La notte di San Giovanni – parte trentaduesima

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Mi dispiace che la tua vita sia diventata un inferno. Inseguita da paparazzi e giornalisti. Non sono riuscito a bloccare la pubblicazione” ammise con dispiacere Marco, durante una telefonata con Deborah.

Non mi pare di essere una celebrità da prima pagina” ribadì la ragazza, che non ne poteva più di quell’assedio.

Le due settimane di relax si erano trasformate in un incubo mediatico. Giornali, tv, fotografi erano un’orgia alla quale stentava sottrarsi. L’unica speranza era che alla ripresa degli allenamenti le attenzioni, delle quali godeva, in maniera non voluta, fossero cessate.

Il vero bersaglio sono io” disse l’uomo. Era la pena del contrappasso per il direttore di un settimanale, che viveva proprio su queste non-notizie per la gioia di qualche migliaio di lettori e lettrici, che si beavano nel leggere le disavventure amorose di personaggi più o meno celebri.

Marco e Deborah da quando erano stati immortalati non si incontrarono più di persona. Troppe persone li rincorrevano e volevano rubare qualche attimo di intimità, che in effetti era inesistente. Si parlavano per telefono in lunghe chiacchierate. La ragazza pensò a quello che Sajana le aveva detto l’ultima volta che si erano viste ‘molte persone vorranno conoscerti e cercheranno di salire nella tua casa. Tu lasciale fuori‘ e ammise che aveva ragione.

Le compagne di squadra furono importunate in maniera analoga. Tutti ambivano di conoscere qualche dettaglio della vita privata di Deborah per pubblicare qualche pezzo a effetto. L’unica che poteva aggiungere qualcosa di più era Anna, che però rimase sul nebuloso, vendendo fumo e non dicendo nulla. Per tutto il mese di settembre squadra e giocatrici furono al centro dell’attenzione mediatica, finché i risultati sportivi fecero notizia e misero a tacere qualsiasi tipo di gossip. Il coach era furibondo, perché tutto questo trambusto minava la serenità dell’ambiente e la concentrazione delle ragazze. Una sera al termine di un duro allenamento, che lo aveva visto diventare paonazzo per richiamare le giocatrici a un maggior impegno, prese in disparte Deborah.

Cosa ti è saltato in mente di mettere in moto tutto questo casino “ l’aggredì verbalmente.

Veramente non ne posso più” replicò seccamente la ragazza. “Stavo prendendo un aperitivo col giornalista conosciuto a Rio, quando si è scatenato il diluvio”.

Dovevi evitarlo!” disse con acrimonia il coach.

Perché è vietato prendere un aperitivo con qualcuno che si conosce?” rispose risentita Deborah.

No. Ma se” cominciò l’allenatore, subito interrotto dalla ragazza.

Nessun ma. Ero in vacanza. Non lo dimentichi. Era giorno e un po’ di relax dopo la lunga tournée ci stava tutta” sbottò Deborah, raggiungendo le docce.

Il coach masticò amaro ma doveva ammettere che il ragionamento della ragazza non faceva un grinza. ‘Se il casino fosse nato da una notte folle, allora potrei chiedere provvedimenti. Ma col sole, il giorno dopo il rientro da una tournée faticosa e impegnativa, aveva tutto il diritto di sedersi a un tavolo a bersi un aperitivo con chi voleva’ si disse, raggiungendo gli spogliatoi.

É diventata famosa la EX’ fece Gaia sarcastica.

Uffa” sbottò Simone, che non amava queste stilettate pungenti. La sua ex era su tutte le pagine dei rotocalchi, dove si leggeva di tutto. Qualche giornalista più intraprendente aveva bussato alla sua porta per estorcergli qualche parola su Deborah. Però avevano battuto in ritirata, vista la grinta che ci aveva messo nel cacciarli via. Non era così determinato nemmeno, quando gioca a basket.

É strano che nel gossip mostruoso che è stato montato il tuo nome o il tuo viso non compaia mai. Mi domando il perché?” continuò la donna con tono ironico nel punzecchiarlo.

Chi vuoi che si interessi a me? É lei la regina delle prime pagine” mentì Simone con molto verismo.

Il ragazzo, fatta un breve pausa, continuò il ragionamento.

Forse pensavi che qualche giornalista o reporter TV accostasse il tuo nome al mio?” disse Simone, restituendo la facile ironia su Deborah.

