Matteo si sentiva sempre più attratto da Micaela, che invece rimaneva restia a lanciarsi a capofitto in una relazione dai contorni incerti. Ne aveva parlato con Silvia, l’amica del cuore, senza arrivare a nessuna conclusione certa.
“Non so … c'è qualcosa che non mi convince” disse all'amica qualche sera più tardi, sedute al chiosco dei gelati.
“Cosa?” le chiese, mentre gustava un sorbetto al limone.
Il Borgo – Capitolo 24
Il viaggio fu piacevole e passò in un baleno. Adesso conosceva meglio Betta e sapeva perché aveva quel viso perennemente malinconico. I suoi genitori si erano separati quando lei aveva solo sei anni. Era stata una separazione lunga e dolorosa senza risparmio di colpi bassi, tanto che per dieci anni alla ragazza era sembrato di essere un pacco postale da recapitare ora a casa della madre ora a casa del padre.
Entrambi si erano trovati quasi subito dei nuovi compagni, persone sgradevoli e grezze, che la trattavano come se fosse un’intrusa. Anzi a sedici anni aveva dovuto difendersi da avance non proprio protocollari dal compagno della madre, che non credette minimamente al suo racconto. Provò col padre ma non ebbe un esito migliore. Allora con la scusa di tenere compagnia alla nonna si era trasferita da lei nella grande casa che col tempo sarebbe diventata sua.
Dalle finestre poteva ammirare il ciglio erboso delle mura cittadine e i tanti runner che correvano a tutte le ore del giorno sopra di esse. Quella era diventata ormai la sua casa, mentre sempre più raramente andava a trovare i genitori separati.
“Se vogliono vengono qui” disse a Giacomo. “Ma poiché non vogliono, sto anche dei mesi senza vederli. Questo non mi dispiace per nulla”.
“Nemmeno per telefono?”.
“No!”
“E loro?”
“Non gliene frega nulla di me”.
“Ho capito. Se tu non ci fossi, loro sarebbero contenti”.
Betta riprese il racconto là dove era stato interrotto. Finito il liceo, decise di andare a Ravenna per prendere la laurea in un ramo della conservazione dei beni ambientali, perché la sua ambizione era diventare una restauratrice.
“Ma ti serviva una laurea?” le domandò curioso il ragazzo, mentre l’osservava con attenzione. Adesso il viso gli pareva più disteso, meno triste e più sorridente.
“Non lo so …”.
“Allora perché l’hai presa?”
“Uscire da Ferrara, dal circolo vizioso dei miei genitori”.
“Dunque un’evasione …”.
“Più o meno. In realtà la laurea è stata una maniera per sentirmi libera e indipendente …”.
“In effetti è un modo per dimostrare le proprie capacità”.
“Male che vada, la potrò sfruttare se intendo entrare in una sovraintendenza ma sarebbe l’ultima spiaggia ..”.
“Hai le idee chiare”.
“Sì!”
“Beata te! Io invece no …”.
“Comunque tre anni fa ho terminato gli studi, poi ho preso la laurea magistrale nella conservazione e restauro …” si fermò un attimo perché osservò Giacomo che voleva interromperla. “… Lo so, lo so. Capisco le tue obiezioni. Una laurea magistrale per finire in un laboratorio di restauro?”
“Io non l’ho fatto. Ho preferito capitalizzare la laurea”.
Betta continuò senza rispondere al ragazzo.
“Sono stati cinque anni bellissimi a Ravenna, finalmente sola e senza l’assillo dei genitori. Sono cresciuta …”.
“No, io ho fatto il pendolare Ferrara Bologna. Però mi sarebbe piaciuto prendere una stanza con qualcuno ma …”.
“Sola e indipendente. Sono maturata tantissimo. Gestirmi e gestire l’appartamento senza qualcuno che dice ‘fai questo, fa quello’ …”.
“Avevi un appartamento da sola?”.
