Una storia così anonima – parte sessantesima

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Certosa - Foto personale

Certosa – Foto personale

Lizzano, 7 febbraio 1310, ora sesta anno quinto di Clemente V

Elisa e Alberto accolgono con calore Pietro e Domenico, che appare intimorito da tanta familiarità. Lui vorrebbe scappare subito ma i genitori di Lucia sono irremovibili.

“Partirete domani mattina al primo albore” dice Alberto. “Metterò il vostro bue nella stalla. Starà un po’ stretto ma al caldo e avrà fieno in abbondanza”.

Detto questo esce per staccare la bestia dal carro e portarla al riparo.

Elisa prepara qualcosa di caldo per i due ospiti, che hanno il viso rosso per il freddo. Il viaggio è stato difficoltoso tra gelo e nevicate e pareva non finire mai. La copertura li ha protetti dalla neve ma non dal vento che condensava il loro fiato.

Lucia sta in silenzio in un angolo. Aspetta di essere interpellata e rispondere con il consenso dei genitori. Avrebbe molte cose da raccontare sul nonno ma le tiene gelosamente per sé.

Pietro vorrebbe chiedere di Giacomo ma i segnali del lutto recente sono troppo visibili per domandare. Non vuole acuire il loro dolore che si legge sui loro volti tristi e tirati. ‘Ci sarà il momento per parlarne’ si dice Pietro. ‘Forse aspettano che l’ospite se ne vada’.

Passano il pomeriggio a parlare del tempo, di animali e dei lavori nei campi durante la bella stagione. Dialoghi stentati e del tutto banali per far arrivare sera.

Elisa prepara la stanza al pianoterra, accanto a quella occupata da Giacomo. Lucia va a dormire nel sottotetto, perché ha ceduto la sua camera a Pietro.

“Non è giusto” protesta Pietro con ardore ma inutilmente. “Posso dividere la stanza con Domenico”.

Elisa è irremovibile. “Non abbiamo una stanza per gli ospiti” fa, scuotendo la testa. “E voi sei importante per noi. Non possiamo mettervi nella stanza dei malati, quella dove è morto Giacomo”.

Pietro non è d’accordo senza successo. “La stanza dei malati va benissimo” dice il frate, che vorrebbe toccare quella pietra che custodisce il suo segreto.

“Sono abituata a dormire nel sottotetto” afferma con foga Lucia, felice di cedere il suo letto a quella persona che ha sognato tutte le notti.

Il mattino seguente Domenico, dopo un’abbondante colazione calda, parte verso casa con un po’ di provviste per il lungo viaggio di ritorno. Il tempo è ancora incerto. Non nevica ma fa meno freddo. Pietro lo prende in disparte e gli consegna un piccolo sacchetto di cuoio pieno di bolognini d’argento.

“Grazie, Domenico” dice il frate, stringendogli le mani. “Che Gesù e Maria Maddalena siano sempre con voi”.

Partito Domenico i genitori di Lucia parlano di Giacomo per esternare il loro dolore.

“Se ne è andato la scorsa settimana” dice Alberto con gli occhi tristi e umidi per le lacrime, che vorrebbero uscire. “L’abbiamo portato via tre giorni fa”.

Pietro resta in silenzio. Non riesce a trovare le giuste parole per consolarli per il dolore della perdita di Giacomo. Ha paura di ferirli, dicendo qualcosa di troppo.

“Sarei stato lieto di riabbracciarlo un’altra volta” mormora Pietro, quasi in un sussurro.

“Il nonno chiedeva sempre di voi” dice Lucia, che parla senza aspettare il consenso dei genitori. “Anche l’ultima sera che è stato con noi, ha chiesto di voi. Abbiamo sperato che poteste arrivare in tempo”.

Gli occhi nocciola della ragazza si riempiono di lacrime e scappa nella sua stanza.

Pietro rimane in silenzio, mentre ascolta Alberto.

“Giacomo” esordisce il padre di Lucia, “aveva una predilezione per Lucia. Erano sempre vicini. Lui, così burbero e di poche parole, si scioglieva come neve al sole, quando Lucia gli era accanto. Diventava un’altra persona”.

Alberto si interrompe, perché la voce è incrinata dal pianto, che a stento reprime.

“Che ci fosse una simbiosi speciale tra Giacomo e Lucia” dice Pietro, che ha riacquistato la parola, “lo avevo intuito l’ultima volta che sono stato qui. La dolcezza della ragazza, che lo accudiva con amore, era ricambiata dall’affetto profondo di Giacomo verso di lei, che si poteva toccare con mano”.

