farà seguire con discrezione per osservarne le mosse. Ormai ha deciso. Rispetterà l’ordine dell’arcivescovo, Roland de Bernard, che lo vuole presso di lui entro il vespro.

Chiama il capitano delle guardie per disporre la liberazione di Pietro da Bologna. “Che sia trattato bene. Ridategli la sua cavalcatura e scortatelo fino a Sens. Poi lo affidate all’arcivescovo” ordina Guillaume. “Fate in modo che il prigioniero sia lì poco prima del vespro”.

Riflette su chi dovrebbe avere il compito di seguire il templare dal momento che lascerà Sens e il vescovado. É un compito delicato, perché non si deve far scoprire ma nemmeno perderlo di vista. Alla fine opta per Luis de Chavelier, un giovane abile e capace.

‘Perché questo frate è finito sotto la protezione dell’arcivescovo Roland? Quale missione segreta deve compiere?’ si dice, arricciando la barba. ‘Non si chiede a un templare lombardo di compiere un viaggio così lungo e pericoloso, se non deve portare a termine un’operazione importante e delicata. Di certo non è la parte del tesoro del Tempio, che Jacques de Molay è riuscito con molta abilità a trasferire altrove. Dev’essere qualcosa che un cavaliere può portare con sé senza dare troppo nell’occhio. Ma cosa?’

Mentre Guillaume de Nogaret tenta di comprendere il senso della missione di Pietro da Bologna, il frate sta pregando con la schiena voltata verso la porta della cella, nell’attesa di comparire dinnanzi al guardasigilli. Sente girare il chiavistello e cigolare i cardini ma continua nelle sue orazioni.

“Messere, siete libero” dice una voce alle sue spalle.

Pietro si gira con lentezza, pensando a uno scherzo del destino o a una fine trappola di Guillaume de Nogaret.

“Venite. Nel cortile interno vi aspetta il vostro cavallo e un drappello di scorta. Vi accompagnerà fino a Sens” continua quella voce che gli appare sconosciuta.

“Perché a Sens?” chiede il templare stupito e diffidente.

“Siete sotto la protezione dell’arcivescovo Roland de Bernard. Dobbiamo assicurarvi che giungiate a destinazione sano e salvo” risponde la guardia. “Andiamo. Non possiamo indugiare oltre se volete essere per il vespro a destinazione”.

Pietro è convinto che questa liberazione nasconda un tranello. Non si sente tranquillo. Tuttavia raccoglie le poche cose che ha nella cella, indossa il mantello e segue la guardia fino al cortile interno, dove trova il suo bardo e sei cavalieri, che lo attendono.

Usciti da Châtelet, il gruppo prende la strada per Sens, lasciando alle spalle Paris. Un cavaliere avvolto in un mantello grigio li segue a discreta distanza. Questa prima fase è agevole, perché sa dove finirà il gruppo. Il difficile comincerà dopo, quando avrà lasciato Sens. La destinazione più probabile è Poitiers, perché era la meta primitiva. ‘Sarà così?’ s’interroga il cavaliere senza trovare una risposta.

Sens, 11 novembre 1307, vespro – anno secondo Clemente V

Pietro è dinnanzi all’arcivescovo, Roland de Bernard.

Benvenuto nella casa del Signore” fa il prelato, che lo chiama a sé. “Siete stato trattato bene, frère Pierre?”

Sì, come può esserlo un prigioniero” risponde il frate, “mi è mancato molto il sacramento della comunione”.

L’arcivescovo sorride. Non è da tutti mantenere la serenità dopo aver conosciuto le prigioni francesi.

Quando volete, potete scendere nella mia cappella privata e comunicarvi” gli dice Roland.

Pietro vorrebbe scendere subito per mondarsi dei suoi peccati ma aspetta che l’arcivescovo gli conceda il permesso di allontanarsi.

Pazientate ancora un poco” fa il prelato, che prende da un cassetto una missiva. La apre e dopo una scorsa veloce riprende a parlare. “Sua eminenza, il cardinale Caetani, ha affidato nelle mie mani la vostra sorte e mi detto di consegnarvi questa pergamena”.

Prende dal cassetto un secondo rotolo, chiuso col sigillo papale. “Non ne conosco il contenuto ma si è raccomandato di consegnarvelo di persona”. Detto questo lo allunga al frate, che lo prende e controlla il sigillo. Pare intatto e autentico.

Nelle stanze, dove riposerete, troverete una vecchia conoscenza. Il chierico Philippe de Laurent, che vi terrà compagnia nel viaggio verso Poitiers” conclude l’arcivescovo, congedandolo.

Pietro infila il rotolo sotto il saio e dopo aver baciato l’anello vescovile, esce dalla stanza.

Alphonse de Mullins lo osserva con astio. É riuscito a origliare qualcosa ma non tutto. Non ha compreso se de Bernard abbia consegnato qualcosa di importante al frate oppure solo la missiva del chierico. Lo maledice, perché è stato la causa di una dura rampogna. Deve scoprirlo, perché il cardinale Colonna gli ha detto che al prossimo passo falso lui salta. ‘Devo recuperare la sua fiducia. Tornare a Annency? Non ci penso per nulla!’ si dice, seguendo con discrezione il frate.

Pietro ha notato le manovre del monaco e il suo sesto senso gli suggerisce che può essere una vipera. Finge di perdersi nei corridoi. Girando più volte su se stesso. Si nasconde dietro un tendaggio e osserva il monaco che si guarda intorno interdetto.

Cercate me?” gli dice materializzandosi alle sue spalle.

Alphonse ha un sobbalzo, come chi è stato colto con le mani nella marmellata. Borbotta qualcosa e si avvia scuro in volto verso la sua stanza ma il frate lo ferma con voce perentoria.

Non siete il segretario dell’arcivescovo, Roland de Bernard?” gli chiede, bloccando la sua fuga precipitosa.

Sì” risponde con un monosillabo.

Allora saprete sicuramente indicarmi la via della cappella privata dell’arcivescovo” dice con tono vagamente ironico Pietro.

Alphonse di malagrazia gli fornisce le indicazioni richieste e poi gli volta le spalle. Pietro sorride e si avvia verso la cappella. ‘Dovrò confessare anche questo peccato. Ho dubitato della buonafede del mio prossimo” si dice, facendosi il segno della croce.

Confessato e assolto dai peccati con la comunione, il frate si avvia verso la stanza assegnatagli. Si sente più leggero e vicino a Dio e a Maria Maddalena. Spera d’incontrare il chierico per abbracciarlo. Ha questi pensieri, quando ode alle sue spalle una voce che grida ‘Frare Pierre! Frare Pierre’. La riconosce, anzi la individuerebbe tra mille. Si gira e abbraccia con calore Philippe.

Non mi avete ancora accompagnato a Poitiers da Clemente V” dice Pietro allegro.

Avete ragione, Frare Pierre! Non ho mantenuto l’impegno preso: quello di condurvi alla corte papale. Ma presto colmerò questa lacuna” afferma il chierico.

Certamente, quando l’arcivescovo mi darà il permesso di partire, ci dirigeremo verso Poitiers, sempre che voi non dobbiate andarvene prima” replica Pietro.

Non avrei mai detto di potervi rivedere, dopo che ci siamo separati a Lugdunum” conclude Philippe.

Ma ditemi. Come avete saputo che ero finito a Paris?” gli domanda il frate, che cammina spedito verso le sue stanze.

Una storia lunga. Tuttavia dopo le orazioni della prima vigilia e il frugale pasto alla mensa dei poveri, vi racconterò tutto” gli dice il chierico. “Vedo che non avete perso buon umore e capacità di cogliere i particolari e schivare le insidie”.

Pietro sorride, pensando che anche Philippe avrà buon senso e furbizia con un po’ di esperienza.

Se l’istinto di sopravvivenza non funzionasse bene, sarei già morto da molto tempo” replica Pietro, mentre entrano nelle stanze loro assegnate.

Un storia così anonima – parte dicianovesima

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Bologna, 22 febbraio 2015, ore 3

Decisamente non vogliono farci dormire” dice Luca, che accende il computer.

