La mia storia – miniesercizio nro 52

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Riprendo un esercizio proposto qualche giorno fa da Scrivere creativo che avevo lasciato indietro per mancanza di idee. Non è che mi siano arrivate luminose e folgoranti ma qualcosina in più del niente è arrivato

Ecco le condizioni

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una scuola felice

– Una forchetta con un solo dente

– Un portafoglio vuoto

– La foto seguente

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“È difficile non essere felici in questa scuola” pensava Monica, mentre osservava i compagni di classe. Frequentava la quinta liceo e tra pochi mesi doveva sostenere la maturità, che stavano vivendo con lo spirito sereno di chi è consapevole delle proprie capacità.

Ancora pochi minuti e poi la campanella avrebbe dato il via libera a tutti.

Stava camminando con Margherita, la compagna di banco, quando notò qualcosa sul marciapiede. Brillava illuminato dai raggi del sole che filtravano attraverso gli alberi del giardino.

Si avvicinò e raccolse un oggetto alquanto ammaccato.

«Ma che ne te fai di una forchetta con un rebbio?» fece l’amica con tono ironico.

«Nulla ma mi piace» e lo infilò nello zaino.

Mentre lo sistemava, udì Margherita gridare: «Ti ho fregato!»

Monica la guardò interdetta. Non vedeva nessuno nei dintorni.

«Chi hai fregato?»

«Questo» disse Margherita, mostrando un portafoglio vuoto e consunto con una cordicella spezzata.

Monica sorrise pensando al solito trucco per sbeffeggiare chi sperava di trovare un portafoglio pieno di euro. Poco dopo si salutarono, dividendosi dirette a casa.

«Ciao, ma’» salutò baciandola. «Mi prepari un canarino? Ho lo stomaco sotto sopra».

In cucina sul tavolo c’erano dei bei limoni dalla buccia verde.

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La mia storia – mini esercizio nro 53

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Oggi comincia ufficialmente l’autunno, che è già arrivato 😀

Per onorarlo propongo il il miniesercizio di Scrivere creativo. Ma uffa direte vpo. Sei diventato monotono ma io insisto.

Poi invito qualcuno a iscriversi al loro blog dicendo ‘mi manda newwhitebear’ 😀 Va bene, intanto leggetevi questo raccontino.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– La vecchia più bella del mondo

– Un pastello viola

– Un esattore delle tasse in crisi di coscienza

– La foto seguente

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Margherita aveva cent’anni ma il viso era liscio come quello di una fanciulla. Qualcuno diceva che era la più bella del mondo ma lei si difendeva affermando che la volevano sbeffeggiare. Il suo sogno era andare nel Tibet a visitare quei monaci vestiti di arancione. Prima non era possibile perché mancavano i soldi, adesso era più difficile perché oltre ai denari c’era di mezzo anche l’età. Ma si sa che sognare aiuta a vivere cent’anni.

Simona, la nipotina, le stava accanto, pitturando disegni naif coi pastelli a cera.

«Perché non usi quello viola per riempire il cielo?» disse Margherita, mentre sfogliava la pagina della cultura del quotidiano, dove in una foto c’erano quei monaci arancione, che lei amava.

«Ma nonna» rispose Simona disgustata, «non sai che schifo! Al tramonto il cielo è rosso!»

La donna sorrise, accarezzandole la testa. Poi si mise a guardare la strada. I soliti ragazzi e qualche donna di ritorno dalla spesa, quando vide Antonio, che lavorava alla Agenzia delle Entrate, insomma l’odiato esattore.

Poco dopo sentì suonare.

«È Antonio, nonna» annunciò Simona, facendo entrare l’uomo.

Col capello in mano e gli occhi bassi farfugliò qualche parola.

«Mi dispiace, Margherita» disse allungandole la cartella delle tasse.

La mia storia – miniesercizio nro 51

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Proseguono i miniesercizi di Scrivere Creativo. Ecco cosa propone.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una parola vuota

– Un panettiere allegro

– Una strada senza uscita

– La foto seguente

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Maddalena camminava sui carboni ardenti. Doveva correre per non ustionarsi i piedi. I suoi carboni erano le preoccupazioni che non davano tregua.

Maddalena era una giovane donna con un bimbo piccolo e un compagno manesco, quando tornava dal bar più ubriaco che sobrio. Lei aveva pensato di andarsene da quella casa che pareva una prigione.