Il silenzio piomba nella stanza, mentre tutti guardano il fuoco che scoppietta nel camino. Lucia è sulla soglia della cucina e ascolta le parole di Pietro. Un amaro sorriso affiora sulle sue labbra, perché il frate ha colto l’essenza del suo rapporto con Giacomo ma il nonno non c’è più. C’è un vuoto dentro di lei che difficilmente sarà colmato.

Alberto si riscuote dal torpore conseguente a quanto ha detto Pietro. Il frate, rimasto un paio di giorni presso di loro due anni prima, aveva intravvisto quello che era sotto i suoi occhi e che lui non vedeva. Non aveva compreso la vera natura del rapporto speciale tra nonno e nipote. È stato cieco per tanto tempo. Solo adesso capisce il dolore della figlia.

Lucia in silenzio si siede al fianco di Pietro. Il frate intuisce che si deve spezzare quell’atmosfera cupa di dolore. Tutti si guardano muti, incapaci di parlare. Si deve cambiare argomento.

“Non vorrei abusare della vostra pazienza e della vostra ospitalità” dice Pietro, volgendo lo sguardo sui genitori di Lucia. “Ma allo stesso tempo non vorrei apparire a vostri occhi come un ingrato che pensi solo a sé, andandosene senza lenire il vostro dolore”.

Alberto tenta di abbozzare una risposta ma lascia cadere le braccia lungo il corpo senza dire nulla. Elisa è rimasta taciturna. Tra lei e suo suocero non c’è stato mai feeling, perché le rimproverava di essere entrata nella famiglia senza una dote adeguata. Giacomo non era stato contento, quando il figlio gli ha detto che l’avrebbe sposata. Avrebbe preferito la figlia di un fittavolo, che aveva un piccolo podere confinante col suo. Però Alberto era stato irremovibile. Giacomo alla fine aveva accettato la scelta del figlio ma era rimasto quel sottile muro che l’aveva diviso dalla nuora. Anche la nascita di Lucia aveva accentuato il suo disappunto verso Elisa, che non mancava di rimarcare. Nessuno sgarbo o cattiva parola ma solo freddezza e frasi di circostanza. Aveva sperato in un maschio ma era arrivata una femmina. Un maschio avrebbe aiutato nei lavori quotidiani. Una femmina se ne sarebbe andata e avrebbe richiesto una dote. Questo aveva accentuato le distanze tra Elisa e Giacomo, né è diminuita col passare del tempo. All’inizio la sua natura burbera e aspra da montanaro si era palesata nei confronti di Lucia con indifferenza e astio. Poi la natura vivace e allegra della nipote aveva conquistato quel cuore dolce, che batteva sotto la dura scorza del carattere. Quando poi è stato costretto a stare seduto senza la possibilità di muoversi, Lucia gli è stata accanto, aiutandolo e facendogli compagnia con una dedizione disinteressata. Il legame tra loro è diventato sempre più solido, fino a diventare una simbiosi, come aveva notato Pietro.

“Devo affrontare un lungo viaggio” dice Pietro, che ha osservato gli sguardi incerti di Alberto ed Elisa. “Quindi ho pensato di prendere commiato da voi”.

“No” fa Lucia, che non vorrebbe che il frate parta. “Rimanete con noi anche la giornata odierna, facendoci godere della vostra presenza. Domani di buon ora partirete con nostro dispiacere”.

“Ha ragione, Lucia” afferma Alberto, che nota un segno di assenso da parte di Elisa. “La vostra presenza allevierà il nostro dolore”.

Pietro si alza per abbracciare prima Elisa e poi Alberto. Un abbraccio sincero e pieno di calore. Il suo sguardo incrocia quello di Lucia. Non c’è bisogno di parole. I loro occhi si trasmettono un muto messaggio d’intesa. Sa che può fidarsi di questa fanciulla posata e più matura dei suoi vent’anni. Pietro non ha potuto verificare che la cassetta sia integra e al suo posto ma ne è quasi certo. Se prima il custode era Giacomo, adesso questo ruolo lo può assumere Lucia.

La ragazza intuisce che il segreto custodito dal nonno passerà a lei. Lo sguardo di Pietro è stato più eloquente di mille parole.

“In che modo posso rendermi utile” esordisce Pietro, distendendo le rughe della fronte.

“Siete nostro gradito ospite” dice Elisa, che finalmente parla dopo essere rimasta muta tutta la mattinata. “Presso di noi gli ospiti sono riveriti e serviti. Venite, Lucia. Andiamo nella dispensa a preparare un lauto banchetto per onorare Pietro”.