Sei il solito brontolone! Chi dorme, non piglia pesci” lo rimbecca Vanessa.

Ma chi vuol diventare pescatore?” afferma con ironia il ragazzo. “Mi basta dormire solo un poco. Il sonno del giusto”.

Dormiglione oltre che brontolone!” fa la ragazza che gli prende il PC e comincia a digitare sulla tastiera. Va alla ricerca da dove riprendere la lettura.

Sai” comincia Luca “trovo davvero strano sia la telefonata che lo squillo di campanello”.

Perché?” fa la ragazza, senza alzare gli occhi dallo schermo.

Il ragazzo la guarda basito. Si domanda il motivo, dice in silenzio, mi sembra ovvio il senso delle mie parole. E accenna a un moto di sorpresa.

Vanessa distoglie lo sguardo dal computer e fissa negli occhi Luca. Si aspetta una risposta che tarda ad arrivare.

Perché? Li trovo inquietanti. C’è una coincidenza insolita in quello che è accaduto stasera. Leggiamo un testo del settecento che riporta notizie vecchie di quattrocento anni. Una voce al telefono mi dice ‘lascia perdere’. Poi alle due di notte, qualcuno si diverte a svegliarci vestito come un templare” fa il ragazzo, che appoggia il mento sulle palme aperte.

La telefonata?” Vanessa fa una pausa prima di riprendere a parlare. “La telefonata è stata un errore”.

Sarà ma non ci credo. Cosa devo lasciar perdere?” replica Luca poco convinto delle spiegazioni della ragazza.

Se non lo sai tu, come faccio a indovinarlo? Forse hai rotto le scatole a qualcuno. Forse hai importunato una ragazza e il suo compagno ti minaccia. Anzi ti consiglia di darci un taglio. Sei uno specialista in questo genere di attività” afferma la ragazza.

Lui la guarda sorpreso e arrabbiato. La battuta non gli è piaciuta per niente. “Per tua norma e regola non rompo nessuno e non importuno nessuna tenera e dolce fanciulla!” rimbecca offeso.

Perché l’altra sera cosa hai fatto?” dice seria Vanessa.

Ma è stato a fin di bene! Ti saresti annoiata con quel bradipo!” fa Luca sarcastico.

Questo lascialo dire a me. Comunque hai finito di lamentarti?” domanda la ragazza che è tornata sul testo che stanno leggendo.

Il ragazzo scuote la testa. Con lei c’è poco da fare. Ha sempre l’ultima battuta. Si sistema accanto per seguire la lettura della cronaca di Pietro da Bologna.

Tosto il templare!” esclama la ragazza, mentre scorre la storia.

Sembri tu!” esclama il ragazzo, che non minimizza il tono ironico.

Mi stai prendendo in giro?”

Assolutamente no! Ti sto facendo un complimento! Mi pare che Pietro, nonostante tutto, tenga testa validamente a Guillaume de Nogaret senza perdere mai la bussola del ragionamento” dice Luca, abbassando il tono della voce.

Ti sei salvato in corner!” ride Vanessa. “Adesso bando alle ciance. Si legge e si cerca di capire dove cavolo è finito il tesoro della commenda bolognese”.

Non demordi, Van!”

E perché mai?”

Ridono e continuano la lettura. Non passa molto tempo, quando stanchezza e sonno aprono una breccia nelle loro menti. Si addormentano l’uno appoggiato all’altra, mentre lo schermo si oscura.

Luca si trova in una Parigi che non riconosce. La gente veste in maniera inusuale. Le strade sono fangose e non vede automobili circolare. Solo gente a piedi o a cavallo. Avverte una sensazione di essere nel luogo sbagliato in un tempo che non gli appartiene. Cammina invisibile tra persone che lo ignorano. Vede un edificio di pietra grigia che sovrasta le case basse. Ha una forma quadrata con quattro torri sui quattro spigoli, di cui una è leggermente più piccola. É imponente e altrettanto inquietante. Il cielo grigio carico di pioggia rende ancora più spettrale quella vista. Si domanda che edificio sia questo e a chi appartenga. É stato di recente a Parigi ma non ricorda di averlo visto. Si sta avviando verso di esso, quando si sente strattonare da qualcuno accanto a lui e chiamarlo per nome.

Luca, Luca!” Sente una voce familiare che attraversa i fumi del sonno. “Luca, svegliati!”

Il ragazzo si riscuote, si mette eretto un po’ barcollante e si guarda intorno spaesato. La visione è totalmente diversa da quella di pochi istanti prima. É in una stanza debolmente illuminata da un abat jour e accanto a lui c’è l’amica di tante avventure vissute insieme.

Luca, qualcuno tenta di entrare in casa!” grida Vanessa.

Questa frase lo desta completamente e gli fa ricordare che è a Bologna e non a Parigi. “Cosa?” dice il ragazzo con la voce impastata dalla stanchezza e dalla voglia di dormire.

Sento armeggiare intorno alla serratura” dice concitata la ragazza.

Luca scende dal letto e a piedi nudi si avvia all’ingresso. Adesso avverte anche lui rumori sospetti.

Chiama il 113, mentre io vado a vedere” fa il ragazzo che allontana.

Non fare l’eroe! Quelli di solito muoiono. Tu mi servi vivo” afferma premurosa la ragazza, mentre afferra il telefono.

Il ragazzo alza le spalle. ‘Quando ha bisogno di me, è tutto latte e miele. Non appena cessa il pericolo, mi rifila un calcione per mandarmi via’ si dice, mentre va verso l’ingresso. Accende le luci e si avvicina all’uscio per controllare. I rumori cessano. La sensazione è di udire un leggero scalpiccio di passi, che si allontanano. Dall’occhio magico vede solo buio. La tentazione di aprire la porta blindata e controllare, se ci sono segni esterni, è forte ma la prudenza lo ferma. ‘Ci guarderò più tardi, in mattinata’ riflette, mentre si assicura che tutto sia in ordine.

Tornato in camera, Luca trova Vanessa col telefono in mano e gli occhi sbarrati per la paura. Torna sotto le coperte accanto a lei.

Hai chiamato?” le domanda il ragazzo.

No”.

Bene. Lascialo impostato se dovesse servire. Ma credo che per stanotte dovremo essere tranquilli” afferma Luca con decisione.

Cosa te lo fa credere?” gli chiede la ragazza.

Sensazioni. Quando ha avvertito la mia presenza vicino alla porta, se ne è andato” dice il ragazzo con tono rassicurante. “Ora comprendi le motivazioni del mio turbamento per la telefonata e per lo squillo misterioso?”

Vanessa non replica. Sa di aver riso alle preoccupazioni dell’amico senza dare il giusto peso a quelle anomalie.

Mi chiedo chi possa essere?” riprende a esternare Luca “Chi conosce i nostri obiettivi? Come li ha scoperti?”

Non saprei come risponderti, Luke. Io non ho parlato con nessuno. Lo sai benissimo. Contatti con persone estranee zero, a parte la bibliotecaria di Sala Borsa. Proprio non saprei darti una risposta”.

Il ragazzo non è molto convinto della difesa dell’amica. Non perché creda, che in qualche modo si sia lasciata sfuggire il motivo delle loro ricerche ma perché sa che il suo numero di telefono non è facile da conoscere. Lui non ama fornirlo a tutti. Quindi a rigore di logica dovrebbe essere qualcuno della sua cerchia di conoscenze. ‘Ma chi?’ si dice. “La visita notturna potrebbe essere qualcuno che ha ascoltato le nostre chiacchiere e ha deciso di metterle a frutto” afferma. “Ma la chiamata non è casuale. E quel ‘lascia perdere’ non è stato detto così per caso. No, c’è qualcosa che sfugge alla mia comprensione”.

É un Luca dubbioso, ripiegato su di sé, quello che parla, Vanessa lo comprende chiaramente, mentre legge l’orario sulla radiosveglia.

Diamine, già le cinque e mezza!” esclama la ragazza. “Anche stanotte abbiamo dedicato al sonno solo qualche briciola di tempo. Che facciamo”.