Gaia lo guardò in malo modo. ‘Ma che vuole questo nano?’ si disse, mentre si staccava da lui.

Non mi va di essere polemico su una persona che appartiene al passato. Ora ci sei tu e questo mi basta” affermò con decisione per chiudere questo argomento, che era sempre stato fonte di battibecchi tra loro.

Gaia ammise con se stessa che soffriva di un complesso di inferiorità nei confronti di Deborah da quella notte famosa, quando era comparsa all’improvviso con quel malefico gatto nero. L’impressione di essere spiata, osservata era molto forte, quando stava in atteggiamenti intimi con Simone. Doveva trovare il modo di chiudere questa avventura col ragazzo, perché lo stress diventava sempre più forte e destabilizzante giorno dopo giorno. Nonostante si fosse imposta questa soluzione, la rimandava a dopo, senza riuscire a venirne a capo.

Marco stava approntando il numero speciale con Deborah in prima pagina in occasione del ‘Opening day‘ di Pescara del 13-14 ottobre. Non era mai stato un appassionato di sport, anzi aveva sempre evitato di immergersi in qualsiasi agone sportivo. Per Deborah aveva fatto un’eccezione. Si era documentato, aveva raccolto informazioni, aveva visionato tanti video di YouTube. Insomma aveva colmato quella lacuna che durava da una vita.

La popolarità raggiunta dalla ragazza e dalla sua squadra sarebbe stato un battage pubblicitario del tutto gratuito e un traino non indifferente per le vendite. Voleva farle una sorpresa in occasione del debutto nella massima serie. Avrebbe distribuito gratuitamente a tutte le signore una copia di ‘Gossip Girl‘ all’interno del PalaElettra nelle due giornate di gare.

Mentre discuteva con la giornalista, che aveva curato il reportage, e il grafico, che doveva dare il tocco definitivo al tutto, Marco ebbe un’idea. ‘Ne devo parla con Carlo’ si disse. Se andava a buon fine, gli avrebbe permesso di seguire Deborah durante il campionato. In definitiva era una specie di sponsorizzazione alla squadra, sia pure atipica, perché cercava di catturare la tifoseria a leggere la rivista. Aveva pensato di dedicare le pagine centrali della rivista alla formazione ‘Aquile Rosa‘, dove oltre alla presentazione delle giocatrici con interviste e foto e dello staff tecnico ci sarebbe stata ‘la posta del cuore‘ con le lettere e le domande dei tifosi rivolte alle loro beniamine.

Se ho il via libera, ne parlo con” fece Marco, inceppandosi sul nome del general manager delle ‘Aquile Rosa‘. “Non fa nulla, come si chiama lo scoverò di certo”.

Deborah nelle due ultime settimane, prima del debutto a Pescara, si sentiva inquieta. Non era il timore di steccare la prima a renderla ansiosa ma una sensazione che avvertiva nella mente e nel corpo. Un qualcosa che non riusciva a quantificare. Era come se fosse tornata a quei giorni di San Giovanni a Cattolica, quando viaggiava nel tempo e nello spazio, quando percepiva quello che gli altri pensavano. Di questo aspetto se ne era resa conto durante le ultime partitelle di allenamento o le amichevoli per preparare il debutto il 13 ottobre. Era in grado di leggere la partita con molto più acutezza del solito e di anticipare le intenzioni delle compagne e delle avversarie. Se da un certo punto di vista questo la favoriva, da quello psicologico la inquietava. Lei voleva essere concentrata sulla sua attività di giocatrice e non essere distratta da eventi esterni.

Un’altra spia del suo malessere era Miao, che appariva più nervoso e sfuggente del solito. Il suo rapporto col gatto era sempre ottimo ma aveva notato che soffiava più minacciosamente del solito, quando qualcuno ronzava intorno. Questo aspetto la preoccupava, e non poco, perché temeva che potesse fare danni senza che lei potesse giustificarli.

Il due di ottobre, mentre era intenta nel solito rito della candela e della lucidatura della teca, il teschio aveva brillato sinistramente, molto di più di quanto ricordava. Nei giorni successivi la luminosità era cresciuta e gli occhi parevano mobili, come ricordava di aver ascoltato in un colloquio durante quella notte magica.

Insomma pareva che dopo una relativa calma, durata circa tre mesi, qualcosa si fosse messo in moto.

Cosa?” si chiese, mentre preparava il trolley con quanto serviva per Pescara.