“Vi ringrazio, madonna” fa Pietro. “Mi è sufficiente una zuppa calda di verdure con pane di segale”.

“Come volete” risponde Elisa, mentre si avvia a preparare il pranzo.

Pietro vorrebbe andare nella stanza di Giacomo a controllare se la pietra è rimasta al suo posto ma adesso non lo può fare. Quindi conversa stancamente con Alberto.

“Il vostro bardo” dice Alberto, “sta magnificamente. Un animale docile e per nulla impegnativo”.

“Il mio debito” chiede Pietro, “a quanto ammonta? Fieno e avena costano”.

Alberto sorride e scuote il capo. “Vorrete scherzare?” fa l’uomo, diventato serio. “Siamo noi debitori nei vostri confronti. Dei bolognini d’argento ne sono rimasti un bel po’”.

“Teneteli voi, come ricompensa per l’ospitalità” dice Pietro.

Alberto vuol replicare ma Elisa annuncia che il pranzo è pronto. Mangiano senza parlare molto, mentre il cielo minaccia altra neve.

“Siete sicuro di voler partire domani?” chiede Lucia, che ha timori per il viaggio di Pietro.

“Sì” risponde il frate, che sta accanto al camino insieme agli altri. “Non posso tardare ulteriormente. Il percorso è lungo e pieno d’insidie”.

“Ma di neve ne è caduta un bel po’” insiste Lucia, alla quale dispiace la partenza del frate, “e forse ne cadrà stanotte un’altra montagna. In paese dicono che le strade siano impraticabili e i lupi scendano dai boschi per la fame. Ne hanno avvistato un branco vicino al paese. Tutti abbiamo timore di essere attaccati e per il nostro bestiame”.

Pietro sorride per le parole di Lucia. Pensa che abbia ragione ma non può permettersi altri ritardi. Il viaggio verso Paris è lungo e pericoloso. Dovrà percorrere strade sconosciute ed evitare il maltempo, se gli è possibile.

“Siete tutti molto gentili ma marzo è vicino” dice Pietro. “Per quell’epoca devo essere a Paris. Il periodo per viaggiare non è il migliore”.

Alberto comprende che sarà inutile convincere il frate, che ha deciso di partire con qualsiasi tempo, sfidando la fortuna.

“Stanotte dormirò al piano terra” afferma Pietro, che guarda Lucia. Si scambiano un muto messaggio. ‘Ti aspetto’ sembrano dire gli occhi del frate. ‘Verrò’ rispondono quelli di Lucia. “Non mi pare giusto che Lucia si sacrifichi ancora a dormire nella soffitta. In quella stanza ho già riposato e ci starò benissimo”.

Fa buio presto, mentre fuori infuria una bufera di neve e di vento. Cenano frugalmente in silenzio e si preparano per la notte.

“Non preoccupatevi, se accendo una candela” fa Pietro, lanciando un messaggio a Lucia che comprende. “Alla prima vigilia devo recitare le mie preghiere”.

‘Dunque’ si dice Lucia, ‘quello è il segnale’. Sa che deve rimanere sveglia in attesa di quel debole bagliore.

Restano alzati ancora un po’, mentre il fuoco sta morendo nel camino.

“Ho messo un braciere nel vostro letto” dice Lucia a Pietro. “Così le lenzuola non saranno di ghiaccio”.

“Vi ringrazio, Lucia” fa Pietro con un bel sorriso. “Siete una fanciulla dotata di gran cuore”.

Ognuno si ritira nelle proprie stanze. Pietro resta alzato, aspetta che il silenzio cali nella casa. È la prima vigilia. Accende il cero e attende. L’attesa dura poco, perché il passo leggero di Lucia scende con cautela la scala di legno. Lei era rimasta nel letto con la porta semi socchiusa per notare il lieve chiarore del segnale. La ragazza non avverte il freddo, anche se è coperta solo da un camicione di lana pesante e cammina a piedi nudi. L’eccitazione di ascoltare Pietro la riscalda.

Trova il frate sulla porta aperta della stanza dei malati. ‘Dunque è come pensavo’ si dice, seguendolo. Pietro si ferma in un angolo della stanza. Osserva la quarta pietra. È esattamente come l’ha posta due anni prima. Nessuno l’ha spostata e un filo di polvere nasconde che non è fissa.

“Vedi questa pietra?” le sussurra Pietro, mentre la sposta. “Qui ho nascosto una cassetta, avuta in custodia. Fino a una settimana fa era il nonno a custodirla”.

Lucia annuisce, mentre avverte che i piedi stanno congelandosi per il freddo del pavimento. ‘Devo resistere’ pensa la fanciulla. ‘Devo resistere finché Pietro non ha spiegato tutto’.