“Un caffè per darci la giusta carica per la nuova giornata” la esorta il ragazzo.

Vanessa indossa sulla camicia da notte una vestaglia di flanella, mentre Luca infila i jeans e un maglione.

“Quel ‘lascia perdere’ continua a ronzarmi nella testa” afferma il ragazzo, che osserva l’amica nella preparazione della moka.

“Ma quella voce era maschile o femminile?” domanda la ragazza, mentre accende il fornello.

“Maschile, maschile. Era cavernosa e lontana” risponde Luca, che mette sul tavolo le due tazzine e lo zucchero di canna.

“Non mi dire che era un fantasma riemerso dal passato!” dice Vanessa, mentre versa il caffè nelle tazzine.

“Beh! A dire il vero ci avevo pensato” replica divertito il ragazzo. “Ma non mi risulta che personaggi vissuti settecento anni fa possano conoscere le moderne tecnologie! Però a questo punto sto cambiando idea”.

“Cerca di essere serio, almeno una volta!” esclama la ragazza, che agita i capelli rossi.

“Lo sono”.

Vanessa ride. É incorreggibile ma proprio per questo vado d’accordo con lui. Non perde mai il buon umore, si dice, mentre sorseggia il caffè.

“Non hai un’idea a chi hai pestato i piedi?” gli domanda la ragazza.

“Assolutamente no!” risponde Luca. “Anzi sì”.

“E chi sarebbe?” gli chiede curiosa Vanessa.

“Non ti metti a ridere, se te lo dico?” fa il ragazzo, diventato serio.

“Lo prometto” e mette gli indici incrociati sulla bocca.

“É un frate domenicano. Fra’ Bartolomeo da Ravenna” esterna compunto Luca.

“Un frate? E cosa gli hai fatto?” dice stupita la ragazza.

“Io nulla”.

Vanessa lo guarda come se di fronte a lei ci sia un alieno.

“Personalmente nulla. Ma l’ho risvegliato dopo un sonno di trecento anni” esclama il ragazzo sorridente.

La ragazza dopo un primo momento di smarrimento ride di gusto.

“E al frate cosa hai fatto di così grave da minacciarti?” gli chiede divertita.

“Ho letto la cronaca, quando nel settecento ha cercato invano il tesoro che Pietro da Bologna ha nascosto abilmente” risponde il ragazzo serioso.

Vanessa lo abbraccia di slancio. “Sei uno spasso!” gli dice, mentre lo bacia.

“Grazie! Tutti questi baci mi hanno fatto venire fame. Facciamo la colazione?” fa Luca, osservando l’orologio della cucina.

Una storia come tante. Al tempo del web – parte prima

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Nuova uscita su caffè Letterario. Il racconto diviso in tre parti vedrà la seconda parte il 5 agosto e la terza e conclusiva parte il 16. Buona lettura

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by Steve Gibson by Steve Gibson

«Insomma, lo vuoi capire che mi hai rotto i coglioni? Vattene dalla mia vita! Non farti vedere, né sentire mai più! MAI PIU’!» Questo fu l’urlo virtuale che uscì dalla tastiera di Antonella. Era diretto al monitor di Dario, sul quale apparve dopo pochi decimi di secondo.

Lui rimase un attimo attonito e basito. Era incredulo di fronte a quell’espressione d’insofferenza, quasi di odio, che traspariva dalle parole dell’amica. Non gli era sembrato di essersi comportato in maniera tale da suscitare quella reazione di violenza verbale da parte della ragazza.

Rifletté, se doveva rispondere subito a caldo oppure no. ‘Se lo faccio, probabilmente la storia tra noi finirà’ si disse. Tuttavia lui non voleva, almeno non ancora, chiudere il loro rapporto.

Le voleva bene, nonostante certe volte lei lo facesse impazzire. ‘Chissà, forse anche questa è una delle sue episodiche sfuriate. Sono sicuro che passerà in fretta’…

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Una storia così anonima – parte diciottesima

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Sens, 10 novembre 1307, ora terza – anno secondo di Clemente V

Il chierico Philippe è nella stanza del segretario dell’arcivescovo di Sens e attende di essere ricevuto. Il segretario, il monaco benedettino, Alphonse de Mullins, insiste per farsi consegnare il messaggio ma il chierico è irremovibile.

Sua santità, Clemente V” mente Philippe “si è raccomandato. Devo consegnarlo di persona. Nelle mani di Monseigneur Roland de Bernard”.

Ma Monseigneur Roland è impegnato con le orazioni mattutine. E poi…” continua ostinato il monaco.

Aspetterò tutto il tempo necessario. Anche l’intera giornata” tronca di netto il chierico, inginocchiandosi davanti all’effigie della Madonna per pregare.

Passano le ore e il chierico è sempre lì, genuflesso davanti all’effigie di Maria. Non demorde, è paziente. Sa che la sua costanza sarà premiata.

Il segretario lo osserva, non pronuncia parola. Gli ordini sono precisi e categorici: tutta la corrispondenza per l’arcivescovo deve essere intercettata, letta e copiata per essere trasmessa a Paris. L’ostinazione di questo giovane prelato lo sta innervosendo ma non può con la forza costringerlo a consegnare il messaggio. Rischia di scoprire il suo gioco e sa che nessuno verrebbe in suo aiuto. Chiamare un sicario per assassinarlo sarebbe la soluzione peggiore. Spera che il chierico, persa la pazienza, si rassegni ma vista la cocciutaggine di non voler cedere alle sue richieste dubita che riesca nel suo intento.

É l’ora nona e la situazione non si è sbloccata, quando un evento inaspettato sconvolge tutto.

Paris, Châtelet, 10 novembre 1307, ora terza, anno secondo di Clemente

Pietro da Bologna è di nuovo davanti a Guillaume de Nogaret e non ha perso la baldanza iniziale. Risponde e controbatte. Puntualizza e fa rettificare i verbali. Mette a dura prova la tenuta nervosa del guardasigilli, che pensava a una passeggiata, mentre si trova spesso in difficoltà.

Spero che nella notte abbiate avuto modo di riflettere sulle questioni di ieri. MI auguro che finalmente diciate la verità” afferma in modo sibillino Guillaume.

Ho sempre detto il vero. Se giuro sulla Bibbia, sono conscio che lo spergiuro sia un peccato capitale” ribatte senza abbassare la vista Pietro.

Eppure non siete sincero sulla cerimonia di iniziazione degli aspiranti monaci” insiste il guardasigilli.

Non credo. Quello che ho descritto è quanto conosco” replica con tono fermo il templare.

Guillaume capisce di essere in un vicolo cieco. Più si ostina a crederlo un mentitore, più Pietro si arrocca nella sua versione, che non ha modificato di una virgola rispetto alla prima volta. Deve trovare il modo per scardinare quella difesa tanto ostinata quanto efficace. Chiama il segretario per farsi consegnare un documento. Spera che sia l’arma finale per mettere fine a questo interrogatorio che non lo porta da nessuna parte.

Perché siete venuto a Paris?” gli chiede il guardasigilli, sapendo che non è vero.

Io non avevo nessuna intenzione di venire a Paris. Mi hanno costretto con la forza i suoi sgherri” risponde con pacatezza il frate, che non è caduto nel tranello.

Veramente non mi risulta così” esclama Guillaume, mostrando una sorpresa che non ingannerebbe neppure un bambino.

Pietro ride e pensa che trappole così infantili sarebbero scansate da chiunque. A volte mi sembra un ingenuo, altre un furbacchione maldestro, altre volte un misero idiota, si dice ma per contro non lo ritiene uno sprovveduto ma un abile commediante.

Ho forse fatto una battuta comica?” fa Guillaume visibilmente infastidito dal comportamento di Pietro.

No. Ma ho sorriso perché la ritengo una persona intelligente, dotata di una capacità cognitiva superiore alla media” dice il frate, riacquistando la seria compostezza che ha adottato dal giorno precedente.