32° giorno di scrittura collettiva

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newwhitebear:

Eccomi col consueto appuntamento del giovedì su scrivere creativo col il mio tassello alla storia di Sofia. L’intera storia la trovate su https://scriverecollettiva.wordpress.com/2015/02/26/fino-al-32-giorno-oggi-gianpaolo/
Buona lettura

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La ragazza pensò alla sua vita, a quello che aveva fatto di recente, ai suoi comportamenti presenti e passati, insomma passò in rassegna gli oltre trent’anni che si ricordava. Lo guardò con occhio deluso, perché ragionava che la legge era sempre la legge, con tutte le sue storture e imprecisioni ma adesso doveva riflettere se tutto questo corrispondeva al vero. “Non ti angustiare troppo, Sofia, perché non comprendo il motivo per il quale tu vuoi denunciare tua madre, tuo padre agonizzante e un tale Gaetano, che sarà scappato, sentendo arrivare una Volante ma non per questo deve essere considerato un reo di una colpa che nessuno dei due conosce” disse con voce pacata Angelo, prendendola sotto braccio.

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La notte di San Giovanni – parte trentunesima

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Deborah era incerta se rispondere oppure no. Una voce interna le suggeriva di non aprire. L’abbigliamento e il monito di Sajana. Un’altra, quella della sua personalità, la stimolava in senso opposto. Una bella lotta, che la paralizzava.

Non rispose. Lasciò che il video si oscurasse. Sentì suonare lo smartphone. Era certo che era lui, che provava a mettersi in contatto. Lo lasciò squillare, finché non cessò. Rimase immobile nella semioscurità dell’ingresso. ‘Ho fatto bene oppure no?’ si disse, ritornando sui suoi passi.

Si domandò come avesse fatto a risalire al suo indirizzo. Rise. ‘Vuoi che un giornalista non abbia gli agganci giusti per avere tutte le informazioni su di me?’ si disse, mentre Miao si strusciava sulle gambe, per congratularsi per l’atteggiamento tenuto.

Decise di fare una doccia e prepararsi per uscire. Una volta in strada lo avrebbe richiamato. ‘Oppure no?’ si disse, mentre era ancora indecisa quale scelta operare nei confronti di Marco. Era nella medesima situazione di stallo, mentre in mutandine e reggiseno stava davanti all’armadio aperto. ‘Cosa mi metto?’ Sbirciò fuori. C’era ancora luce. Alla fine dopo avere preso fuori vestiti leggeri, camicette e jeans mettendoli sul letto, optò per abiti casual. Un paio di jeans di Armani, una polo Ralph Lauren gialla, che metteva in risalto l’abbronzatura dorata, appena accennata del viso, un paio di ballerine leggere.

Raggiunta piazza Duomo, osservò la Madonnina brillare al sole calante. Uno spettacolo che l’affascina da sempre. Chiamò Anna.

Ciao” disse sentendo la sua voce.

Ciao. In forma?” le chiese con tono leggermente ironico.

Sì” rispose Deborah senza raccogliere il motteggio. “Sono in piazza Duomo. E la serata si annuncia splendida. Mi raggiungi per un aperitivo?”

Anna rimase in silenzio per qualche secondo. Era in dolce compagnia e non poteva dirglielo brutalmente. A Deborah preferiva di gran lunga Roberto. Si schiarì la voce prima di rispondere.

Mi dispiace ma stasera ho ospiti” e fece una pausa. ‘Uhm! In effetti non racconto una bugia’ si disse, accennando a una risata.

Che peccato!” fece Deborah, delusa e leggermente indispettita.

Che ne dici per domani sera?” provò a lanciare come proposta Anna. Le dispiaceva per il rifiuto di stasera. Domani non aveva impegni e Roberto di sicuro non stazionava nei pressi della sua camera da letto.

A questo punto era Deborah a riflettere. Non aveva molte intenzioni di impegnarsi. Preferiva vivere alla giornata. Tuttavia non voleva tagliarsi i ponti alle spalle con una risposta negativa o troppo brusca. Era incerta su cosa dire senza sbilanciarsi troppo in senso negativo o positivo.

In linea di massima ti dico di sì. Ma ci sentiamo domani per metterci d’accordo con più precisione” rilanciò Deborah.

Okay. Allora a domani” disse Anna, che doveva resistere ai piccoli tormenti d’amore di Roberto, senza manifestarli all’amica al telefono.