“Affido a voi la custodia” prosegue Pietro, “finché non la verrò a recuperare”.

“Se non tornerete?” domanda Lucia con lo sguardo triste.

“Qualcuno saprà farsi riconoscere” dice con un filo di voce Pietro.

“Come?”

“Non lo so” fa il frate, rimettendo la pietra al suo posto “ma di certo troverà il modo”.

Un abbraccio suggella il patto.

La mattina seguente Pietro saluta Lucia e suoi genitori. Durante la notte è caduta molta neve, più di tre piedi ma il frate è deciso. Deve partire a ogni costo. Prende il bardo, che copre con la coperta regalata da Lucia. Si avvolge nel suo mantello bianco pesante e si gira per vedere quegli amici per l’ultima volta. Non sa se sarà un arrivederci oppure un addio ma i confratelli lo aspettano a Paris. Un impresa ardua ma Pietro l’affronta con spirito libero e indomito, sicuro di essere dalla parte della giustizia.

È un processo sommario quello, che il re di Francia, Filippo IV, e Papa Clemente V stanno allestendo contro il Gran Maestro e oltre cinquecento templari. Pietro, quando sarà a Paris, reclamerà con vigore il passaggio a un processo ecclesiale. Questa sarà la sua linea difensiva, perché l’ordine è da “sempre” una prelatura personale del pontefice. Tale situazione ha consentito ai Cavalieri del Tempio di rispondere solo ed esclusivamente al Papa per le loro azioni.

Pietro comprende benissimo che sarà difficile sostenere questa tesi ma la fede lo sorregge.

FINE

E così Tararabundidee è accontentata

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Ringrazio Tararabundidee perché ha avuto la grande sensibilità di farmi partecipe a Tag Quote Challenge.

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tre giorni

tre blog candidati al giorno

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Questo è il terzo giorno

E le difficoltà crescono come funghi, perché la fantasia ha un limite e io l’ho finita. Vediamo un po’ cosa posso partorire. Dicono che sia doloroso ma come maschietto non lo so.

Forza con le idee… Il primo giorno sono stato un buffone, il secondo pure e il terzo? Non posso essere che un buffone o il giullare che si diverte a raccontare qualcosa. Ma almeno faccio ridere? Boh!

Dunque oggi mi affido agli amici blogger che hanno un’invettiva non da poco.

foto tratta dal web

foto tratta dal web

Mai visto un gelato nello spazio? Nemmeno io. Però … quando il cuore batte, il gelato nello spazio ci sta tutto.

Quando non ci vediamo, quando allungo la mano e non ci sei.

Ti penso più forte.

Tu sei: “Come un gelato per l’astronauta”.

Non sei necessario, ma sei un piacere straordinario.

Straordinario vero? Sì, sì. Una porta girevole. Quelle che si vedono nei film americani e che fanno tanta scena, dove mentre la donna entra, l’uomo esce e non si incontrano mai.

Avanti c’è posto! Posti a sedere finiti ma quelli in piedi ci sono tutti.

Ferrara vecchia - Foto personale

Ferrara vecchia – Foto personale

Ma vedo che avete dei pregiudizi. Male, molto male. Non lo sapete che senza il pre è un giudizio? No? Allora provate a togliere il pre. Provare per credere.

Non ci sarebbe niente di male nel pregiudizio, se fosse un buon giudizio. Come nel presentimento, se fosse amore.

Ma Bibi quanto è brava nelle sue vignette, arguta quanto basta. Mi pare di essere in cucina nel ricettario Sale q.b.

Arcobaleno - Foto personale

Arcobaleno – Foto personale

Per chiudere in bellezza – che vanitoso sei newwhitebear – ecco il mio pensierino finale.

Godersi il presente è assaporare la vita, in attesa del futuro.

Non vi è piaciuto? Peccato, non sono riuscito a fare di meglio.

Ragazze e ragazzi, se vi volete cimentare in questo Tag Quote Challenge – 3 Days il campo è a vostra disposizione. Io non rispondo delle vostre azioni.

E così Tararabundidee colpisce ancora

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Ringrazio Tararabundidee perché ha avuto la grande sensibilità di farmi partecipe a Tag Quote Challenge.

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tre blog candidati al giorno

tre citazioni

Questo è il secondo giorno

Visto che oggi è domenica, mi pare, cerco di essere serio. Ma ci riuscirò? Ci metterò la mia buona volontà.

Cpertina de L'età dell'innocenza

Cpertina de L’età dell’innocenza

Provo a conversare con voi. Ma cosa significa conversare? Mi aiuta Edith Wharton, almeno spero.