“No! Eravamo in quattro. Tre ragazze e un ragazzo …”.
“Un ragazzo?”
“Che c’è di strano? Anche lui faceva il suo turno di pulizie. Non era mica esentato …”.
“Ma non si sentiva in minoranza?”
Una risata fu la risposta.
“E perché? Non c’è la parità dei sessi?”
“Si, sì. Di solito ho visto ragazzi con ragazzi e ragazze con ragazze” rispose un po’ interdetto.
“Ma no! Era simpatico e ci faceva ridire un sacco. Ma nessuna di noi l’ha pensato come compagno. Un amico, un fratello. Niente di più!”
“Ho pensato male ma senza malizia. E poi?”
“Da un anno sono a Bologna a specializzarmi nel restauro di tele presso una bottega di restauratori. La mia aspirazione è finire all’opificio di Firenze oppure al Louvre ma è veramente dura”.
Giacomo la guardò con occhio diverso. Rifletté che aveva personalità questa ragazza, sicuramente insignificante fisicamente ma dalle idee chiare sul suo futuro.
“Capisci ora il motivo per il quale ieri ho chiesto di osservare con più attenzione le foto del tuo tablet? Semplice deformazione professionale” aggiunse ridendo.
“Cosa hai dedotto?” le domandò curioso.
Betta gettò una ciocca di capelli ribelli dietro la nuca prima di rispondere.
“Sono messi male quegli affreschi ma penso che si possano restaurare e riportare quello che rimane al vecchio splendore …”. Fece una piccola pausa prima di riprendere il discorso. “Se mi volete nella squadra come restauratrice, spero di farcela”.
Giacomo rimase in silenzio per ragionare sulla proposta, che gli pareva buona.
“Ne parlo sabato prossimo con gli altri tre del gruppo, quelli che chiamiamo soci fondatori del progetto. Se sono d’accordo, e non vedo obiezioni negative, credo che ti accoglieranno a braccia aperte. D’accordo? Ma ora prepariamoci a scendere siamo già in stazione a Bologna …”
“Conto su una risposta positiva. Sabato posso venire anch’io?” gli chiese sfrontata.
La domanda colse di sorpresa il ragazzo che tergiversò un po’ prima di rispondere.
“Io ti prenderei volentieri con me ma preferisco che anche gli altri siano d’accordo. Ti so dire qualcosa domani”.
“Ci vediamo alla 19 e 20 come ieri?” gli domandò mentre si avviava di passo svelto verso il piazzale dei bus.
“D’accordo. Però non vorrei costringerti a girovagare per Bologna a causa mia” disse Giacomo.
“Nessun problema. La città la conosco poco, perché di solito arrivo e riparto subito. Ieri sera mi è piaciuto vedere vetrine e passeggio. A stasera. Ciao” e gli diede un bacio sulle labbra prima di uscire dall’atrio.
Il ragazzo rimase perplesso, perché non si aspettava da una donna tanto ardimento: era come se lei fosse la sua fidanzata che lo comandava a bacchetta. Si riscosse e di buona lena si avviò verso piazza XX settembre. La corriera non aspettava i suoi comodi, se non si sbrigava.
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L'incontro - Capitolo 2
Matteo era distratto da un pensiero e da una visione e non riusciva a concentrarsi sul suo lavoro. Era seduto alla scrivania dell'ufficio davanti a un monitor alla ricerca del bug segnalato da un utente ma le linee del programma scorrevano senza che lui notasse dove stava il baco che bloccava l'applicativo. Percepiva frustrazione e impotenza nonostante avesse un discreta capacità nella professione che si era scelto al termine degli studi.
Il Borgo – Capitolo 23
Un volto nodoso, come se fosse stravolto da mille sofferenze, cominciò a parlare con un tono cupo e profondo.