De Nogaret accusa il colpo e sta per replicare velenosamente, quando entra nella stanza il segretario con diverse pergamene legate con un nastro di raso rosso. Rompe il sigillo di ceralacca che le sigillava.

…Una cosa amara, una cosa deplorevole, una cosa certamente orribile a pensarsi..” così comincia Guillaume a leggere con tono grave.

Pietro immagina che si tratta di un interrogatorio di un confratello ma non ne conosce l’autore. Si fa attento per cogliere ogni minima inflessione della voce.

…un crimine detestabile, un delitto esecrabile contro Dio e contro la natura. I fratelli del Tempio hanno operato come lupi, travestiti da agnelli. Abbiamo insultato sciaguratamente la religione e la nostra fede. Abbiamo tradito la veste che indossiamo e il giuramento che abbiamo fatto prendendo i voti. Abbiamo costretto i novizi, che aspiravano di entrare nelle Militiae Christi a sputare sulla croce…”. Guillaume fa una pausa di effetto per vedere le reazioni di Pietro. Lui è impassibile, attento e concentrato ma senza dare segni di scandalo. ‘Dunque è vero. Anche lui concorda con quanto ho letto’ si dice il guardasigilli soddisfatto.

Osservo che voi non negate quanto sta scritto in questo verbale di interrogatorio” esordisce Guillaume.

Ascolto con attenzione quello che state leggendo ma non sono d’accordo con quanto sta scritto” risponde con calma il frate.

De Nogaret trasale incredulo. Tutte le sue ipotesi sono smentite dalle parole che ascolta.

Pertanto negate che i novizi siano sottoposti a simili trattamenti?” esclama il guardasigilli visibilmente adirato.

Nego con fermezza che i novizi della provincia di Lombardia siano costretti a subire queste imposizioni” afferma Pietro con la calma dei forti.

Dunque negate tutto questo?” dice de Nogaret, che ha riacquistato la compostezza che il ruolo gli assegna. “Sapete chi ha firmato questo verbale?”

Immagino uno dei nostri confratelli. Se mi sforzassi di comprendere chi è, non lo capirei mai” conclude il frate.

Il guardasigilli ride. É convinto di averlo in pugno. Fa un cenno al segretario di avvicinarsi. “Consegnate questo al frate qui dinnanzi” fa con tono sprezzante.

Pietro legge. Alza un sopracciglio di sorpresa ma nasconde immediatamente lo stupore che lo pervade. Dubita però che la firma sia autentica. Se lo fosse, è certo che queste dichiarazioni siano state estorte con la tortura. Lui non conosce Jacques de Molay ma quello che è giunto alle sue orecchie è di tutt’altro genere. Duro, inflessibile e profondamente legato al giuramento fatto, entrando nell’ordine.

So chi ha firmato ma non conosco quale sia la sua firma” dice Pietro, soppesando le parole.

Guillaume de Nogaret trattiene a stento la collera. Quel frate dall’aria indifesa l’ha insultato con sottigliezza. Non mi ha dato esplicitamente del mentitore ma ha insinuato che potrei esserlo, pensa, mentre chiama il capitano delle guardie. “Accompagnatelo nella sua cella”.


Sens, 10 novembre 1307, ora nona – anno secondo di Clemente V

Chi aspettate, Philippe de Laurent?” dice una voce familiare alle spalle del chierico.

Nessuno. Attendo di consegnare un dispaccio urgete e riservato a sua eminenza, il vescovo di Sens” risponde il chierico, voltandosi.

Il prelato sorride. Sa quanto sia difficile consegnare di persona un messaggio per Monseigneur Roland, specialmente negli ultimi tempi da quando Alphonse de Mullins ha assunto il ruolo di segretario personale dell’arcivescovo.

Se me lo consegnato, proverò a metterlo alla sua attenzione” fa Bertrand de Mullon, tendendo la mano.

Grazie per l’offerta ma non posso tradire la fiducia del Santopadre” dice il chierico, che saluta con deferenza il nuovo arrivato.

Se non sono indiscreto, perché?” chiede Bertrand, che conosce bene, quanto Philippe sia ligio agli ordini ricevuti.

Il chierico si eleva per i suoi quasi quattro piedi di liprando, prima di iniziare a parlare.

Il Santopadre mi ha fatto giurare sulla Bibbia che avrei consegnato di persona queste pergamene, di cui ignoro il contenuto. Quindi la mia anima sarebbe dannata per sempre, se venissi meno al giuramento prestato”.

Bertrand sorride e prende per un braccio Philippe.

Siete troppo leale per rompere un giuramento” dice il prelato, che si avvia col chierico verso le stanze dell’arcivescovo sotto lo sguardo atterrito del segretario. “Venite con me. Vi accompagnerò di persona al suo cospetto”.

I due spariscono inghiottiti dai lunghi corridoi dell’arcivescovado.

una storia così anonima – parte diciassettesima

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Bologna, 21 febbraio, 2015 – ore 22

I due ragazzi sono rincasati da poco dopo la lunga sosta in pizzeria. Sono allegri e distesi, mentre chiacchierano di tutto e di niente. É stata una lunga giornata e la notte precedente è stata breve.

Cosa facciamo? Leggiamo altre due righe del tuo cronista settecentesco oppure riprendiamo domani?” dice Vanessa, mentre appende il piumino.

Luca guarda l’orologio e sbadiglia.

Per me va bene leggere ancora qualcosa” fa, mentre si stiracchia vistosamente.

D’accordo. Un’oretta e poi a nanna” conviene la ragazza.

Di ore ne passano almeno due ma hanno letto gli ultimi sviluppi della storia. Il ragazzo si appoggia allo schienale della sedia. Vanessa ha gli occhi verdi arrossati e lacrimosi.

Dunque Pietro deve compiere una missione. Quale?” dice Luca, intrecciando le mani dietro la nuca.

Uhm!” mormora la ragazza, che si sfrega con vigore le palpebre.

Pare un intrigo internazionale. Da un lato alcuni cardinali tramano. Dall’altro la fazione opposta intriga. Il re e i suoi accoliti si fregano le mani e dicono ‘grazie’. Pare di vedere la situazione attuale. Ma l’oggetto del contendere cos’è?” continua a interrogarsi il ragazzo, senza trovare una convincente risposta.

Forse riguarda il tesoro dei templari” azzarda questa ipotesi Vanessa.

Ma quale tesoro? Quello del Tempio oppure qualcosa d’altro che non conosciamo?” risponde Luca.

Mi pare azzardata qualsiasi tesi” replica la ragazza. “Ma noi non dobbiamo occuparci del tesoro nascosto dei templari bolognesi?”

Direi di sì! Ma ho la sensazione che sia legato alla convocazione di Pietro a Poitiers. Così a spanne, a intuito. Forse mi sbaglio ma non di troppo” fa il ragazzo, chiudendo il computer.

Vanessa non replica alle ultime affermazioni dell’amico. Dubita che sia tutto così semplice. Se il cronista riporta i verbali dell’interrogatorio, forse riusciamo a comprendere la vera natura del viaggio, si dice la ragazza, senza esternare i suoi pensieri.

Luca la osserva e si domanda a cosa stia pensando. Ci scommetto, si dice, che il suo pensiero è quello di mettere le mani sulle ricchezze dei templari bolognesi. Ma sono reali o solo virtuali?

Restano in silenzio, seduti sul divano, che la notte appena trascorsa è stato il letto di fortuna. Ognuno sta elaborando le proprie congetture, avendo il timore di dirle ad alta voce.

Stanno per cominciare a parlare, quando il telefono di Luca squilla, o meglio diffonde una breve melodia. Il ragazzo guarda il display ma con sorpresa è un numero sconosciuto, anzi oscurato.

Chi sarà?” sbotta il ragazzo.

Rispondi! E lo saprai” gli suggerisce di rincalzo Vanessa.

Luca apre la conversazione non del tutto convinto che sia la mossa giusta.

Pronto”.

Lascia perdere” dice una voce, che pare provenire dall’oltretomba.

Perdere cosa?” chiede Luca basito.