E quando partecipo a una buona conversazione, si può interloquire senza venire a compromessi con nessuna opinione se non con la propria; oppure si può ascoltare e rispondere interiormente. Ah, una buona conversazione… non c’è di meglio, vero?

Tratto da L’età dell’innocenza – edizione Newton Compton

Non avete capito nulla? Nemmeno io.

I tre cunicoli - carteaceo

I tre cunicoli – carteaceo

Finito di conversare, ecco che appaiono i fantasmi. Ma no, quelli non esistono!

Quella sgradevole sensazione di essere osservato oppure spiato era appiccicata alla pelle. Non riusciva a togliersela di dosso. I suoi sensi percepivano uno sguardo puntato su di lui.

Eppure non c’è nessuno oltre le due ragazze e il cerbero, mascherato da donna, in cattedra. Però non riesco a eliminarlo o intercettarlo. Chi è? Chi sono? Dove sono?”

Da I tre cunicoli – Gian Paolo Marcolongo

E sì, non è gradevole sentirsi osservati e non sapere chi è.

Vanitoso? E sì! Cosa ci posso fare?

Copertina Piccoli passi nella Taiga

Copertina Piccoli passi nella Taiga

Non solo inquietanti fantasmi, prodotti dalla nostra mente ma anche ricordi delle parole sagge di una nonna.

Nipotina mia, ricordati che ognuno di noi deve seguire un suo percorso, ognuno di noi possiede un suo talento che deve mettere a frutto per vivere al meglio la propria vita… ci sono molte tecniche che ci aiutano a mettere in luce l’uno e l’altro.

Da Piccoli passi nella Taiga – Claudine Giovannoni

Fiona Moira sente una voce che viene da lontano. Seguire il proprio destino senza opporsi ma senza lasciarsi travolgere dagli avvenimenti. Ecco un monito che si deve ascoltare.

Contenti oggi?

A domani con le tre ultime citazioni. Ammesso che ci riesca.

E così Tararabundidee …

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foto personale

foto personale

Ringrazio Tararabundidee perché ha avuto la grande sensibilità di farmi partecipe a Tag Quote Challenge.

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tre giorni

tre blog candidati al giorno

tre citazioni

Però io sono sempre un po’ birichino, quando mi taggano. Tre giorni sono troppi chiedo lo sconto. Tre citazioni… e dove le pesco? Ma i tre blog candidati, quelli no. Ve li risparmio.

Quindi oggi sarebbe il giorno 1- one per gli english –

Ho spremuto le meningi con scarsi risultati. Si sa che le rape non danno sangue. E io sono una rapa.

Come citazione funziona? No. Peccato, perché mi era venuta bene.

Allora murble, murble…e se rimando a domani, quello che dovevo fare stasera?

Nemmeno questa? Uffa, che pignoli che siete.

E mo’ vediamo. Cosa? Non lo so ma intanto vediamo poi vi dirò. Mi sa che ci vuole la gatta col suo zampino. Sì, sì! Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. E sissignori, provate a mettere un dito mentre taglio delle fette di lardo di Colonnata e poi mi raccontate i risultati al Pronto Soccorso.

Vedo una mana alzata. Che vuole?… Non funziona? Ebbene per stasera ho finito le munizioni. Quella signora ripassi domani. Forse ha maggior fortuna di leggere tre citazioni.

Una storia così anonima – parte cinquanatnovesima

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Collezione privata - Quadro di G. Barucco

Collezione privata – Quadro di G. Barucco

Cuneo, 10 marzo 2015 – ore 18

Affrontano la lunga salita del Col de Larche tra due imponenti ali di neve. Il valico è stato riaperto da poche settimane. Rivoli di acqua come minuscoli torrentelli attraversano la strada. Il tempo pare che voglia volgere al brutto. Il sole è coperto da una nuvolaglia grigia.

“Dove siamo?” chiede Vanessa, che è rimasta in silenzio, impegnata a umettarsi le labbra.

“In Francia” replica secco Luca, senza muovere un muscolo della faccia.

“Grazie per informazione” fa Vanessa, stirando le labbra in un sorriso amaro.

“Se il navigatore non sbaglia” dice Luca, indicando il vecchio Galaxy inserito nel suo supporto, “tra una decina di chilometri siamo in Italia”.

“Ma questi tornanti non finiscono mai?” domanda Vanessa con lo sguardo opaco e lo stomaco sotto sopra.