Laura si mise eretta ad ascoltarlo, mentre la sua mente tentava di associarlo a qualcosa che aveva visto da bambina in televisione molti anni prima. Aveva circa undici o dodici anni, quando aveva assistito alla proiezione di questo film sul piccolo schermo ma adesso lo ricordava come se fosse ieri. Era una pellicola di fantasia, quasi magica che la turbò invece profondamente. Durante la notte fece un incubo che ancora adesso le era ben presente.
«Avevano sembianze strane, come se fossero alberi dove il tronco aveva occhi e bocca e i rami erano le braccia. Rimasi angosciata, perché nonostante non fossero di indole cattiva avevano messo paura alla mia mente di bambina. Mi sembrò che fossero nella mia stanza a tirarmi qualche scherzetto. Urlai più di una volta svegliando mia madre. Quel film doveva essere adatto ai ragazzi della mia età ma secondo me aveva ottenuto l’effetto opposto».
Adesso era ricomparso davanti a lei uno di quei mostri, mentre non si sentiva così tanto sicura di se stessa. Era in tensione mentre ascoltava quello che le voleva dire. L’inquietudine le avrebbe giocato un brutto scherzo, se fosse stata una bambina e non una donna ma dovette ugualmente controllare le emozioni.
“Hai paura di me?” le chiese una voce cavernosa.
“No” rispose mentendo.
“Eppure mi sembra il contrario”.
“Ma chi sei?”
“Non mi riconosci?” domandò deluso.
Il volto divenne ancora più nodoso per le rughe che increspavano il volto.
“Ho un vuoto nella testa”.
“Ti sei già dimenticata di me?”
“No”.
“Eppure sembra di sì”.
Laura aggrottò la fronte, strinse gli occhi. Quel viso spaventoso le incuteva solo angoscia, perché era associato a quel lontano ricordo. Percepì l’urgenza di recarsi in bagno sotto lo stimolo della paura ma decise di non alzarsi e di resistere.
“Ho una vaga reminiscenza da bambina ma non riesco a rammentare chi sei” gli rispose trasmettendo un senso di panico in maniera percettibile.
“Eppure sono passate poche settimane …”.
“Dimmi come ti chiami”.
“ …e già ti sei scordata di me” ammise con amarezza.
Laura cercò di associarlo a qualcosa di conosciuto senza grossi successi ma dopo le ultime parole l’immagine si dissolse e sparì.
A lei non restava che alzarsi, perché non resisteva più. Mentre si avviava verso il bagno, un lampo squarciò le tenebre nelle quali la sua mente era avvolta.
“Ah! Ora ricordo. Erano i Trolli di corteccia della Storia Infinita!” esclamò come se avesse risolto un enigma misterioso. “No, no! Non possono essere loro! Che senso avrebbe che un Trollo di corteccia sia venuto a farmi questa visita notturna?”
Tornata sotto le coperte, cominciò a riflettere chi avrebbe potuto essere quel viso ignoto.
“Che sciocca!” si disse battendosi con la mano sulla fronte. “Era il volto del Borgo che è venuto a visitarmi. Ma l’ho deluso perché l’ho trattato da sconosciuto e lui se ne è andato senza io avessi potuto ascoltare quello che mi voleva dire”.
Aveva perso una nuova occasione per sentire quello che voleva comunicarle. E subito dopo si svegliò in preda all’angoscia. Quel sogno l’aveva stremata perché l’angoscia l’aveva colta senza preavviso e non era riuscita a collegarsi mentalmente col Borgo.
“Se prima era in collera con me, ora lo è ancora di più” ammise mentre una crisi di pianto si stava avvicinando. “Ma in bagno ci sono andata veramente oppure no?” Si toccò e percepì che era più che umida bagnata, deducendo che aveva sognato anche questa uscita dalle coperte. La paura aveva fatto il suo corso.
La mattina seguente Giacomo scese dal bus nel piazzale della stazione in preda all’ansia con la speranza di rivedere la ragazza della quale ignorava il nome.