Lascia perdere” ripete lo sconosciuto prima di chiudere la comunicazione.

Il ragazzo guarda il display che mostra lo screen saver. Sta lì immobile e perplesso, perché è convinto di aver sbagliato nel rispondere.

Hai visto un fantasma?” gli chiede la ragazza.

Lui non replica. É come in trance. Si riscuote, armeggia con la lista delle chiamate: ‘numero privato‘ è l’unica indicazione.

Insomma che c’è?” domanda Vanessa inquieta. Non ha mai visto Luca così bianco, che pare un cadavere.

Il ragazzo si riscuote e riacquista l’uso della voce.

Inquietante” è l’unica parola che riesce a dire.

Inquietante? Perché? Spiegati. Sei bianco come un lenzuolo. Hai visto forse dei fantasmi?” dice la ragazza, che appare nervosa.

No!” fa Luca “Anzi sì!”

Non fare il tuo solito! Ti vuoi burlare di me?”

No, no! Sono serissimo. L’immagine dei fantasmi no ma la voce sì” afferma con calma Luca.

Visto che si tratta di fantasmi e i misteri mi piacciono, potresti dirmi in breve cosa ti ha detto?”

Niente” dice il ragazzo.

Come niente? Ti contraddici? Eppure ti ho sentito rispondere” esclama Vanessa, alzandosi in piedi leggermente indispettita.

Lascia perdere” replica Luca, scuotendo il capo.

Lascia perdere?” fa la ragazza, alzando il tono della voce “Mi dici o non mi vuoi dire cosa hai ascoltato di tanto sconvolgente?”

Lascia perdere” ripete con timbro monocorde il ragazzo.

Uffa! Sto perdendo la pazienza! Insomma quello o quella sconosciuta cosa ti ha detto?”

Lascia perdere. Due volte” fa Luca, riscuotendosi dalla trance nel quale era piombato.

Vanessa rimane a bocca aperta, senza parole. Adesso è lei, che soffre di afasia. Non riesce a credere a quello che ha udito.

Sì, ha detto due volte ‘lascia perdere‘, scandendo bene le lettere” afferma il ragazzo, che si sta riavendo dallo choc.

Ma chi era?” domanda incredula la ragazza.

Vallo a sapere!” replica il ragazzo.

Avrà pure un numero la chiamata” fa Vanessa, che si risiede sul divano.

E no!” esclama Luca. “Numero privato” aggiunge laconico.

Cazzo! Bel colpo! Ma la voce era maschile o femminile?” domanda la ragazza.

Lui sta in silenzio per qualche istante, come se volesse risentire quella voce, prima di parlare di nuovo.

Maschio, senza dubbio” fa il ragazzo con tono serio.

Vanessa comincia a innervosirsi per le lungaggini dell’amico. Sembra che debba togliergli con le tenaglie le parole dalla bocca.

Insomma, puoi sveltire il discorso e dirmi tutto senza che debba stimolarti le risposte?” chiede la ragazza, che appare nervosa. “Dunque ha detto ‘lascia perdere‘ due volte. É un maschio. Altre informazioni?”

Sì. La voce sembrava provenire dall’oltretomba senza inflessioni particolari” esclama Luca. “Mi domando come può avere il mio numero?”

Sull’ultima domanda del ragazzo rimangono in silenzio. Lui col telefono ben stretto nella sinistra. Lei con lo sguardo nel vuoto. ‘Inquietante’ si dice Vanessa ‘veramente inquietante è questa telefonata. Uno sconosciuto telefona nel cuore della notte e pronuncia due parole dall’oscuro significato. O forse no?’ La ragazza si riscuote e sorride.

Forse ho capito a cosa si riferisce quel ‘lascia perdere‘. Qualcuno non desidera che noi indaghiamo sul tesoro dei templari bolognesi” esclama la ragazza, guardando l’amico.

Luca si gira con lentezza verso di lei, mentre mette via il telefono. C’è qualcosa di poco chiaro in tutto questo e lui lo percepisce chiaramente.

Ammettiamo che tu abbia ragione. Ma mi domando come è a conoscenza che stiamo indagando su fatti avvenuti settecento anni fa? E poi come conosce il mio numero? E in particolare sulla seconda domanda che sto riflettendo” fa Luca, guardandola in viso.

Moh! Glielo avrai dato tu…” replica la ragazza.

A chi? A quale persona avrei consegnato il mio numero di telefono?” dice il ragazzo.

E come faccio a saperlo? Mica conosco tutte le tue interfacce!” ammette Vanessa, sorridendo.

La mia è un’esternazione a voce alta. Immagino che tu non conosca tutti i miei contatti ma una telefonata dopo la mezzanotte non è mica usuale. Dal tono della voce, ti assicuro, pareva che fosse a conoscenza che ero a casa tua”.

Ora non volare con la fantasia, scrittore! Prima dici che è un fantasma, adesso che sa dove ti trovi! Cos’è dotato di sfera di cristallo? Non sei convincente!” afferma la ragazza.

Hai ragione! Non sono stato per nulla chiaro! Ma la sorpresa della telefonata non mi ha fatto ragionare con lucidità. Quel ‘lascia perdere‘ mi ha destabilizzato!” conclude Luca. “Che ne dici se andiamo a dormire e domani riflettiamo con calma su tutto?”

Buona idea” fa Vanessa, che sogghigna “se fai il bravo, puoi venire nel lettone. Altrimenti ti rimane solo il divano”.

Se mai voglio dormire bene, devo fare il bravo per forza” esclama il ragazzo per nulla convinto sugli avvenimenti appena accaduti.

Dal tono della tua voce sto pensando di essere stata troppo incauta nella proposta” replica la ragazza.

Non ti fidi?” fa Luca, che si sta riprendendo. “Giurin giurella…”.

Non fare lo spergiuro. Dai, piaga, che andiamo a dormire” dice ridendo Vanessa.

Chiacchierano, finché la voce si affievolisce nel sonno.

Un trillo del campanello li sveglia.

Chi sarà?” chiede allarmata la ragazza.

Vado a vedere” fa Luca, alzandosi.

Non aprire, mi raccomando” si premura di suggerire Vanessa, che trasale osservando l’ora. La sveglia segna le tre di notte.

Certamente, no! Nemmeno se fossero i carabinieri” dice il ragazzo che a piedi nudi va a vedere il videocitofono.

Chi è?” domanda la ragazza, mentre infila le pantofole.

Non sono riuscito a vederlo bene. Sembrava in maschera con un mantello bianco. Siamo già in quaresima. Il carnevale è finito” afferma con ironia Luca.

Che facciamo?” chiede Vanessa.

Non ho più sonno” risponde il ragazzo.

Nemmeno io. Prendi il computer e torna a letto. Leggiamo qualcosa nell’attesa dell’alba” fa la ragazza, che si infila di nuovo sotto le coperte.

Ringrazio la mamma di una peste e Tachimio per aver pensato a me.

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Oggi doppia razione. Un Liebster Award e una staffetta dell’affetto. Wow! Doppio ringraziamento

liebster2Cominciamo dalla mamma della peste – spero che Isabella non si offenda se la ringrazio dopo.

Subito le regole, che non costano nulla: solo un copia e incolla.

-Usare l’immagine che ho messo.

-Rispondere alle 10 domande.

-Nominare altri 10 dieci blog.

-E porre 10 domande a questi blogger.

E’ strano mancano i ringraziamenti. Ma io li faccio lo stesso

Ringrazio la mamma della peste per aver pensato a me. Onorato. E la peste? Onorato doppio.

Rispondere alle dieci domande. Grossa fatica vista la calura di questi giorni. Ne risponderò qualcuna a caso, perché per alcune sarei ripetitivo.

1) Hai mai pensato di chiudere il blog? E se si,perchè?

Il primo in assoluto – era su una piattaforma adesso defunta Windows space – è stato chiuso dopo quaranta giorni. Perché? Ho avuto la paura di non riuscire a tenere il ritmo del successo che aveva. Il secondo, il mitico Splinder, mi ha sfrattato per chiusura. Il terzo, wordpress, è questo e non ci penso proprio al momento di chiuderlo. Domani non lo so. Ci sono poi altri due, Blogspot e Iobloggo, che sono dei morti viventi, perché non ci ho mai creduto ma anche perché uno è sufficiente.