“Ma è una parola vuota il pensiero di lasciarlo” si disse la mattina seguente dopo l’ennesima nottata passata con ghiaccio sulla guancia. Non avrebbe saputo dove andare. A casa dai suoi non era ipotizzabile, perché sarebbe stato peggio. “Un nuovo alloggio?” Era pura follia con lo stipendio di donna delle pulizie. Doveva sopportare in attesa dell’occasione che non arrivava mai.

Portato il piccolo Jan all’asilo nido si recava nel condominio di via Porta per prendere servizio. Camminava svelta, quasi saltellando come se la strada fosse un tappeto di carboni ardenti, quando vide il panificio di Gino.

Lui era un uomo allegro e solare con la battuta sempre pronta. Entrò salutandolo con un sorriso storto.

«Sei caduta?» domandò il panettiere con tono ironico.

Maddalena arrossì per la vergogna. L’occhio destro era semichiuso e la guancia violacea. “Sì, sono proprio in un vicolo cieco” convenne. Aveva esaurito le scuse.

La mia storia – miniesercizio 50

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Se non vi siete stancati di leggere i miei vaneggiamenti vi sottopongo una nuova sfida di Scrivere creativo.

Ecco cosa

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un cane blu

– Un regista scozzese

– La mole antonelliana

– La foto seguente

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Carola amava il mare. A primi di settembre stava a Sanremo. Presto sarebbe tornata a Torino. Sulla riva in t-shirt e calzoncini si divertiva a calciare le onde che spiaggiavano, accompagnata dal gracidare dei gabbiani.

Strabuzzò gli occhi incredula. La vista era orribile e singolare. Rimase col piede a mezz’aria e la bocca aperta.

Incontro a lei si avvicinava un cane e un ometto calvo vestito in modo bizzarro.

L’animale era di un blu del tutto innaturale. Sembrava una punk coi capelli di tutti i colori. Tra i peli blu si intravvedeva quello originale.

«Povera bestia» mormorò Carola avvicinandosi alla strana coppia.

«Sean McCormick» dichiarò l’ometto vestito con kilt e sporran a tracolla.

Lei non rispose. La sorpresa l’aveva paralizzata.

«Carola» disse dopo un po’.

«Sarebbe la perfetta protagonista con Lassie nel mio prossimo film» disse volgendo lo sguardo al cane accucciato sulla sabbia.

«Grazie, Mister McCormick ma preferisco finire la quinta liceo» rispose Carola rossa in viso.

L’ometto scosse la testa allontanandosi alla ricerca di un’altra ragazza.

«Davvero un regista scozzese ti voleva nel suo film?» le chiese Lucia seduta al bar alle spalle della Mole Antonelliana, quando Carola raccontò il singolare incontro. «E tu?»

«Ho risposto no».

La mia storia – miniesercizio nro 49

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Nuova prova dura è quella che propone Scrivere creativo, che invita i miei follower a visitare il loro blog.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un quadro dell’800

– Una studentessa in vacanza

– Un pub di Galway

– La foto seguente

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Virginia studiava per diventare archeologa. Per migliorare il suo inglese zoppicante partì per Gallimh.

«Sarà nel 2020 la capitale europea della cultura» rispondeva con un franco sorriso a chi chiedeva il motivo della scelta.

Arrivata a destinazione frequentò un pub del centro città. Più che l’inglese imparò a conoscere le sfumature della birra: scura, rossa, bionda senza migliorare la sua pronuncia.

Alla penultima sera di permanenza volle salutare tutti compagni bevute.

Aveva davanti la sua dry stout, la famosa birra scura di Dublino, quando si sedette dinnanzi un uomo coperte di bende violacee. Sembrava una mummia.

Virginia deglutì, mentre uno sbuffo di schiuma colava dall’angolo della bocca. Posò il bicchierone terrorizzata. Si guardò intorno alla disperata ricerca di aiuto ma tutti erano intenti a bere e ruttare.

La mummia la prese per mano conducendola nel Lynch’s castle. Virginia era senza parole, terrea in viso, finché non si fermarono davanti a un dipinto dell’ottocento. Rappresentava una donna.

«Gretta Conroy» disse.

In un lampo di lucidità Virginia ricordò il racconto The dead di Joyce, rabbrividendo. Le pareva vivere in un incubo.

Come in un sogno si trovò sul volo di ritorno.

«Non berrò più birra in vita mia» promise, ripensando alla mummia.