Luca sorride, perché immagina che nello stato, in cui si trova, non deve essere semplice resistere ai conati di vomito. ‘Purtroppo fino al valico è in pratica impossibile fermarsi’ pensa. Guida con dolcezza, cercando di non accentuare le curve. Stanno correndo tra due muri di neve alti un paio di metri, mentre grossi TIR scendono a valle. ‘Molto spettacolare in altre condizioni’ si dice, ‘ma Van non può apprezzare la bellezza dei luoghi’. Sa che in pochi minuti sarebbero in cima al valico ma tiene un’andatura moderata per mitigare il senso di mal d’auto della ragazza.

Si ferma al termine della salita per far rifiatare Vanessa, che è terrea in volto. Gli occhi sono spenti, acquosi e il rosso dei capelli opaco. L’aria fresca dei quasi duemila metri le dà un po’ di ristoro. Camminano tra cumuli di neve sporca, mentre due camion di passaggio lasciano dietro di loro una puzza di nafta che stimola il vomito della ragazza. Provano a entrare nel locale, anche se Luca immagina che l’odore di chiuso non avrà effetti migliori per lei.

Come previsto la ragazza esce di corsa. ‘Meglio fuori e sentire il puzzo dei motori surriscaldati’ si dice, ‘che l’odore di stantio, di sudore e di mangiare del locale’. Cammina un po’ goffamente, perché la mancanza delle mutandine si fa sentire. Aveva sperato di mettersele nei servizi della baita ma sarebbe una missione impossibile resistere al chiuso.

Luca vede di fianco al bancone una bottiglia d’acqua minerale italiana, Sant’Anna, e la compra. ‘Lo so che Van proprio non sopporta la Evian’ pensa, mentre paga, ‘ma in Francia c’è solo quella in pratica’.

“Ripartiamo oppure preferisci restare all’aria aperta ancora un po’?” fa Luca, prendendola sotto braccio.

Vanessa mugola qualcosa d’indefinito ma punta verso la macchina. Sono quasi le diciassette e la luce tende ad affievolirsi. “Meglio mettersi in moto” dice la ragazza col volto bianco per il malessere.

“D’accordo” fa Luca, aprendo le portiere. È preoccupato nel vederla ridotta a uno straccio. La fronte è corrugata e le labbra sono serrate.

Luca guida con prudenza nell’affrontare la discesa per nulla agevole, neppure migliore della salita. Prende le curve con dolcezza. Usa i freni solo quando è strettamente necessario o incrocia quegli articolati che salgono verso il valico emettendo pennacchi di fumo nero a ogni sgasata. Vanessa lo guarda in silenzio, perché ha capito che Luca sta usando tutte le precauzioni per non farla sentire peggio. Ha aperto la nuova bottiglia e continua a umettarsi le labbra. Scendono a valle. Alle diciotto entrano in Cuneo.

“Dove alloggiamo?” chiede Vanessa, che sta sognando un bagno e un letto.

“Credevo che lo sapessi tu” fa Luca ironico per strapparle un sorriso.

“Non cambi mai” dice la ragazza, scuotendo i riccioli rossi.

“E perché dovrei cambiare?” replica il ragazzo con una smorfia che dovrebbe mostrare gioia. “Cerca un Hotel. Purché sia in centro”.

Vanessa ride con gli occhi. “Per caso è una metropoli?”

“No” dice col viso serio delle grandi occasioni Luca. “Ma in centro è meglio”.

La ragazza scuote la testa. Cerca qualcosa. Le piace un palazzo storico. “Favoloso!” esclama.

“Favoloso?” chiede spalancando gli occhi Luca.

“Stavo leggendo” replica Vanessa, che pare avere ritrovato un po’ di buon umore.

“Bene. Prenota. Tra pochi minuti ci siamo” conclude Luca.

Si fermano davanti a una vecchia costruzione dove campeggia una insegna luminosa. Luca storce il naso. L’esterno non promette nulla di buono. Parcheggia nelle vicinanze. Nessun segnale di divieto di sosta. Dunque è buono.

“I signori Felici” dice Luca alla receptionist, una bionda ossigenata. “Abbiamo appena prenotato”.

La ragazza controlla ma scuote il capo. “È sicuro?” chiede con gentilezza.

“Ma certamente” afferma Luca, mentre Vanessa è distratta a osservare gli interni in stile classico. “Ha telefonato cinque minuti fa”.

“Ho solo una signora Vanessa Medici” replica la receptionist.

“Proprio quella” esclama Luca con un largo sorriso sulla bocca. “Si diverte a dare il nome da ragazza”.

“Ah!” è l’unico suono che esce. Prende una chiave e l’allunga a Luca. “Secondo piano. L’ascensore è vicino alle scale”.