“E se non ci fosse?” si domandò con un senso di angoscia malcelata dalla fretta con la quale si avviava al treno.
Stava salendo i gradini che portavano all’atrio, quando sentì squillare il telefono. Guardò l’orologio e il display e trasalì per la sorpresa.
“Cosa sarà successo di tanto urgente e importante per chiamarmi a quest’ora?” rifletté in silenzio.
“Ciao, Laura!” disse con tono meravigliato.
“Ti ho svegliato?” gli chiese trepidante.
“No! Sono in stazione in attesa del regionale per Bologna. E’ successo qualcosa di grave? Qualche novità?”
“Avevo il bisogno di parlare con qualcuno e ho pensato a te …” proseguì come se non avesse ascoltato le parole di Giacomo, che sorrise al pensiero che fosse ancora in cima ai pensieri della ragazza.
Stava per rispondere, quando un bacio gli sfiorò la guancia e vide il viso minuto della misteriosa ragazza del giorno precedente. Con la mano le accennò un saluto, prima di prenderla sottobraccio.
“… Stanotte il Borgo si è presentato come se fosse un Trollo di corteccia e mi sono molto impressionata nel vedere il suo viso …”.
“… Un Trollo di … Che è?” domandò stupito.
“Ora non ho tempo di spiegartelo” replicò spazientita. “E’ arrabbiato con noi, perché dice che ci siamo dimenticato di lui … ma …”.
“Ma cosa ti ha detto con precisione?” chiese scuotendo la testa.
“Mi ha rimproverato perché non l’ho riconosciuto. Ma come potevo? Capisci?”
“Certo che capisco. Ha detto solo questo?” domandò di nuovo come se non avesse compreso la risposta. “Ma perché non hai compreso che era lui? Non ci avevi già parlato qualche notte fa?”
Il ragazzo udì un sospiro che non riuscì ad attribuire se fosse di sollievo e di dispiacere.
“Grazie per le tue parole di comprensione! Avevo veramente la necessità di parlare con te per sfogarmi. Ora sto meglio. Buon viaggio. Ci sentiamo stasera?”
“A stasera. Non crucciarti troppo. Vedrai che riusciremo a chiarire tutti i malintesi col Borgo. Buona giornata” le disse chiudendo la conversazione.
Finalmente poteva dedicare un po’ di attenzione alla ragazza che stava di fianco a lui sul marciapiede.
“Chi era?” gli chiese con cautela, mostrando curiosità e un filo di gelosia.
“Laura. L’amica con la quale condividiamo il progetto del recupero del Borgo”.
“I Trolli di corteccia sono personaggi fantastici di Michel Ende e della sua Storia infinita. Non l’hai mai letto?” gli domandò mentre il viso si illuminava di un bel sorriso.
“Mai letta! Ricordavo i trolls, i mitici personaggi di Tolkien ma quelli di corteccia proprio no!”
Lei cominciò a parlargliene ma lui la stoppò quasi subito. Ci sarebbe stato tempo in treno per approfondire la conoscenza di questi fantastici personaggi, perché adesso aveva urgenza di conoscerla meglio.
“Io ti ho raccontato molto di me ma tu non mi hai detto nemmeno come ti chiami” la interruppe, mentre prendevano posto sul regionale uno accanto all’altra.
“Ma tu mi hai detto il tuo nome?” replicò divertita.
“No ma neppure tu. Giacomo”.
“Elisabetta. Ma tutti mi chiamano Betta”.
Una bella risata suggellò la presentazione.
Laura aveva gli occhi ancora umidi di pianto quando udì bussare con discrezione alla porta.
“Laura, tutto bene?” le chiese la madre facendo capolino dentro nella stanza.
“Si, mamma” rispose con rassegnazione. “Ci manca solo lei per completare il quadro” rifletté con amarezza.
“Ti avevo sentito parlare concitata come se ci fosse qualcuno e poi al telefono …” aggiunse sussurrando appena le parole.