La mia storia – miniesercizio nro 48

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Scrivere creativo ha decisi di aumentare le difficoltà

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un carcerato

– Una professoressa di biologia

– Un gabbiano

– La foto seguente

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Serena, piccola, dimessa e insignificante, insegnava biologia al liceo a una classe svogliata da prendere a schiaffi, a parte lui, Tarek. Un migrante dall’incerta nazionalità, finito in carcere per un furto di un pezzo di formaggio.

Lui aveva negato di avere rubato ma non era stato creduto. Il giudice l’aveva condannato a due anni. Non potendoli scontare ai domiciliari, perché privo di dimora, si erano aperte le porte del carcere. Qui aveva sostenuto l’esame per essere ammesso alla quinta liceo, finendo nella sua classe. Alla mattina a scuola, il resto dietro le sbarre.

Serena disperata per destarli dall’apatia propose una gita al mare. Sperava di fare una lezione a cielo aperto.

Arrivati a Finale, Serena si fermò sulla spiaggia deserta di fronte a un mare grigio. Era novembre.

«Vedete quel grosso uccello?» indicò con l’indice.

Alle sue spalle sentì risolini di scherno, mentre lei proseguì. «È un gabbiano reale…».

«Prof» mormorò Tarek, «guardi cosa è affiorato dalla riva».

Serena osservò il cofanetto di pelle incrostato di alghe e conchiglie e lo aprì.

«Oh!»

Dentro trovò una vecchia carta dell’America, delle monete, una bussola e una strana medaglia.

«Andiamo a caccia del tesoro del Corsaro Nero» affermò Tarek, strizzando l’occhio.

La mia storia – miniesercizio n.ro 46

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Continuano le proposte di Scrivere creativo

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un biscotto

– Una vecchia

– La foto seguente

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La statua di bronzo stava nel giardino della villa di Camilla alla periferia di Ruga. L’aveva fusa uno scultore famoso di Bologna molti anni prima. Camilla l’aveva vista nella mostra che celebrava il decennale dell’attività.

«La voglio» disse a Roberto, il suo compagno.

«Ma veramente…» borbottò, perché a lui proprio non piaceva.

«La voglio e basta. Chiedi il prezzo e paga» intimò decisa la donna.

Così finì al centro del suo immenso giardino.

La pioggia, la nebbia, ia neve avevano lasciato il loro marchio sul bronzo. Segni e striature.

Camilla aveva ottant’anni ed era un’arzilla vecchietta dallo spirito battagliero e deciso.

Una mattina di un marzo di un anno imprecisato si affacciò dalla finestra al primo piano per osservare il suo giardino. La nebbia si stava dissolvendo lasciando intravvedere piante e oggetti. La statua era confusa nella foschia, mentre il sole stentava ad aprirsi un varco.

Camilla si girò, battendo le mani. La colazione tardava.

Elsa arrivò trafelata col vassoio. Lo posò sul tavolino e rinculò per uscire.

«Ma il biscotto al cioccolato dov’è?» chiese furiosa l’anziana signora.

Elsa aprì la bocca e la richiuse.

«Insomma che fine ha fatto?»

«Signora, l’ha mangiato il gatto» rispose Elsa rossa in viso.

La mia storia – miniesercizio nro 47

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Questa volta Scrivere creativo è stato tosto.  Quattro elementi e alquanto diversi tra loro.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una donna in carriera

– Un palombaro

– Una penna

– La foto seguente

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Rosa fermò l’Alfa rossa ai margini della strada. Intorno c’era buio. La strumentazione illuminava debolmente l’abitacolo. Appoggiò il capo sul volante, ripensando alla riunione appena terminata.

Era una donna di quarant’anni, decisa e senza molti peli sullo stomaco. Aveva scalato in dieci anni tutte le posizioni di potere. Adesso era il CEO di R&M che gestisce recuperi marini.

L’incontro era stato stressante. Aveva subito gli attacchi di Vincenzo, il suo vice, che non aveva digerito lo smacco di essere stato battuto nella corsa al potere. Non mancava di rimarcare i suoi eventuali scivoloni, come quello di stasera.

Erano volate parole grosse. Lo scontro verbale tra lei e Vincenzo era stato incandescente. Il resto del consiglio era ammutolito senza intervenire nella disputa.

«Sei priva di scrupoli» l’aveva aggredito il rivale. «Hai mandato al massacro Dave, il nostro miglior palombaro, che risolve sott’acqua i casini che combini».