4) L’esperienza più mortificante che hai mai vissuto

Boh! Non saprei, non perché non ne ho avute ma per il semplice motivo che essendo mortificanti e meglio custodirle dentro di noi.

5) Quali sono i tuoi principi di vita?

Pochi ma basilari. Rispetto reciproco, sincerità, senso dell’amicizia e ideali in cui credere.

7) Cosa sognavi di fare da grande quando eri bambina/o ?

Cosa sognavo? Quello che ho realizzato nella mia vita. Dovendo rinascere, rifarei gli stessi sogni.

8) Cosa ne pensi della società d’oggi?

Cosa penso? Il turpiloquio è ancora punito penalmente?

Ovviamente mi fermo qui. Idealmente tutti i miei follower e anche chi non mi segue ma mi legge sono nominati.

 

Isabella, adesso è il tuo turno. Non sei arrabbiata con me? Lo so, lo so che non lo sei e hai un bel sorriso sulle labbra.

staffetta dell'affettoQuesto è una piccola novità – o grande a piacere. Qui non ci sono domande insidiose da rispondere ma semplicemente di seguire queste tre regolette.

1) nominare l’ideatore del tag

2) ringraziare chi ha avuto il gentile pensiero di taggarti

3) taggare 5 blogger

4) avvisarli di averli taggati.

Ci sarebbe un punto zero, ovvero riportare l’immagine del tag che faccio con gioia.

I primi due punti lo faccio più che volentieri.

E’ stato ideato  da  Carla ( https://ladimoradelpensiero.wordpress.com), non la conosco ma un giretto lo farò più che volentieri.

Isabella ha avuto il gentile pensiero di nominarmi e di avere scritto delle parole che condivido pienamente, sia nel Post Scriptum sia nella citazione tratta dal libro ” This  man  from  Lebanon ”, che trovo molto pertinente al tag.

Isabella sa e sicuramente avrà letto nei precedenti post di ringraziamento che non amo proseguire queste speciali catene di Sant’Antonio. Quindi spero che mi faccia lo stesso un sorriso se  questo pensiero

Chi seguo sono amici che stanno in cima ai miei pensieri. A loro va tutto il mio affetto e lascio loro il testimone di questa staffetta.

Quindi tutti idealmente siete gli altri componenti di questa staffetta.

Grazie, Isabella!

Una storia così anonima – parte sedicesima

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dal web

dal web

Poitiers, 9 novembre 1307, primo albore, anno secondo di Clemente V

“Questa missiva va consegnata personalmente al vescovo di Sens. A nessun altro. Aspettate che vi riceva in privato. Siate paziente, finché non lo farà” fa il cardinale Caetani, porgendola al chierico Philippe.

“Sarà fatto, vostra eminenza” risponde con ossequio il chierico, un po’ infastidito da questa nuova missione. Se da un lato gli fa piacere essere il delegato di lettere riservate, dall’altro ne prova fastidio. Il precedente incarico per poco non si è tramutato in una disgrazia. Solo l’acume di Pietro da Bologna ha evitato guai maggiori. Capisce che anche questo ha come oggetto il frate bolognese ma il guardasigilli, Guillaume de Nogaret, è un osso ben più duro per i suoi denti. ‘Salvacondotti, lettere o altro in questo momento del regno di Filippo IV valgono meno di un pugno di terra, come osservava giustamente Pietro’ si dice il chierico, mentre si avvia a uscire dalla curia papale.

Philippe prende la strada per Paris. Lo attendono due giornate di viaggio, se tutto va bene. E non ha smaltito la stanchezza del giorno precedente.

Paris, Châtelet, 9 novembre 1307, ora terza, anno secondo di Clemente V

Pietro ha trascorso il resto della giornata precedente in una cella, da dove ha potuto osservare il lento fluire delle acque, intorpidite dalle piogge recenti, del fiume che scorre sul lato sinistro del castello. L’acqua e la neve sono stati gli elementi che hanno accompagnato il suo viaggio da Bologna alla terra dei Franchi. Il frate ha riflettuto su questi due elementi, che sono stati una costante compagnia senza giungere a particolari conclusioni. ‘In effetti siamo in autunno e le condizioni del tempo sono state rispettate’ si dice osservando il cielo che si inscurisce per la notte. Seduto sul pancone, ha esaminato la sua condizione attuale. É stato trattato bene come se fosse un ospite di riguardo ma è stato limitato nei movimenti, perché alla fine di prigione si tratta. Non è riuscito a formulare una linea difensiva per proteggersi dalle accuse, perché non conosce le motivazioni per le quali si trova rinchiuso in una cella. ‘Aspetto le domande e poi organizzerò la mia difesa’ pensa, mentre mangia una zuppa di cipolle e pane nero. Il giaciglio di paglia gli è sembrato pulito. Gli hanno messo a disposizione un bacile di acqua fresca con la quale ha fatto le abluzioni, che non faceva da due giorni. Inginocchiato verso est, verso Gerusalemme, ha pregato e chiesto perdono al Signore, invocando l’aiuto di Maria Maddalena.

Alle prime luci dell’alba, quando il cielo plumbeo, che minaccia pioggia da un momento all’altro, diventa più chiaro. Pietro si sveglia e va verso quell’apertura stretta e bloccata da una solida inferriata, che dà luce e aria alla sua cella. L’aria è pungente e umida per la notte. Si chiede, se il suo bardo sia stato trattato bene e se ha avuto nutrimento a sufficienza. La sua è una domanda senza risposta, mentre si accinge alle lodi del primo albore. Sente la mancanza della sua chiesa, del sacramento della comunione. Prega, osservando una cattedrale ancora in costruzione sull’isola che sta al di là di quel braccio di fiume. Si domanda come si chiama e perché sia incompiuta.

É immerso nelle preghiere e nelle sue fantasticherie, quando ode cigolare il chiavistello di apertura della cella. Non si volge per vedere chi entra. Non ha bisogno di sapere chi è, perché riconosce i nuovi entrati. Lo sferragliare delle armature fornisce la risposta ai suoi pensieri. Continua a salmodiare sottovoce, ignorando i nuovi arrivati, che restano interdetti.

“Messere vi attendono nella sala dei velluti cremisi” dice una voce alle sue spalle.

Pietro continua a pregare rivolto verso Gerusalemme, ignorando l’invito. Si sente toccare con il piatto della spada sull’omero.

Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix; nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedica” recita il frate, non mostrando impazienza di andare con loro.

Il capo degli armati comincia a spazientirsi per questo templare che disattende le sue sollecitazioni, quando lo sente cominciare una nuova preghiera.

Anguláris fundaméntum

lapis Christus missus est,

qui paríetum compáge

in utróque néctitur,

quem Sion sancta suscépit,

in quo credens pérmanet.”

Messere Guillaume de Nogaret non ama attendere. O ci seguite senza perdere ulteriore tempo o sono costretto a trascinarvi con la forza” ordina al frate, che però non pare molto intenzionato a seguirli.

Lo sente ansare, non per una corsa improvvisa ma perché non riesce indurre Pietro a cessare le sue preghiere. Si mette ritto, tuttavia resta in silenzio in piedi. Prima di ricevere un nuovo avvertimento, si volta e scandisce con calma un’unica frase ‘Sono pronto’. Percorrono un lungo corridoio e salgono le scale che portano al primo piano. Nel silenzio risuonano i passi degli armigeri che scortano il frate, che rimane impassibile come una sfinge.

Messere Pierre de Bologne” annuncia con enfasi il capo del gruppo.

Guillaume de Nogaret, seduto su uno scranno, appoggiato su una pedana, che costringe chi è al suo cospetto a guardare verso l’alto, lo fissa pensieroso. Non muove un muscolo della faccia con gli occhi, ridotti a fessure, che non promettono nulla di buono. Pare assiso sul trono.