“Ma mamma …”.
“Chi era?” domandò più ardita.
“Uffa, mamma! Sempre a origliare!” replicò indispettita.
“Ma telefonare a qualcuno alle sei del mattino …”.
“E con questo? Non ho svegliato nessuno …”.
“Era per caso Giacomo?”
“Ora basta!” e cacciò la testa sotto il cuscino.
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L'incontro - Capitolo 1
Era una calda serata di fine maggio del 1999, quando Micaela scese a Padova dal locale delle 18 e 30 proveniente da Venezia. Era accaldata e sudata, mentre nelle narici conservava la sensazione di sporco e di sudore che l’aveva accompagnata per tutto il viaggio interminabile per le soste in ogni stazione. Quel treno era sempre affollato di lavoratori e studenti che tornavano a casa ed era sempre più lercio e in ritardo.
Dal diario di uno scrittore - agosto 1963
Ribloggato da Caffè Letterario:
“Il clandestino che hai a bordo e segue ogni tuo viaggio, che non vedi, ma avverti sottocoperta, si aggira come una spia per la nave, sale e scende dai boccaporti, fruga in cambusa, s'intrufola in tutte le cabine, lascia impronte ovunque. Viaggiate insieme, per mari scarlatti, per isole verdi.
Mi sono abituata alla tua occulta presenza. Narratore o poeta. Non posso fare nulla.
Il Borgo – Capitolo 22
Eva baciò con dolcezza sulle guance Laura che ricambiò.
“Dimmi tutto” esordì la ragazza.
“Come sai dal primo novembre farò uno stage di due mesi presso lo studio H3. L’altro giorno mi hanno telefonato per un incontro, che abbiamo fissato per stamattina. L’argomento era concordare e definire gli ultimi dettagli: i piani di lavoro, gli impegni, gli orari e quant’altro serve per i prossimi due mesi. Ho raccontato al gran capo del nostro progetto di recupero del Borgo. Mi ha detto che sono disponibili a darci una mano per tutte le scartoffie burocratiche. Poter contare su dei professionisti che hanno alle spalle decine di recuperi importanti è un plus incalcolabile”.
“Che bella notizia mi porti!” disse Laura tutta entusiasta. “Io ho già un certo numero di potenziali volontari. Credo che nei prossimi mesi si possa mettere a punto una scaletta di interventi che cominceremo con la bella stagione nella prossima primavera”.
Le due ragazze camminarono tra le strade del centro storico, chiacchierando di loro e dei loro progetti, finché non si imbatterono nel vecchio Ambasciatori, che adesso ospita Eataly.
“Cosa dici se ci fermiamo qui?” disse Laura indicando il bar al piano terra. “Un bicchiere di vino e qualche panino saporito non sarebbe male”.
“Buona idea. Seduti si ragiona meglio”.
Accomodatesi in un tavolo defilato, ordinarono panini sfiziosi e un calice di bianco fermo
“Raccontami tutto in dettaglio” disse Laura con la bocca piena.
“Oggi avevo l’appuntamento col gran capo di H3 per definire nei dettagli il piano di lavoro dei prossimi due mesi, chi devo affiancare e cosa si aspettano da me…” cominciò Eva.
“Non vedo l’ora anch’io” la interruppe. “Aspetto con impazienza lo stage della primavera con una testata giornalistica. L’ultimo impegno prima della tesi. Scusa se ti ho bruscamente tolto la parola ma … prego prosegui”.
“Una bella chiacchierata. Non c’è che dire. Mi sembrano molto esigenti ma cercherò di mettercela tutta. Potrebbe rappresentare un sbocco interessante per la mia futura carriera di architetto. Alla fine mi ha chiesto cosa faccio, che intenzioni ho per il mio futuro, se sono sposata e altro ancora. Un interrogatorio in piena regola al quale ho sottostato volentieri. Tutto sommato è una persona piacevole e competente. Allora ho pensato bene di introdurre nel discorso il nostro progetto e su come intendiamo gestirlo …”.