“Grazie” fa Luca, mentre recupera Vanessa.

Saliti in camera, Vanessa si spoglia completamente e si fa una doccia.

“Mangi o saltiamo la cena?” dice Luca, che saggia il letto. La notte precedente ha dormito su un divano e per poche ore. Non ha molto appetito ma aspetta una risposta da Vanessa.

“Dici che mi farà male?” chiede la ragazza con l’asciugamano a mo’ di turbante sulla testa e nient’altro.

“Sei deliziosa” dice Luca, che la osserva con occhio lascivo.

“Non mi incanti” risponde Vanessa, che è alla ricerca di un intimo pulito. “Non farti cattive idee e rispondi alla mia domanda”.

“D’accordo” fa il ragazzo, che riflette. ‘Un riso bollito e qualche verdura cotta non dovrebbe procurare sconquassi’ riflette prima di rispondere.

“Direi di no. Penso che qualcosa di leggero possa andare bene” dice Luca. “Mi faccio una doccia anch’io. Puzzo come un caprone. Poi cerchiamo una trattoria vicina”.

“Ma ho visto che c’è il ristorante interno” obietta Vanessa.

“Okay” concorda Luca, senza nessuna voglia di discutere. La stanchezza sta scendendo implacabile.

Consumato un pasto leggero, tornano in camera. Sono distrutti e desiderano solo dormire.

Decidono di fermarsi anche il giorno successivo per riprendersi. Ripartiranno dopo avere smaltito stress e adrenalina. Allegri si mettono sulla via di casa. Dopo tre settimane di pellegrinaggi in giro per la Francia avvertono la nostalgia delle loro case.

“Ti accompagno a casa” dice Luca, entrando in Bologna. Sono quasi le diciotto.

“Non ti fermi a mangiare una pizza con me?” gli chiede Vanessa con gli occhi che dicono ‘e poi stai a dormire da me’.

Dopo aver condiviso il letto con Luca durante viaggio nella terra dei Franchi, stasera preferisce averlo accanto. Le dà sicurezza. La paura di Henri non è ancora svanita. ‘Tutto sommato’ si dice sospirando, ‘è stato come compagno di letto molto meglio di tanti altri’.

“Mi fa piacere” risponde Luca, che anche lui non ha voglia di passare la serata da solo. “Allora parcheggio bene e ti aiuto col bagaglio”.

“Vuoi lasciare il tuo in macchina?” fa Vanessa con gli occhi dolci.

Luca sorride. Ha capito al volo l’affermazione. “No, di certo. Non si sa mai che lo rubino” dice col viso disteso da angioletto.

Abbracciati come due amanti, salgono in casa di Vanessa senza tanta voglia di uscire. Una pizza express può andare bene.

Entrati, Luca controlla con minuziosa attenzione l’appartamento. Non vuole avere sorprese. Per il momento tace.

“Ma il tesoro dei templari?” fa Vanessa, che è accasciata sul divano, mentre Luca arieggia la casa.

“Cosa?” replica il ragazzo, fingendo di non aver capito. “Il tesoro? Chissà dov’è finito! Però sarei curioso di conoscere il contenuto della famosa cassetta di Pietro”.

“Domani andiamo a Lizzano a controllare” dice Vanessa con gli occhi chiusi.

“Domani?” esclama Luca, spalancando le palpebre per la sorpresa. ‘Ha ancora voglia di avventure?’ si dice il ragazzo, scuotendo la testa. ‘Non le sono bastate tre settimane?’

“Domani dormirò tutto il giorno” conclude Luca. “E poi prima ci dobbiamo sbarazzare di Henri”.

Vanessa si alza in piedi, mentre con lo sguardo percorre la stanza.

“Tranqui, Van” fa Luca con un sorriso maligno. “Tra un po’ sloggia”.

Dignes-le-bains, 10 marzo 2015 ore quindici

Pierre ha telefonato al Gran Maestro e ha ancora le orecchie assordate per le urla che ha sentito. ‘Così infuriato’ pensa, mentre assiste al montaggio delle due ruote posteriori della Mini, ‘non l’ho mai percepito. Di solito non alza la voce. Parla pacato, anche quando è arrabbiato. Ma prima era fuori sé. Se avesse potuto mi avrebbe strangolato. Poi quella chiusa al tuo arrivo a Oak Island facciamo i conti, mi ha messo i brividi’.

L’unico modo è recuperare la cassetta di Pietro e portargli i due ragazzi. ‘Mica impresa da poco’ conviene, mentre riparte verso Nizza. ‘Due personaggi da prendere con le pinze. Pieni di risorse e d’inventiva. Li aspetterò sotto casa a Bologna’.