Pietro avanza senza timori reverenziali verso quella piccola messinscena, guardandolo fisso negli occhi.

Buongiorno, Messere” lo saluta il frate, tenendo il busto ben eretto, avvolto nella tunica bianca, dove spicca chiara la croce rossa della Militia Christi.

Rimane in silenzio, aspettando che il guardasigilli parli. É in atto un sottile gioco psicologico per misurare le capacità dei due contendenti. Non si sente volare una mosca, mentre Pietro non distoglie lo sguardo da Guillaume. É una sfida lanciata dal frate senza timori reverenziali. Aspetta e riflette. ‘Non capisco il senso di mandare Henry de Caron a Bologna e poi inseguirmi, finché non sono stato arrestato dagli uomini di quest’uomo. Dunque conosceva che sarei venuto in questa terra, tanto pericolosa per i miei fratelli francesi. Ma quale missione devono impedirmi?’ Resta immobile sempre con gli occhi fissi sul guardasigilli, senza mostrare né timori, né spavalderia.

Guillaume cede per primo e comincia a parlare.

Mi hanno detto che voi conoscete bene le usanze della Militia Christi. Per questo motivo vi convocato al mio cospetto” inizia con tono insolitamente cortese il guardasigilli.

Pietro lo osserva e trae un profondo respiro.

É forse un interrogatorio quello a cui mi state sottoponendo?” dice il frate con voce calma e appena sussurrata.

Guillaume sobbalza. Non immaginava che il frate iniziasse a parlare in questo modo senza rispondere alla sua domanda. Si guarda intorno nel silenzio del salone. Oltre a loro c’è il capitano De Vaillard, che ha condotto il templare al suo cospetto. Era sua intenzione condurre un interrogatorio senza testimoni e poi fargli firmare un verbale, prima di consentirgli di proseguire fino a Poitiers, dove l’aspetta il papa e la curia papale. Il suo progetto è ben articolato. Da un lato accumulare prove e testimonianze per inchiodare Jacques de Molay e il suo gruppo nel processo che stava preparando. Dall’altro lato era capire le motivazioni di questa inconsueta convocazione papale. Il cardinale Colonna gli ha riferito che era rimasto sorpreso e non ne conosceva il motivo. ‘Una decisione improvvisa e urgente. Pochi di noi sanno chi sia questo frate. Un’unica certezza è stato compagno di studi di Bertrand de Got a Bologna‘ gli aveva comunicato con un messaggio in codice.

Dunque cosa c’era di tanto urgente, affinché compisse questo lungo viaggio, oltremodo pericoloso per lui? Si dice Guillaume prima di rispondere.

No, non è un interrogatorio. É una semplice chiacchierata” afferma in maniera subdola il guardasigilli.

Se era così, perché questa fretta di comparire al vostro cospetto?” gli domanda Pietro.

Guillaume comprende che rischia di finire in un vicolo cieco e cambia strategia.

Messer de Vaillard, faccia entrare il segretario de Hostome, affinché si possa verbalizzare l’interrogatorio con messere Pierre de Bologne” ordina il guardasigilli.

E cominciano le domande per Pietro.

Grazie, Franca!

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award very nice blog

Questa nominition “fmtech” è stata creata da http://www.fmtech.it/diario/fmtech-award/ .

Le regole sono semplici:

Utilizzare il logo

ringraziare chi ti ha nominato

menzionare l’ideatore

esprimere, motivandole, i dieci blog che secondo te sono meritevoli

avvisare i nominati.

Il logo è stato posto in cima come doveroso.

L’ideatore è stato ricordato.

Franca mi ha scelto tra i blog che preferisce e la ringrazio.

Però qui mi fermo, per non ci sono solo dieci blog meritevoli di essere menzionati ma sono tutti quelli che seguo e da cui sono seguito. Quindi per non far torto a nessuno, tutti indistintamente sono nominati.

Una storia così anonima – parte quindicesima

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dal web

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Bosco della Borgogna, Chalon, 7 novembre 1307, ora seconda della vigilie, anno secondo di Clemente V

Pietro è scortato da quattro cavalieri, che tengono alte le torce accese per illuminare il sentiero. Sono dal vespro che cavalcano senza sosta e senza dire una parola, solo il rumore degli zoccoli sul terreno gelato. Avverte stanchezza e dolori ovunque ma non si lamenta: è dal primo albore che sta in sella. Quando percepisce che il cavallo sta faticando troppo ad avanzare, si rivolge a quello, che ha giudicato il capo della spedizione. Gli sta alle spalle a chiudere il corteo.

“Ho solo questo bardo. Se si accascia morto, non giungeremo a Paris. Io mi fermo a farlo riposare. Voi fate quello che volete” dice Pietro con tono fermo, mentre tira le redini del cavallo per arrestare la sua corsa.

Hugues non proferisce parola ma con la mano indica chiaramente che ha ascoltato le parole del frate. Il gruppo si raccoglie intorno ai due e non accennano a scendere dal cavallo. Aspettano ordini.

Pietro estrae dalla bisaccia, appesa alla sella, la coperta di lana grezza, che gli hanno dato i frati all’Ospizio del Mont Cenis, per coprire la cavalcatura, prima che il sudore geli. É una notte fredda e ventosa e la strada è coperta da un velo di ghiaccio. Accarezza la testa del cavallo, mentre gli allunga una carota, che la bestia divora con voracità. Sul palmo della mano compaiono della palline di zucchero, che gli mette davanti alla bocca. Dalla bisaccia prende altri due oggetti: un sacchetto, che appende sul muso, e un otre di pelle. Lo guardano per la calma e la serenità che sta dimostrando e sembrano increduli. Chiunque nella posizione di Pietro sarebbe in preda all’agitazione e al terrore ma lui dimostra una tranquillità interiore che sbalordisce il gruppo. Hugues comprende che non sarà facile per nessuno minare quella forza che emana dai gesti e dalle parole. Lo osserva ammirato ma non stupito. Aveva sentito delle voci a cui non aveva dato troppo credito ma si deve ricredere. Riflette che qualsiasi cavaliere, dopo aver cavalcato per molte miglia senza riposarsi, sarebbe crollato ma lui non ha emesso un lamento e si è preoccupato solo per il suo cavallo.

Pietro per molto tempo ha ascoltato il suono di acqua corrente e sa di aver percorso un sentiero che corre lungo un fiume, del quale ignora il nome. Si dirige verso quel rumore ma due cavalieri gli sbarrano la strada. Lui li guarda e resta in attesa del via libera. Dove credono che possa scappare, si dice, stringendo il mantello bianco per ripararsi dal freddo pungente della notte.

“Se non posso attingere l’acqua del fiume che scorre alla nostra destra, andate voi. Questo è il contenitore. Il mio bardo ha sete” afferma, allungando l’oggetto di cuoio.

“Prendete l’acqua per il suo cavallo e anche per i nostri” dice una voce autoritaria alle sue spalle.

Pietro torna dalla sua cavalcatura, che ha finito di mangiare il contenuto del sacchetto. Le scorte di cibo per il cavallo sono terminate e difficilmente saranno reintegrate prima del termine del viaggio. Spera di arrivare presto a Paris per far rifiatare il bardo. Non gli importa quale sia la sua sorte ma di quella del cavallo, sì. Sa che finirà in prigione come i confratelli francesi e si domanda, perché sia stato attirato in un tranello con la scusa della convocazione papale. Non ricopre incarichi prestigiosi, essendo un umile frate cappellano. Non è dentro ai segreti del suo ordine, essendo un semplice procuratore legale e neppure famoso. Qualcosa non torna ma non riesce a decifrarlo. Gli manca qualche tassello per comprenderne i motivi. ‘Perché?’ si chiede, mentre fa bere con lentezza il suo cavallo. L’acqua è fredda e la temperatura dell’aria è rigida. Deve usare prudenza per non compromettere la salute della sua cavalcatura. Spero di tornare col mio fedele bardo a Bologna, riflette, mentre ne accarezza il muso.

“Sono pronto” fa, issandosi sulla sella. Il viaggio riprende.