A domani”.

La ragazza si diresse verso Galleria Vittorio Emanuele alla ricerca di un tavolo libero per un aperitivo solitario. Aveva mosso i primi passi, quando il telefono richiamò la sua attenzione.

Numero privato?” esclamò, non vedendo comparire il dato sullo schermo dello smartphone.

‘Chi potrebbe essere?’ si disse tra la curiosità di conoscere chi la stava chiamando e la diffidenza verso un possibile scocciatore. Alla fine la donna curiosa che albergava in lei prevalse.

Pronto” rispose con cautela.

Ciao” disse una voce non completamente ignota.

Ciao” replicò diffidente, rimanendo sulla difensiva. Non le piacevano le persone che non si annunciavano.

Non mi riconosci?” continuò quell’anonimo interlocutore.

Direi di no” fece non poco infastidita.

Deborah udì una sonora risata, che accentuò ancor di più il cattivo umore. Stava per chiudere la conversazione, quando finalmente l’enigma si sciolse.

Sono Marco” esclamò con voce allegra.

La ragazza si domandò perché aveva nascosto il numero. Un paio d’ore prima non l’aveva fatto. ‘É insistente l’uomo!’ si disse mentalmente.

Sono Marco Designori. Ti ricordi di me?” precisò con un filo d’affanno.

Ho capito chi sei e mi ricordo di te. Sei il giornalista conosciuto a Rio. Il direttore di Gossip Girl” rispose freddamente.

Alla buon’ora! Ce ne hai messo per rispondermi. É da ieri sera che provo a mettermi in contatto con te” disse l’uomo, che aveva smorzato gli entusiasmi iniziali.

Se avessi deciso di non rispondere a un numero privato?” rispose la ragazza.

Avrei riprovato. Questa volta in chiaro! Non mi hai ancora detto perché non hai risposto alle mie chiamate” disse Marco leggermente rinfrancato.

Dormivo e non mi avrebbero svegliato nemmeno le cannonate” fece, assumendo un tono di difesa. Non le andava di dovere dare spiegazioni a una persona che conosceva appena. Però cercò di trattenersi.

Beh! Le chiamate le avrai viste sullo smartphone?” replicò Marco.

Sì e no”.

Deborah udì una sonora risata e ci rimase male. ‘Ma che vuole questa persona?’ si disse, infastidita dalla piega assunta dalla conversazione.

E va bene. Ho capito” cominciò l’uomo.

Capito cosa?” lo interruppe la ragazza.

Non ami gli scocciatori e le persone troppo insistenti. Posso offrirti la cena per farmi perdonare?” disse Marco.

Deborah stette in silenzio. La proposta le giungeva inaspettata. ‘Cosa vuole da me? Pensa che cada come un frutto maturo ai suoi piedi?’ ripeté la domanda che si era posta qualche istante prima. Doveva riflettere e valutare i pro e i contro. Osservò Miao come per avere una soluzione ai suoi dubbi. Tuttavia lui era più interessato ai colombi che ai suoi problemi. ‘Quando ho bisogno di te, tu ti defili. Bell’amico che sei!’ gli rinfacciò mentalmente la ragazza.

Non sento più niente? É successo qualcosa?” le chiese premuroso.

No. Stavo riflettendo” ammise con candore e sincerità Deborah.

E la riflessione ti porta a dire di sì alla mia proposta?” insistette Marco, che cominciava a spazientirsi. ‘Se quella mocciosa pensa di fare la preziosa, ha sbagliato persona. Sono stato chiaro e senza troppi giri di parole’ pensò irritato dai silenzi e dalle parole ambigue della ragazza.

D’accordo. Dove?” chiese Deborah, tentando di infondere entusiasmo per l’invito ricevuto.

All’ultimo piano della Rinascente di Piazza Duomo” disse l’uomo, leggermente rinfrancato.

Io sono in Galleria Vittorio Emanuele a prendere un aperitivo”.

Tempo cinque minuti e sono da te. Lo prendiamo insieme”.

Va bene” rispose con tono meno battagliero.

La ragazza camminò nervosamente verso Piazza Duomo. Aveva progettato una serata ben diversa: prima Anna si era defilata, dopo era giunto l’invito di Marco.

Lo so. Anna era con un ragazzo, anche se non lo ha detto esplicitamente. Al suo posto mi sarei comportata così” si disse, calciando un foglio mosso dal vento.