“Cosa ha detto?” chiese di nuovo Laura, anche se conosceva in parte come era andata.
“Mi ha ascoltato senza dire nulla. Ho pensato «L’argomento non gli interessa». Invece no! Ha cominciato a parlare, affermando che sarebbe stato un bel banco di prova per me, formativo e interessante. E ha aggiunto «Se non avete nulla in contrario, pensavo che il nostro studio potrebbe darvi una mano nella realizzazione. Come? Mettendo la nostra firma su tutte le scartoffie necessarie»…”
“E tu?”
“Ho accettato subito senza ragionarci su due volte! Ci mancherebbe altro! Il ferro va battuto finché è caldo! Così una stretta di mano ha siglato il patto!” concluse con un tono concitato.
Laura si alzò per abbracciarla e baciarla sulle guance.
“E’ una notizia importante! Il progetto si sta mettendo in moto! E sembra anche con buone prospettive. Spero che il Borgo smetta di tenermi il broncio”.
Eva la guardò un po’ sorpresa per l’ultima affermazione ma non disse nulla, memore della baruffa dell’ultimo incontro. Non aveva intenzione di riattizzare il fuoco che pareva sopito.
Laura le aveva dato un buon aggancio per conoscere le ultime novità su di loro senza apparire una ficcanaso.
“Non ho più sentito Giacomo dopo quel sabato. Sta bene? Hai notizie più recenti?” le chiese con un misto di curiosità e timore.
La ragazza si strinse nelle spalle prima di rispondere.
“Non saprei”.
“Capisco. Non ne vuoi parlare” disse dispiaciuta. “Con Marco avevamo pensato di invitarvi a Modena sabato prossimo ma forse non è il caso …”.
“Ma no. Possiamo vederci tutti e quattro, se Giacomo non ha impegni …”.
“Avevo capito che tra voi ci fosse rottura e quindi …”.
“Per me non c’è nessun problema se è presente. Semmai sarà Giacomo, che pare un po’ troppo ombroso …” replicò con la voce incrinata dalla malinconia.
“Chiedi tu oppure facciamo noi?” domandò cautamente.
“No, lo contatto io. E’ da quella sera che non lo sento”.
Il pomeriggio proseguì allegro, finché Eva non la salutò per far ritorno a Modena.
Laura stava rientrando a casa quando squillò il telefono.
“Ciao. Ti porto buone notizie” esordì Giacomo, saltando tutti i preamboli.
“Oggi è giornata! Dopo Eva arrivi tu” rispose allegra.
“Sento del rumore e fatico a sentirti” disse con tono sul freddo e distaccato.
“Sono sul bus che mi porta a casa. Ho appena lasciato Eva. Lo studio H3 ci fornirà la parte tecnica burocratica …”.
“H3? Chi sono?” chiese curioso.
“Ah! A forza di parlarne con Eva ho dato per scontato che lo conoscessi anche tu. E’ un studio di architetti dove farà uno stage formativo. Firmeranno progetti e richieste di autorizzazioni …”.
“Wau! Che notiziona! Volevo dirti che due ditte ci sponsorizzano con i loro prodotti. La mia azienda ci fornirà materiale elettrico, scale e altre attrezzature utili per la ricostruzione del Borgo. Una ditta di legnami di Ferrara travi e tavole in legno…”.
“Ottimo. Ora ci basterebbe trovare serramenti, attrezzature per l’edilizia e siamo a posto …”
“Oltre a noi quattro c’è un quinto componente che è disponibile a darci una mano attivamente su qualsiasi compito. E’ un collega di lavoro che abita a Imola …”.
“Se sabato sei disponibile Eva e Marco ci hanno invitati a Modena per fare il punto della situazione. Quindo possiamo discutere delle new entry”.
“Okay per sabato. Ciao”.
“Ciao”.
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