Lugdunum, 8 novembre 1307, primo albore, anno secondo di Clemente V

Il chierico Phillipe si affaccia sulla strada per osservare se ci sono facce sospette, che lo attendono. C’è via libera. Silenzioso raggiunge la stalla di Didier ed esce dalla città. Mette al galoppo il cavallo. Deve raggiungere al più presto Poitiers e riferire alla curia papale che Pietro da Bologna è stato intercettato dagli uomini di Guillaume de Nogaret e condotto a Paris. Al momento il suo compito è concluso. Adesso sono altri che devono muoversi. Lui è un minuscolo ingranaggio nel complesso della vicenda.

Con questi pensieri nella testa riesce a inquadrare nella giusta luce il motivo dell’inseguimento di quel cavaliere che per molti giorni è stato alle loro costole senza farsi notare. Dunque lui era un emissario di de Nogaret. Percepisce con chiarezza e pienamente quello che gli era apparso inspiegabile nel comportamento del frate, che aveva intuito lo scopo degli inseguitori. ‘Ha compreso la vera natura dei cavalieri alle nostre spalle. Ha tentato inutilmente di depistarli. Ma come ha fatto?’ si domanda, mentre tiene un buon passo nella marcia verso la sua meta.

La giornata è grigia e fredda. Il cielo coperto minaccia pioggia. Nuvole nere gonfie sono spinte dal vento di Mistral, che soffia gagliardo dall’Atlantico, abbassando le temperature. ‘Di sicuro in montagna questo si traduce in neve. Nella pianura in pioggia fredda e gelata’ riflette, mentre spinge il cavallo a divorare la strada che lo separa dalla curia papale.

Sempre in silenzio e sempre pensieroso si ferma per dare respiro al cavallo, che sta correndo senza lamentarsi.

Al vespro con il cavallo, che schiuma dalla bocca, entra in Poitiers per presentarsi al cardinale Caetani, che l’aveva inviato in missione a Bologna da frate Pietro.

Il porporato lo riceve. É scuro in volto per l’assenza del templare. Clemente V si era raccomandato che doveva presentarsi al più presto.

“Vostra Eminenza” comincia il chierico, inginocchiandosi di fronte a lui. “Frate Pietro da Bologna è stato arrestato a Lugdunum da gendarmi del re, che erano agli ordini del cancelliere guardasigilli, Guillaume de Nogaret”.

“E perché non avete mostrato il salvacondotto del papa?” lo rimprovera il cardinale.

“Il cavaliere della milizia di Christi non si fidava e ha provato inutilmente ad allontanarsi ma Hugues de Cambernet l’ha catturato lo stesso”.

“E dove si trova ora?” gli domanda con sguardo inquisitore.

“Non saprei ma ho sentito dire che lo stanno conducendo a Paris”.

Il cardinale lo congeda e medita in silenzio. Non era questo l’epilogo ma muovere le pedine nella tana del lupo è più complicato. Spera che il vescovo di Sens lo possa aiutare. Pietro da Bologna deve svolgere un compito delicato ma deve essere a Poitiers.

Prepara una lettera per il vescovo.

Paris, 8 novembre 1307, ora sesta, anno secondo di Clemente V

Il drappello arriva a Paris e si dirige verso rue Saint-Denis per entrare nel Châtelet, l’imponente edificio grigio, che si staglia sulla Senna sul Pont au Change, che collega Île de la Cité alla sponda destra. Qui ci sono le stanze di Guillaume de Nogaret al primo piano e nelle segrete le prigioni.

Hugues de Cambernet conduce il templare al cospetto del guardasigilli. É inusuale che un umile frate sia interrogato da un personaggio così in alto nelle gerarchie. Questo è il pensiero di Pietro, che si aspettava di finire nelle prigioni del palazzo. ‘Cosa vogliono da me? Quali informazioni sperano di ricavare? Sono un umile frate e lontano dai giochi di potere e dalla stanze che contano. Eppure…’ si dice, mentre viene introdotta in una grande sala.

Pesanti tendaggi cremisi impediscono alla luce di entrare prepotenti dentro. Sulle pareti ardono torce e grosse candele ma la maggior parte dell’immensa stanza resta in penombra. Un brutto e imponente tavolo di castagno sta al centro contornato da sedie di pelle. Su un lato sopra una pedana ricoperta di panno verde sta una specie di trono.

Hugues lo spinge di malagrazia verso quell’enorme sedia che troneggia lungo la parete.

“Inginocchiatevi e rendete omaggio a messer Guillaume de Nogaret” gli intima il cavaliere.

Pietro rimane ritto davanti a quel personaggio. “Non devo rendere omaggio a nessuno. Sono stato condotto qui contro la mia volontà. Non so quale colpa mi viene addebitata” afferma con voce per nulla incrinata dall’agitazione.

Hugues si avvicina e tenta di piegare quel frate, che ritorna sempre eretto. Guillaume ride alla scenetta e con la mano fa cenno al suo sottoposto di terminare quella commedia.

“Voi sapete che i cavalieri delle milizie di Christi sono stati internati perché sono accusati di eresia, sodomia e blasfemia?” gli domanda il guardasigilli.

“Ho sentito delle voci ma nulla più. Io appartengo alla provincia di Lombardia e vivo nella commenda di Bologna. Rispondo al papa e stavo recandomi da lui, quando voi mi avete arrestato” aggiunge Pietro con tono fermo e calmo.

Guillaume lo osserva e comprende che la dialettica non manca a questo frate. Decide di cambiare tattica.

“Voi siete stato condotto qui come testimone delle colpe dei cavalieri del Tempio. Non siete in arresto ma solo ospite” dice con voce melliflua Guillaume.

“Dunque posso andarmene e raggiungere Poitiers?” chiede Pietro col sorriso sulle labbra.

Il guardasigilli coglie la sottile ironia di quelle parole ma non replica come l’istinto gli consiglia di fare. Non vuole fare il gioco di questo templare e lasciarsi trainare su un terreno a lui non congeniale.

“Certamente. Dopo che avete risposto alle mie domande” fa Guillaume sornione, stringendo gli occhi. “Dopo che avete firmato il verbale della deposizione”.

Pietro sposta il peso del corpo sull’altra gamba e rimane in attesa delle domande.

La partita ha inizio.

Cristina ha pensato a me per il booktag. Grazie

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logo del booktag

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Ciao! La blogger http://Come non sentirsi soli ha ideato un booktag interessante. E Crisitna ha pensato bene di nominarmi. Che abbia capito che amo leggere e che sono un lettore incallito? :D A questo punto la ringrazio per questa opportunità. Sta a me coglierla. Che fare? Rinunciare alla sfida di trovare dieci titoli che iniziano con le mie lettere del mio nome? Giammai. Una bella sfida che accetto volentieri.  Grazie, Cristina, per avermi taggato!

Come di consueto ci sono le regole da rispettare o quasi.
-Nominare il blog creatore
-Ringraziare colui, in questo caso colei, che ti nomina
-Taggare da 3 persone in su e avvertirle.
-E usare l’immagine del booktag

e dulcis in fundo prendere il nome e per ogni lettera scrivete un titolo di un libro che avete letto.

Nominare il blog creatore è stato assolto.

Ringraziare chi ti ha nominato pure.

Taggare tre persone… beh! nomino tutti i followers e non followers. Chi vuole può partecipare è il benvenuto. Nessuna limitazione. Potete divertirvi. Il problema è trovare i titoli. Io ho avuto un vuoto pauroso. Per fortuna c’è anobii :D

L’immagine l’ho messa. Chi la volesse prelevare, lo può fare.

E adesso la parte più complicata.

 

Gli occhiali d’oro – Giorgio Bassani

Il cardellino – Donna Tartt

Accabadora – Michela Murgia

Novelle fatte a macchina – Gianni Rodari

Paula – Isabelle Allende

Alex Alliston – Alessandra Bianchi

Occhi blu capelli neri – Marguerite Duras

Lo Hobbit – Tolkien

Odore di chiuso – Marco Malvaldi

 

Che fatica!