Tuttavia era Marco la spina nel fianco. Lo trovava eccessivamente vecchio per lei. ‘Quanti anni di differenza? Dieci? Quindici? Non saprei! Ma sono decisamente troppi’ si disse e sorrise, perché stava correndo troppo con la fantasia. ‘Sajana ha detto che quello che avevo visto nell’acqua di San Giovanni sarebbe stato l’amore della vita. No, non ci credo. Decisamente mi sembra improbabile’ ragionò, quando sentì toccare la spalle destra.

Si volse per vedere chi si permetteva di abbordarla ed era pronta a reagire con furia.

Ciao! Sei uno schianto” disse Marco, sorridendole con affetto.

Ciao” rispose Deborah tra lo scocciato e divertito.

Da esperto posso dire che hai scelto un abbigliamento adatto alla serata!” continuò galante l’uomo.

La ragazza stava per replicare piuttosto duramente, perché non era un oggetto da carta patinata, quando un flash le abbagliò gli occhi. Rimase sorpresa e incapace di reagire, mentre udì Marco che imprecava con violenza e con un linguaggio poco in linea con la persona.

Perché?” domandò Deborah che si era ripresa dallo stupore.

La concorrenza!” bofonchiò l’uomo.

E fa le istantanee alle sconosciute?” domandò la ragazza che non aveva focalizzato esattamente cosa era successo.

Appunto! Una sconosciuta in compagnia del direttore di Gossip Girl!” esclamò nel vano tentativo di darsi un contegno. “Quell’idiota di Airoldi era in agguato per immortalarmi e poi correre a vendere le fotografie!”

Deborah non comprendeva la rabbia di Marco. “Vendere?” disse.

Sì, quello stronzo ci ricaverà almeno cinquemila euro dalla mia immagine con una bella ragazza sconosciuta” fece il direttore, mentre si guardava intorno per scoprire altri paparazzi in agguato.

La ragazza sgranò gli occhi. ‘Valgo così tanto?’ pensò. “Ma sei sicuro che sarà così?” gli chiese dubbiosa.

Certo come l’aria che respiro” le confermò scuro in volto l’uomo, che tentava con scarso successo di dominare il nervosismo crescente.

Vieni” le disse Marco, prendendola sotto braccio. “Entriamo alla Rinascente, prima che ad altri venga la voglia di inseguirci”

Deborah era restata sempre in silenzio e non oppose resistenza all’invito. ‘Mi domando se è stata geniale l’idea di accettare la proposta della cena di stasera’ si disse, mentre entrava nell’ascensore per arrivare al bar della Rinascente.

Si è consolata in fretta la nostra EX” esclamò Gaia, mentre mostrava la prima pagina di ‘Guarda‘, un settimanale in concorrenza con ‘Gossip Girl‘.

Simone la guardo e lesse la didascalia ‘Marco Designori si consola con una bella pantera bionda‘.

Ma chi è Marco Designori?” domandò il ragazzo, mentre osservava Deborah ritratta.

Non sai chi è?” rispose ridendo la donna.

No!”

Il più gran figlio di mignotta di tutta Milano!”

E va bene. Sarà un gran figlio di puttana ma ne so quanto prima” disse Simone che cominciò a sfogliare il settimanale alla ricerca dell’articolo.

É, insieme a Signorini, il direttore più temuto e osannato dai vip milanesi e nostrani. Il suo settimanale sputa veleno e fango su tutti, svelando altarini e altro ancora. Fotografie rubate all’intimità delle persone, articoli che svelano dettagli scabrosi delle personalità più in vista e sulla cresta dell’onda del panorama nazionale. Finire sulle sue pagine si rimane stritolati dal tritacarne mediatico del gossip. Ora è lui sulla graticola” concluse ridendo Gaia.

Simone guardò ancora la foto. Trovava Deborah ancor più bella di quella che ricordava.

Sono gelosa” disse la donna, strappandogli il settimanale dalle mani. “Straccio la tua ex. Pensa piuttosto a me”.

Sei diventata famosa” esclamò Anna, mentre in Galleria Vittorio Emanuele, prendevano un aperitivo.

Famosa?” fece Deborah, mostrando stupore dagli occhi.

Sì! Tutti si chiedono chi sia la bella bionda in compagnia del potente direttore di Gossip Girl. Tutti meno noi!” replicò, ridendo l’amica.

Stava per controbattere Anna, quando una pioggia di flash si abbatté sulle due ragazze.