Rosa aveva stretto le labbra, spezzando la penna biro che stava sul blocco degli appunti. Il crac si sentì netto facendo volgere gli sguardi. Lei senza replicare lasciò la sala salendo sulla sua Alfa.

«Me la paghi, Vincenzo» disse, riavviando l’auto. «Domani apro il contenzioso sulla gestione di Dave e vediamo chi ha meno colpe».

La mia storia – miniesercizio 45

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Nuova mini storia che propone Scrivere Creativo. Ecco come.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Una vespa

– Una spada

– La foto seguente

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Carlotta è un vero maschiaccio. Ama girare sulla vespa capelli al vento senza casco. Sfida in pedana Alberto, il campione provinciale di spada. Perde regolarmente ma non rinuncia a battersi.

Carlotta è una ragazza formosa dai capelli rossi. È single. Qualche ragazzo ci ha provato ma è fuggito in fretta. Se cercava di baciarla, si prendeva una sberla che lasciava il segno delle dita sulla guancia. Se tentava di sfiorarla, correva un grosso rischio: perdere la vista. Graffiava come una gatta infuriata. Intorno a lei c’era il vuoto, Zero amiche, zero ragazzi.

Il destino lavora in modo subdolo. Un martedì di luglio girava sulla sua vespa rossa, come i suoi capelli, fasciata da un tubino rosso, quando sulle strisce pedonali per poco non centra un pedone. Non una persona qualunque ma un marcantonio alto quasi due metri. Leonardo. Si sa che il diavolo fa le pentole ma dimentica i coperchi. Così Carlotta e Leonardo cominciano a frequentarsi.

«Andiamo alla cascata?» propone la ragazza una domenica pomeriggio.

Detto e fatto. Raggiunto il laghetto, una pozza d’acqua cristallina, sotto la cascatella, Carlotta si immerse sfidando il compagno a seguirla.

Leonardo seduto sulla riva rideva vedendola intirizzita e bagnata.

«No. Preferisco stare qui».

Incipit profetico – esercizio nro 18

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Il profeta morirà, ma non necessariamente sarà la fine…”.

El profeta morirá, pero no necesariamente será el final...”

Sono queste la parole incise sull’architrave del tempio dal tetto rosso, che gli è apparso all’improvviso uscendo in una radura della giungla. Sandro le legge e non ne capisce il senso. Prende il tablet con babilon per tradurre la frase. Si domanda quale profeta dovrà morire. Di solito finiscono male, pensa grattandosi la guancia ispida per la barba cresciuta in quei giorni. Ma a quale fine si riferisce? Del mondo? Della sua setta?

Deve indagare per comprendere meglio il senso della frase.

Sandro era partito un mese prima da Rovi, la sua città natale, diretto nel Centro America. Un viaggio a lungo desiderato che finalmente poteva realizzare. Aveva preso ferie e due mesi di permesso non retribuito. Senza dirlo a nessuno aveva comprato un biglietto di sola andata per Città del Messico. Da lì sarebbe andato verso lo Yucatan o il Chiapas o forse altrove. Non lo sapeva nemmeno lui.

Salutati gli amici e la compagna incredula, che per poco non stramazza al suolo per la sorpresa, non certo positiva, si era imbarcato alla Malpensa per il lungo viaggio verso l’ignoto.

Non conosceva una parola di spagnolo ma a dire il vero nemmeno di altre lingue. Oltre all’italiano parlava il rovese, il dialetto di Rovi. In effetti non era un campione nel conoscere la grammatica italiana. Gli strafalcioni erano il corredo più nutrito del suo esprimersi.

Giunto nella capitale messicana si era diretto verso il sud del paese ed era pervenuto dopo mille giri viziosi a Palenque. Da qui raggiungere il misterioso tempio era stato un gioco da ragazzi.

Sistemato lo zaino sulle spalle aveva varcato l’ingresso finendo in una camera dove a stento vedeva i suoi piedi.

«Bienvenido gringo. Te estaba esperando» dice una voce cavernosa, della quale non riesce ad individuare la figura.

«Non potresti parlare in italiano?» risponde Sandro, che stringe gli occhi per mettere a fuoco chi parla.

Una breve risata accompagna altre parole che lui non capisce.

«Il 12 dicembre di quest’anno io morirò ma non ci sarà la fine del mondo» profetizza la voce.