Guida fino a notte inoltrata e si apposta nelle vicinanze. Dopo due giorni di attesa paziente li vede arrivare. ‘Finalmente’ sospira Pierre. ‘Aspetterò il buio per entrare in azione’.

Sta mangiando un panino e bevendo una birra, quando sente picchiettare sul vetro. Sono due carabinieri. Uno armato di mitraglietta. Abbassa il finestrino. “Dite” afferma Pierre cortese in un italiano da straniero.

“Scenda” dice uno dei due. “Con le mani bene in vista”.

Pierre è sorpreso. Non capisce il motivo ma fa come gli hanno ordinato. Si guarda intorno smarrito e alza gli occhi verso una finestra. Un viso beffardo lo saluta, mentre viene caricato sull’Alfa blu dei carabinieri.

17lastella mi ha giocato un bello scherzo.

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l'immagine non è mia :D

l’immagine non è mia😀

17lastella ha avuto una brillante idea: taggarmi per farsi un sol boccone di me. Vedrò di rendergli la vita difficile. Ho una pelle coriacea, anche se mi mette in pentola a bollire per un giorno intero.

Ma procediamo con ordine.

Le Regole – quelle non possono mancare:

  • Usare l’immagine del Tag

  • citare l’inventore del Tag (bloody ivy)e ringraziare chi vi ha nominato.

  • Trovare e illustrare brevemente:
    Una cosa che si legge (un libro, con la copertina o con un disegno in copertina dove quel colore prevalga)
    Una cosa che si indossa (capi di abbigliamento, collane, borsa, giacca, trucco…),
    Una cosa che si mangia/beve

  • Chi non riesce a trovare le 3 cose di quel colore verrà acchiappato dalla Strega!!!
    I Blogger nominati acquistano il ruolo della Strega
    (o dello Stregone) e, con la frase STREGA COMANDA COLORE, scelgono il colore a chi linkano nel Tag.

Dal sito bloodyivy.it

Quella l’ho fatto. Copiata l’immagine e inserita nel post.

Citare l’inventore. Presto fatto. È bloodyivy la prima strega. L’ultima è 17lastella, che ringrazio per la gentilezza che mi ha riservato.

Fin qui me la sono cavata bene. Ma adesso viene il difficile. Il lilla non è il mio colore. Fosse stato il giallo, il rosso, l’azzurro, il verde ma il lilla proprio no. proprio non ci siamo.

Una cosa che si legge (un libro, con la copertina o con un disegno in copertina dove quel colore prevalga)

Cosa sto leggendo? Questo ma la copertina è di tutti altri colori.

I tre cunicoli - carteaceo

I tre cunicoli – carteaceo

Cominciamo male. Il viola non va bene? No? Peccato ma non ho nessuna copertina viola. Un fiore? Nemmeno quello? Uffa che hai proprio con me! Eureka! Nella copertina de La rivoluzione dei templari di Simonetta Cerrini c’è una traccia di lilla. Non ci credette? Provate a vedere qui. Fra l’altro è anche in lettura.

La rivoluzione dei templari - Simonetta Cerrini

La rivoluzione dei templari – Simonetta Cerrini

particolare della copertina col lilla

particolare della copertina col lilla

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primo bucato asciugato con fatica – il sole manca e in casa il riscaldamento è spento.

Una cosa che si indossa (capi di abbigliamento, collane, borsa, giacca, trucco…),

Mi volete proprio morto! Non porto collane, né borse e nemmeno mi trucco – basto al naturale e rendo anche piuttosto male -. Una giacca lilla? Ma per chi mi avete preso? E va bene, se proprio ci tenete… indosso dei calzoni che una volta erano viola ma sudore e lavaggi li hanno sbiaditi e tendono al lilla. Non va bene? Il convento passa solo quello. O accettate oppure va bene lo stesso. Mi sa che mi sono giocata la testa. Nessuna fotografia per pura decenza😀

Una cosa che si mangia/beve

Beh qui getto la spugna. Mangiare o bere qualcosa di lilla…puah! Giammai! Va bene anche un’etichetta? No? Ma quanto siete pignoli! Dite che l’etichetta non si mangia o non si beve? E lo so ma nel contenitore ci sta qualcosa di commestibile. Lilla, lilla… delle mie brame chi è il più grosso salame? Io, naturalmente! E così finisce ingloriosamente la mia avventura.

Visto che sarà pappato dalla strega, è inutile taggare qualche altro incauto.

Per il colore lascio a voi la scelta.