Divento famosa anch’io!” disse divertita l’amica.

E io scateno Miao” rispose indispettita Deborah.

Miao? Chi è? É il direttore?” domandò curiosa Anna.

No! Non è lui! Però se non riusciamo a goderci l’aperitivo in santa pace, è meglio tornarcene a casa” fece la ragazza, pentita di aver parlato del gatto.

25° giorno di scrittura collettiva

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Eccomi!

Eccomi!

La madre non capiva né l’eccitazione di Sofia, né quel ghigno quasi di soddisfazione, mentre infilava le scarpe e prendeva al volo la borsa. “Cosa è successo, diamine, me lo puoi spiegare?” chiese Jessica allarmata e innervosita dal comportamento della figlia. Lei non rispose, alzando le spalle: ci sarebbe stato tempo per le spiegazioni nel taxi, che stava chiamando indispettita, perché non rispondeva nessuno.

La storia completa in evoluzione la trovate su ScrivereCollettiva.wordpress.com

 

Ecco il quarto pezzo, scritto da me, per la storia di Sofia, un racconto composto da 14 mani e sette teste.

Incubo

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In sostituzione di Nunzia, ecco il nuovo racconto di Caffè Letterario.
Buona lettura

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da flickr da flickr

Aprì gli occhi, di scatto. Non vide nulla per qualche attimo. Li spalancò nello spasmo di raccogliere quanta più luce fosse possibile. Fu tutto inutile.
Attorno a sé trovò il buio, profondo e impenetrabile, quasi palpabile. Solo un raggio luminoso e tenue filtrava da chissà dove, cadeva su un mobile, si piegava fino a terra, per poi scomparire tra le pieghe di un tappeto.

Attorno a sé rilevò il silenzio. La sensazione di essere sorda, di non percepire altri rumori che il suo respiro, le pervase la mente. Non un soffio, non un fruscio le giungevano alle orecchie. La casa pareva disabitata e nessuno veniva a confortarla. Eppure era certa che dovesse esserci qualcuno, da qualche parte. Era una sensazione che le pareva reale.
Attorno a sé si materializzò il freddo. Era un gelo penetrante, che si insinuava nelle ossa, nelle membra, nell’anima, che pervadeva tutto il corpo…

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La notte di San Giovanni – parte trentesima

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Deborah rientrò a Milano dalla tournée sudamericana, stanca e debilitata. Aveva deciso che avrebbe dormito ventiquattro ore per riprendersi. Senza mangiare né muovere un muscolo. Non disfò nemmeno il trolley. Si gettò sul letto, indossando un semplice baby doll. Si addormentò di colpo. Non sognò nulla e non sentì il telefono, che squillò più volte. Il sonno era pesante, come la fatica di aver sopportato un volo di quasi sedici ore, passando per Londra. Nemmeno una scossa di terremoto l’avrebbe svegliata.

Mentre Deborah dormiva, Miao, soddisfatto per il ritorno a casa, ne riprese possesso. Esaminò con cura ogni angolo alla ricerca delle sue tracce. Miagolò, soffiando indispettito, quando avvertì un odore differente sulla sua poltrona preferita. Qualcuno aveva osato infrangere il suo territorio. Poi si quietò, perché lo aveva riconosciuto: era quello di Alex.

Erano quasi le ventuno, quando il gatto decise di svegliare Deborah, visto che lei non ne aveva intenzione. Non poteva saltare il rito della candela. ‘Prr Prr Surf‘ fece il gatto, alitando sul viso della ragazza. Lei pareva non rispondere agli stimoli di Miao, che moltiplicò gli sforzi, finché non reagì, alzando a fatica le palpebre.

Che c’è?” disse stentando ad aprire completamente gli occhi. “É già mattina? Ma possiamo dormire ancora a lungo. Siamo a casa nostra. Non abbiamo impegni per oggi e per i prossimi giorni”.

Miaoouu” insistette, deciso a destarla.

Non ho voglia di svegliarmi!” protestò Deborah, tentando invano di mettere a fuoco chi stava stimolando il risveglio.

Miao si strofinò sul viso della ragazza, che lo riconobbe.

Che vuoi? Vuoi uscire? Hai fame?” borbottò con la voce impastata dal sonno e dalla stanchezza.

Miaoo”.

No? Allora voglio dormire” fece Deborah, tentando di mettere la testa sotto il cuscino. Avvertì le zampe di Miao, che lo raspavano con violenza.

Non hai pietà di me?” disse la ragazza, mettendosi eretta con gli occhi socchiusi.

Miaoo”.

Ho capito. Mi alzo. Mi alzo” ammise sconfitta Deborah, mettendo i piedi giù dal letto.

Con un balzo si mise davanti con la coda dritta come un fuso, come per dirle ‘Ciao, dormigliona! Non credi che sia giunto il momento di alzarti! Ti aspetta un compito!‘.

La ragazza si sfregò con violenza le palpebre per togliere quella pellicola che impediva loro di sollevarsi e che li teneva incollati per le ciglia. A tentoni cercò l’interruttore della luce. A piedi scalzi seguì il gatto. Distrattamente alzò gli occhi verso l’orologio della cucina e sobbalzò.

Accidenti! Grazie, Miao!” fece, inginocchiandosi per accarezzarlo. Di colpo aveva riacquistato lucidità e vigore. “Ero talmente stanca che stavo dimenticando l’impegno serale”.

Tutto era pronto come le sere precedenti. Ringraziò mentalmente Alex, che prima di sparire aveva predisposto tutto. Lui sapeva che Deborah sarebbe stata troppo debilitata dal viaggio e che non avrebbe avuto le forze per farlo in autonomia.

Mentalmente calcolò che aveva riposato non più di due ore da quando si era buttata sul letto. ‘Troppo poco per potermi riprendere’ si disse, scacciando i morsi della fame. Prima del ritorno a letto preparò una scodella di latte per Miao, perché lui era affamato e per nulla stanco.

Marco aveva provato più volte a chiamare Deborah senza risultati pratici. Voleva invitarla a mangiare nel ristorante all’ultimo piano della Rinascente di Piazza Duomo. Era parzialmente deluso ma sapeva che quelle sedici ore notturne erano micidiali. Lo ricordava bene il viaggio di ritorno. Scrollò il capo e si rassegnò. ‘La chiamerò domani. Sicuramente mi risponderà’ concluse, avviandosi all’uscita della redazione del giornale.

Sì, ci sono molti anni di differenza ma quella ragazza mi piace. Ha un non so che di misterioso che mi ha affascinato fin dalla prima volta che l’ho vista” si disse, infilandosi nella macchina con autista, che lo stava aspettando.

Quella sera di fine luglio era appena entrato nella sala attesa dei transiti a Francoforte, quando fu colpito da una ragazza di corporatura robusta ma tonica, tipica di una sportiva, abbandonata su una poltroncina come se fosse morta. Nessuno dei presenti apparentemente non l’avevano notata. Le passavano accanto, la sfioravano ma non gettavano uno sguardo su quella donna riversa e quasi immobile. Pareva che respirasse a fatica o in maniera impercettibile. Teneva le braccia in modo strano, come se avesse qualcosa da stringere o da proteggere. Tuttavia non c’era nulla sul suo grembo. Marco pensò che stesse dormendo, come spesso aveva visto fare in circostanze simili e si sedette su un’altra poltroncina. Stava aprendo la bozza della sua rivista per osservare come si presentava, quando con la coda dell’occhio si accorse che il petto si muoveva in maniera appena accennata. Si girò verso di lei per osservarla meglio. ‘Eppure non ha ancora cambiato posizione. Sempre lì, immobile. Che si sia sentita male?’ si disse, adocchiando un posto libero accanto alla ragazza. Era incerto se avvicinarsi oppure no. “Se riapre gli occhi e mi vede accanto a lei, cosa penserà? Che sia un vecchio sporcaccione? Se però in effetti avesse avuto un malore, cosa penserò di me? Che non ho fatto nulla e l’ho abbandonata al suo destino con indifferenza” rifletté, prima di prendere la decisione di sistemarsi vicino. Si alzò e si era appena seduto accanto a lei, quando la ragazza aprì un occhio con grande fatica. Marco notò il suo disappunto nel ritrovarsi uno sconosciuto vicino. Doveva rimanere neutro per non incorrere in quale reazione sproporzionata da parte sua.

Tutto sommato mi è andata bene. Non ha reagito in maniera isterica alla mia presenza. Anzi mi è sembrato che avesse gradito la mia persona” disse, mentre la macchina veniva inghiottita dal parcheggio sotterraneo del suo appartamento in zona San Siro.

Alex rimase sollevato, quando si ritrovò libero di muoversi senza vincoli. Mentalmente diede l’addio a Deborah, perché non aveva alcuna intenzione di tornare in quella grotta umida e buia.

Sajana si complimentò con lui per come aveva gestito il mese in casa della ragazza e gli disse che era libero di andare dove voleva.

Un’unica limitazione. Gira al largo da Deborah. Sei stato diffidato e ammonito. La prossima volta rischi di finire fuori dal nostro giro” fece la strega.

Messaggio ricevuto. Non ho alcuna intenzione di essere espulso” rispose Alex sorridente.

Deborah si svegliò a metà pomeriggio in un lago di sudore. La calura di Milano era micidiale e tutte le finestre chiuse di certo non aiutava a tenere fresca l’appartamento. Si ricordò che, entrando la sera precedente, non aveva aperto l’aria condizionata. Accese la luce e notò che Miao dormiva senza problemi in fondo al letto. Sorrise. ‘Senza di lui non so come avrei fatto a spostarmi dal Sud America a Milano’ si disse, alzandosi a fatica.

Avvertiva un certo languore. ‘Ci credo bene! Sono quasi ventiquattro ore che non mangio’ rifletté, rabbuiandosi immediatamente. Il frigo l’aveva lasciato vuoto alla sua partenza per Rio. Il freezer era stato svuotato per precauzione, ricordando il macello dell’anno precedente, quando era mancata la corrente ed era successo un macello. Tutto finito in malora e una puzza indescrivibile. Quindi avrebbe dovuto uscire per procurarsi qualcosa da mangiare. Questa prospettiva non l’entusiasmava per nulla. Guardò l’ora e scosse la testa. ‘É troppo presto per telefonare a Biopizza per pizza e birra’ si disse.

Si avviò per andare in sala. Accese l’aria condizionata e si spostò in cucina. Rimase stupita nel vedere il frigo ben rifornito. Eppure avrebbe dovuto accorgersene la sera precedente quando aveva preparato la scodella di latte per Miao. Tuttavia era troppo rintronata per capirlo. Sorrise e ringraziò Alex mentalmente. ‘Solo lui potrebbe essere stato così premuroso’ ragionò felice.

Sollevò gli occhi fino alla teca che era nello stesso posto dove l’aveva lasciata un mese prima. Non c’era un filo di polvere, mentre il teschio di cristallo pulsava quietamente. Notò anche il post-it con il suggerimento di cambiare serratura. ‘Perché?’ si chiese, non comprendendo il motivo di quell’avvertimento. Si ripromise che lunedì avrebbe provveduto al cambio, come suggeriva il messaggio. Aveva imparato a dare ascolto ai suggerimenti del teschio, anche quando questi consigli apparivano strampalati.

Si preparò un tramezzino con prosciutto crudo e insalata. Mise a tostare un paio di fette di pane nero. Si versò due dita di vino rosso. E mise a tacere lo stomaco.

Rifletté su come era cambiata la sua vita da quella fatidica sera di San Giovanni e si chiese perché la scelta era caduta su di lei. Non trovava una spiegazione razionale a tutti quegli avvenimenti. Troppi eventi inspiegabili, troppi personaggi, che parevano usciti da un romanzo di fantasy, apparivano e sfumavano in un caleidoscopio di immagini e circostanze, che si modificavano in continuazione a un semplice giro di lancette.

Era immersa in questi pensieri, quando sentì suonare il campanello di casa. Miao si materializzò all’istante, mentre Deborah si avvicinò al videocitofono.

Rimase di stucco nel vedere quella faccia.

18° giorno di scrivere collettiva

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newwhitebear:

Ecco il mio pezzo settimanale. Per leggere quello che vien prima andate su http://scrivereColletiva.wordpress.com.
Buona lettura

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Gaetano rimase inginocchiato nel campo coi pensieri che erano fuggiti via inorriditi, mentre Sofia era corsa via senza voltarsi mai indietro. Si domandò, perché aveva avuto quella malaugurata idea di incontrare Roberto, che per vent’anni aveva cancellato dal suo mondo. Doveva respingere quell’invito, era certo che sarebbe stato foriero di tempeste, e si disse, mentre si rialzava per andare a prendere il 36-nord per tornare nella sua abitazione: ‘Non ho mai amato Sofia, che ho respinto, perché non la sentivo mia, come se fosse stata un corpo estraneo, perdendo sia lei sia Jessica, mia moglie’.

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